Ultimo aggiornamento  24 ottobre 2021 05:19

Didi, per ora niente Europa.

Colin Frisell ·

LONDRA - L’arrivo in Europa di Didi, la piattaforma cinese di ride hailing – servizio di taxi privati gestiti via app – che aveva lanciato il guanto di sfida a Uber anche per i mercati del Vecchio Continente, Italia compresa, subisce una drastica battuta d’arresto.

La decisione, riportata per prima dalla stampa nel Regno Unito dove Didi aveva aperto un proprio “hub”, sarebbe legata alle preoccupazioni – sollevate da più parti – circa la gestione da parte dell’azienda cinese dei dati dei propri passeggeri.

A seguito di questa situazione, l’espansione in Europa sarà rinviata “di almeno un anno” e alcuni posti di lavoro, soprattutto in Gran Bretagna, potrebbero andare perduti.

Un portavoce dell’azienda cinese ha parlato dell’intenzione di “continuare comunque a esplorare anche nuovi mercati”. Didi ha recentemente portato i propri servizi in nuovi territori, come il Sud Africa, l’Equador e il Kazakhistan e contava di penetrare inizialmente, oltre che nel Regno Unito, anche in Francia e Germania per poi allargare la propria sfera di influenza ai Paesi mediterranei, Italia e Spagna su tutti. Confermato per ora l’impegno in Russia e anche la compartecipazione alla società di ride hailing estone “Bolt Technology”.

Problemi domestici

La decisione di rinunciare – almeno per ora – allo sbarco in Europa sarebbe legata, ai dubbi sollevati dalle autorità di Pechino che hanno aperto un’inchiesta sulla gestione dei dati dei clienti della società. Intervento che aveva allertato anche l'opinione pubblica britannica, tanto che sull'influente quotidiano londinese “The Times” era già apparso un articolo nel quale si chiedeva una attenta revisione delle procedure messe in atto da Didi per proteggere le informazioni sensibili sulla clientela.

Inoltre, secondo gli analisti di Bloomberg Intelligence, Didi deve fare fronte anche ai problemi che la nuova normativa cinese sui profitti delle società di ride hailing le sta creando in patria. Pechino, infatti, ha imposto un giro di vite fiscale e sulle tariffe e questo potrebbe addirittura dimezzare gli introiti di aziende come Didi nella madrepatria. Un simile ridimensionamento mette evidentemente a rischio gli investimenti necessari per entrare su mercati già altamente competitivi e con un’offerta diversificata come l’Australia e, appunto, l’Europa dove la concorrenza è molto forte. 

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