Ultimo aggiornamento  02 dicembre 2022 01:08

Perché la crisi dei chip resta un’incognita.

Redazione ·

La mancanza di chip negli approvvigionamenti dell’industria dell’auto sta producendo fermi produttivi sempre più estesi a livello mondiale. Il gruppo Stellantis è stato l’ultimo in ordine di tempo a comunicare che ci sarà uno stop in alcuni stabilimenti di Francia, Germania e Italia, tra cui quello di Sevel sud dove il gruppo costruisce veicoli commerciali leggeri.

Quanto costa

E’ una crisi di cui non si intravede la fine e che nell’auto colpisce duramente: secondo uno studio recente degli analisti di AlixPartners, al 31 dicembre di quest'anno non verranno prodotti per questo motivo fino a 3,9 milioni di veicoli per una perdita di fatturato pari a 110 miliardi di dollari. Il ceo di Stellantis Carlos Tavares ha ammonito che la crisi potrebbe protrarsi al 2022, mentre il ceo di Intel Pat Gelsinger è stato più pessimista, parlando di almeno “uno o due anni” perché la situazione possa tornare alla normalità.

Le cause

La mancanza di chip, diventati elementi chiave nell’auto moderna e ancora di più nell’auto elettrica (fino a 1.400 in un’auto oggi, secondo AlixPartners), è arrivata improvvisamente all’inizio dell’anno a causa degli effetti del Covid: da una parte nel 2020 è stata fermata per periodi prolungati la produzione di chip in impianti per lo più dislocati in Asia (il 75%, dice Gelsinger), dall’altra la richiesta di questi componenti a livello globale ha fatto boom nell’elettronica di consumo con l’aumento dello smart working.

L'industria lavora sul just in time

L’auto, abituata ormai a lavorare sul just in time, sta pagando il prezzo più alto. Secondo Ryan Reith, dirigente di IDC, una delle più grandi società di ricerche al mondo, il mercato degli smartphone ha infatti reagito meglio alla crisi avendo fatto scorte di chip su una previsione di crescita del settore. Mentre per Harald Kroeger, membro del consiglio di amministrazione di Bosch, sarebbe utile che le scorte venissero fatte in tempi più lunghi e non con ordini a due settimane (come evidentemente ha funzionato fino ad adesso), proprio per prevenire crisi di questo tipo.

Tra ordini e consegne

Ma se il just in time nell’auto non si può mettere in discussione, il risultato è che l’auto è costretta a fermarsi a macchia di leopardo, con problemi crescenti per clienti e mercato: oggi diversi concessionari confessano che non sanno quando potranno consegnare effettivamente le auto ordinate, mentre chi quest’estate ha dovuto noleggiare una vettura ha visto in molti casi un forte aumento dei prezzi legato anche alla penuria di autovetture che le società non hanno potuto immatricolare.

Ti potrebbe interessare