Ultimo aggiornamento  28 novembre 2021 19:20

Paradosso Giappone: ora ha troppe colonnine.

Paolo Borgognone ·

Il Giappone, che il primo ministro Yoshihide Suga ha promesso di far diventare carbon neutral entro il 2050, è alle prese con un paradosso che coinvolge il settore mobilità e in particolare la transizione elettrica: ha troppe colonnine.
A partire dall'anno fiscale 2012, grazie all’offerta di sussidi pubblici messi a disposizione dal governo per un ammontare complessivo oltre 900 milioni di dollari per la costruzione di stazioni di ricarica e come stimolo per l'adozione dei veicoli elettrici, i punti di rifornimento di elettroni nel Paese si sono moltiplicati.
Tuttavia - per una serie di motivi, legati alla contrazione del mercato e alle difficoltà prima per il Covid-19 e quindi alla carenza di chip - le auto a batteria in Giappone rappresentano ancora soltanto l’1% del circolante.

Col risultato che ora il paese ha centinaia di poli di ricarica obsoleti che non vengono utilizzati, mentre altri sono stati messi fuori servizio del tutto. Gli esperti del settore, infatti, affermano che le colonnine hanno una “vita media” di otto anni dopo i quali diventano superate.

Numeri in discesa

Il numero di stazioni di ricarica in Giappone è sceso a circa 29.200 nei 12 mesi terminati a marzo 2021, da più di 30.300 dell'anno precedente, secondo Zenrin Co. È il primo calo dal 2010, quando l'editore di mappe ha iniziato a raccogliere dati.
"Il prossimo anno o il successivo ci sarà un ulteriore picco di spese per la sostituzione delle stazioni di ricarica”, ha detto Tsuyoshi Ito, manager della divisione di pianificazione presso e-Mobility Power, una joint venture tra Tepco e Chubu Electric. “In futuro - ha detto ancora - sarà fondamentale posizionare i caricabatterie in punti convenienti per gli utenti e garantire che non “scadano” tutti in una volta per sostenere la crescita della mobilità elettrica”.
Il Giappone progetta di aumentare il numero di stazioni di ricarica a livello nazionale a 150mila entro il 2030 con almeno 1.000 unità superveloci in più lungo le autostrade.

Akio Toyoda, presidente della Japan Automobile Manufacturers Association, l’associazione dei costruttori, ha avvertito che attenersi semplicemente ai numeri può diventare problematico: ”Voglio evitare di fare dell'installazione l'obiettivo", ha detto il capo del costruttore auto più importante del Paese lo scorso giugno. "Se il numero è l'unico target, allora le unità saranno installate ovunque sembri fattibile, con conseguenti bassi tassi di utilizzo e, in definitiva, bassi livelli di convenienza".

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