Ultimo aggiornamento  15 ottobre 2021 22:05

L'Alfa Romeo fa 90.

Massimo Tiberi ·

All’inizio degli anni Ottanta l’Alfa Romeo sta vivendo la stagione difficile che precede il passaggio da azienda pubblica al Gruppo Fiat. Nella gamma inferiore, si assiste al debutto della 33, sviluppo del progetto Alfasud, mentre la più economica Arna, frutto di un accordo con la giapponese Nissan, sarà un flop commerciale. Per quanto riguarda le categorie superiori, l’ammiraglia Alfa 6 non ha decollato e si sente ormai fortemente il bisogno di sostituire sia la Giulietta che l’Alfetta. Entrambe dall’impostazione tecnica simile e raffinata, ma sempre meno competitive rispetto a concorrenti, soprattutto Audi e Bmw, che stanno conquistando ampie fasce di una clientela che bada alle prestazioni ma cerca qualcosa di più in fatto di comfort e allestimenti.

D’altra parte, la capacità d’investire della casa è ridotta e per mettere in campo nuovi modelli bisogna comunque fare perno su quanto già disponibile, esercitando una creatività che comunque permette di affrontare la transizione senza traumi eccessivi.

Così nel 1984 viene presentata al Salone di Torino l’Alfa 90, erede dell’Alfetta della quale conserva lo schema di base e le componenti dinamiche fondamentali, cercando di alzare i toni negli ambiti dove le rivali sono in vantaggio e guardare alla fascia alta del suo segmento di mercato. Per il disegno della carrozzeria, che conferma la formula classica della berlina tre volumi quattro porte lunga 4,40 metri, viene coinvolta la Bertone con un esito comunque non certo significativo dal punto di vista dell’originalità. Non ci si discosta molto dal modello che va a sostituire e prevale la sobrietà di linee squadrate attenuate lateralmente da una sottile scanalatura che percorre l’intera fiancata. Preziosismo lo spoiler anteriore, sotto il paraurti, con piccoli ammortizzatori a gas che ne consentono il movimento verso il basso, sopra gli 80 chilometri orari, per favorire l’aerodinamica.

Attenzione alla qualità

All’interno, che mantiene misure di abitabilità simili a quelle dell’Alfetta, si nota la maggiore attenzione alla qualità costruttiva, ai materiali, alle dotazioni e ai dettagli. Anche qui qualche ricercatezza, come la strumentazione digitale della versione di vertice Quadrifoglio Oro, il maniglione del freno a mano e le luci di cortesia sull’imperiale lungo il padiglione assieme ai tasti di comandi secondari. Vera chicca, una valigetta rigida, estraibile dal sottoplancia, realizzata appositamente dalla Valextra.

Ancora conferme sul fronte tecnico, dove ritroviamo il collaudato e indiscutibilmente valido schema transaxle a trazione posteriore e cambio a cinque marce in blocco con il differenziale al retrotreno, garanzia di equilibrio dei pesi e stabilità su strada. D’impronta sportiva le sospensioni, anteriori indipendenti a bracci trasversali e barre di torsione, posteriori con ponte tipo De Dion e parallelogramma di Watt. I freni a disco sono servoassistiti e il servosterzo è optional, di serie sulla variante top.

Motori per tutti

La gamma motori comprende il meglio della scuderia Alfa Romeo dell’epoca: i già ben noti quattro cilindri bialbero 1.800, 2.000 e 2.000 ad iniezione, cui si aggiungono il 2.400 turbodiesel e il V6 2.500. Le potenze vanno da 110 a 156 cavalli per prestazioni sempre elevate: dai 175 chilometri orari di velocità per il modello a gasolio agli oltre 200 per la Quadrifoglio Oro. Ma gli alfisti non perdonano la scelta di rapporti del cambio “lunghi”, con quinta cosiddetta di “riposo” e punta massima raggiungibile in quarta: l’attenzione ai consumi non convince chi è abituato ad associare il marchio del Biscione all’imprescindibile temperamento sportivo. La casa corre ai ripari con una sei cilindri due litri da 132 cavalli nel 1985 e, dal 1986, con l’aggiornata gamma Super che torna ai rapporti “corti”, per un miglioramento anche della ripresa dai bassi regimi. E’ inoltre l’occasione per un lieve restyling e per l’offerta dell’ABS, mai prima su un’Alfa Romeo.

La 90 conclude prematuramente la carriera nel 1987 dopo circa 56mila unità prodotte, lasciando spazio alla sorella minore 75 apparsa nel 1985, e verrà sostituita dalla 164 a trazione anteriore che apre il nuovo corso nell’ambito del gruppo Fiat.

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