Ultimo aggiornamento  24 ottobre 2021 04:39

Ford Anglia, generazione di fenomeni.

Massimo Tiberi ·

Presentata nel 1940, in un momento che non potrebbe essere più sfortunato, quando si vive il dramma della battaglia aerea d’Inghilterra agli inizi della seconda guerra mondiale, la Ford Anglia sarà però a lungo fra i modelli popolari di punta del braccio europeo del colosso statunitense. Dopo tre serie, con oltre mezzo milione di unità prodotte nel Regno Unito, è la quarta generazione a rappresentare l’apice, dal punto di vista stilistico e tecnico, approdando anche, e in quantità consistente, sui mercati continentali.

Giovane e anticonformista

Apparsa al Salone di Londra del 1959, identificata con la sigla interna 105 E, l’ultima vettura a fregiarsi del nome Anglia sorprende anzitutto per il design anticonformista della carrozzeria, compatta (3,90 metri di lunghezza), due volumi e mezzo a due porte. Richiamando in modo originale tratti di alcune auto d’Oltreoceano, la nuova utilitaria si distingue per il frontale prominente, le pinne posteriori e soprattutto per il taglio rovesciato dei montanti posteriori che comprendono un lunotto piatto. Una soluzione che ritroveremo sulla sorella maggiore Consul 315 di fascia media e ripresa anche da altre case come la Citroen per l’Ami 6 o la Mazda per la Carol.

Più convenzionale l’allestimento interno, povero nelle finiture e negli accessori ma predisposto per la guida sia a destra che a sinistra, grazie alla possibilità di scambiare la posizione tra gli strumenti e il cassettino sulla plancia. Lo spazio nell’abitacolo è discreto per quattro persone e il vano bagagli abbastanza ampio, limitato dalla ruota di scorta sistemata sulla parete di fondo.

Meccanica semplice e collaudata

A trazione posteriore, l’Anglia sul piano tecnico non azzarda: sospensioni anteriori tipo McPherson, una prerogativa Ford dal 1950 che diventerà di uso comune per tutti i costruttori, e posteriori a ponte rigido con balestre, mentre i freni sono semplicemente a tamburo e il cambio è un quattro marce con prima non sincronizzata.

Il motore quattro cilindri, aste e bilancieri totalmente in ghisa di 997 centimetri cubici da 39 cavalli, offre prestazioni modeste e consente velocità intorno ai 120 chilometri orari. Una unità però particolarmente robusta che farà da base a molte trasformazioni per l’impiego su vetture sportive, come ad esempio la Lotus Seven, e perfino in campo agonistico, comprese monoposto delle formule minori.

L'evoluzione

Nel 1961 la gamma viene arricchita con la versione wagon Estate e nel 1962 con la Super che fa salire la cilindrata a 1.198 centimetri cubici e la potenza a 53 cavalli per una velocità di oltre 130 chilometri orari. Il cambio è ora interamente sincronizzato, la qualità migliora e, all’esterno, distinguono il tetto e bande laterali con colori a contrasto.

La produzione termina nel 1967, per lasciare il posto alla Escort, con il considerevole risultato di 1 milione e 300mila unità prodotte e diffuse con successo. In particolare in Italia, dove costa 925.000 lire (1.070mila la Estate che da noi viene battezzata Quattrostagioni), l’utilitaria Ford viene accolta con grande favore e, all’inizio degli anni Sessanta è la straniera più venduta, con un sorpasso sul Maggiolino Volkswagen, e protagonista della crescita che diventerà costante dei prodotti esteri sul nostro mercato.

A rafforzarne la presenza, nel 1965 si affianca l’Anglia Torino, prodotta nella città piemontese dalla OSI (Officine Stampaggi Industriali) su disegno più classico di Giovanni Michelotti ma senza modifiche meccaniche: verrà scelta da circa 10mila clienti.

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