Ultimo aggiornamento  04 dicembre 2021 18:01

L’ombra dei chip su Monaco.

Edoardo Nastri ·

MONACO DI BAVIERA – Musica, luci, concept car futuristiche e anteprime mondiali. Al Salone di Monaco c’è un clima di grande fermento per il ritorno agli incontri in presenza, e ovviamente per le tante novità esposte sugli stand dei brand. Tuttavia, i sorrisi ai fotografi dei vari amministratori delegati celano più di qualche preoccupazione, e la ragione è la stessa per tutti: la crisi dei chip.

“L’auto come prodotto tecnologico dipende da questo elemento fondamentale che richiede competenze specifiche e molto tempo per essere prodotto. Oggi i chip sono necessari per qualsiasi tipo di equipaggiamento, dai comandi del sistema di emergenza all’infotainment”, racconta Luca de Meo, ceo del gruppo Renault, durante un incontro con la stampa. L’incubo non è finito: “La crisi dei chip potrebbe protrarsi ancora per tutto il 2022”.

Mercedes: "Possibili ricadute fino al 2023" 

Uno scenario ancora peggiore è dipinto dai numeri uno di Mercedes-Benz e Bmw, secondo i quali la mancanza di disponibilità dei semiconduttori potrebbe protrarsi oltre, e dare problemi fino al 2023. "Diversi fornitori di chip fanno già riferimento a problemi strutturali con la domanda. Questo andamento preoccupante potrebbe farsi sentire per tutto il 2022 e la situazione potrebbe protrarsi fino al 2023, anche se con carenze meno evidenti”, ha dichiarato Ola Källenius, amministratore delegato di Daimler.

Più ottimista è Oliver Zipse, suo omologo per il gruppo Bmw. "Mi aspetto che le difficoltà registrate nelle catene di approvvigionamento continueranno per i prossimi tempi, andando avanti ancora per almeno 6-12 mesi”, ha affermato. Dallo stand Volkswagen gli fa eco Herbert Diess, ceo del gruppo tedesco, secondo il quale la carenza dei chip continuerà certamente per i prossimi mesi se non addirittura anni, anche a causa della domanda sempre più importante. “Sarà probabilmente un collo di bottiglia per i prossimi mesi e anni a venire”.

Ne servono il 10% in più 

Il capo degli acquisti di Volkswagen Murat Aksel cerca di sollevare il morale: “Speriamo in una graduale ripresa entro la fine dell'anno", ha dichiarato durante un evento organizzato dal costruttore tedesco a margine del salone IAA. “L’industria automobilistica in tutto il mondo avrebbe bisogno di circa il 10% in più di capacità di produzione di chip, vista la crescente domanda”, ha affermato Aksel.

Le perdite per i costruttori sono in termini di volumi e produttività, e ad aggravare la situazione si aggiungono i problemi legati all'epidemia non ancora debellata. Renault e Mercedes-Benz sono stati recentemente colpiti dalla chiusura di alcuni impianti di produzione di chip in Malesia per un cluster di coronavirus. Entrambi i costruttori hanno già annunciato ricadute sulle vetture vendute. Per il gruppo francese il taglio alla produzione sarà di 200mila auto nel 2021, mentre Daimler si è al momento limitata ad attenersi ai volumi registrati nel 2020, senza alcun miglioramento rispetto al primo anno di pandemia. La tempesta non è passata.

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