Ultimo aggiornamento  24 ottobre 2021 15:06

Saab Sonett, barchetta nordica.

Massimo Tiberi ·

Lanciata nel 1955, la Saab 93 è il secondo modello della Svenska Aktiebogalet, nata come industria aeronautica e approdata alle quattro ruote nel dopoguerra. La vocazione anche sportiva, da subito manifestata con affermazioni soprattutto in campo rallistico delle vetture di serie leggermente modificate, porta a sperimentare un modello derivato dalla nuova berlina da destinare più specificamente alle competizioni, e in particolare alla pista. Debutta così al Salone di Stoccolma del 1956 la Sonett, una spider “barchetta” indubbiamente originale rispetto alla concorrenza dell'epoca.

Sotto i 600 chili

Compatta e dai tratti aggressivi, firmati da Sixten Sason, la carrozzeria in fibra di vetro è montata su un telaio in alluminio per contenere i pesi entro i 600 chili. Lo schema tecnico è quello della 93 a trazione anteriore, con sospensioni anteriori a quadrilateri, posteriori a ponte rigido e freni a tamburo. Il motore è il tre cilindri Saab di 750 centimetri cubici, testata in lega leggera e dal raro per un auto ciclo a due tempi, accoppiato ad un cambio a tre rapporti dal comando al volante.

La potenza è di 57,5 cavalli, non eccezionale ma comunque sufficiente a fornire prestazioni di rilievo grazie alle linee aerodinamiche e alla leggerezza della struttura. Nonostante buoni risultati in gara, la spider svedese sarà penalizzata dai mutamenti nelle regole sportive e ne verranno prodotte appena sei in un paio d’anni.

Le vittorie della berlina 96, apparsa nel 1960, coronate dal successo nel 1962 e nel 1963 al Rally di Montecarlo con il fuoriclasse Erik Carlsson, spingeranno la casa a mettere in campo nel 1966 la Sonett II. Questa volta si tratta di una coupé, che vuole inserirsi nel mercato delle piccole granturismo, guardando sia all’Europa che agli Stati Uniti, dove il marchio sta conquistato estimatori sempre più numerosi.

Ridotta all'essenziale

Lo stile di Bjorn Karlstrom trova riferimenti in altri modelli sportivi dell’epoca, con frontale allungato, coda tronca e lunotto avvolgente, mentre all’interno troviamo due semplici sedili a guscio, allestimenti essenziali, bel volante a tre razze e strumentazione completa ad elementi circolari. Manca un portellone posteriore e l’accesso al vano bagagli è scomodo.

L’uso del materiale plastico e la formula meccanica di base non mutano, ma ora la cilindrata è salita a 850 centimetri cubici e i cavalli sono 60, il cambio è a quattro marce sincronizzate e l’impianto frenante monta dischi anteriori. Sempre ridotto il peso, 658 chili, e si possono raggiungere i 170 chilometri orari accelerando da 0 a 100 in poco più di 12 secondi.

Nuovo motore

Si tratta comunque di un modello di transizione, perché le normative americane sulle emissioni inquinanti penalizzano la scelta del due tempi e costringono la Saab ad intervenire per non precludersi il mercato più importante della Sonett II.

Dopo circa 260 esemplari costruiti, il motore viene infatti sostituito dal V4 di 1.500 centimetri cubici della Ford Taunus, adottato anche dalla berlina 96. Un quattro cilindri quattro tempi interamente in ghisa da 65 cavalli, affidabile ma non certo famoso per il temperamento, che quindi non porta migliori prestazioni. Maggiore però l’attenzione alla sicurezza, con l’arrivo di roll-bar, cinture e poggiatesta.

Terzo capitolo

Ancora 1.600 unità prodotte e il testimone passa nel 1970 alla Sonett III, cresciuta nelle dimensioni (lunghezza di 3,90 metri) e profondamente aggiornata nella carrozzeria, grazie a Sergio Coggiola e Gunnar Sjogren: fari anteriori a scomparsa, voluminosi paraurti e lunotto apribile per l’accesso al bagagliaio. La leva del cambio viene finalmente spostata al pavimento e fra gli accessori si aggiunge il condizionatore d’aria. Dal 1971 viene adottato il Ford di 1.700 centimetri cubici, con unico vantaggio nei valori di coppia e nell’elasticità di marcia.

La terza generazione, con oltre 8.000 unità fino al 1974, sarà la più apprezzata delle Sonett, vettura d’altra parte sempre di nicchia e mai in vero e proprio confronto con rivali come le spider britanniche MG e Triumph o la Volkswagen Karmann Ghia. In Italia, una fugace apparizione a prezzi esagerati: 2.390mila lire la V4, cifra superiore perfino a quella di una GT Alfa Romeo.

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