Ultimo aggiornamento  27 ottobre 2021 21:46

Maggiolino, quelle eredi mai nate.

Edoardo Nastri ·

Non è mai facile essere l’erede di un modello di successo. Ma quando si parla di veri e propri miti dell’automobilismo, allora la faccenda si complica ulteriormente. E il Maggiolino di Volkswagen può essere considerato a pieno titolo un pezzo di storia su quattro ruote.

Nel corso della sua vita iniziata nel 1938 è stato di tutto: da auto della rinascita economica tedesca nel dopoguerra a simbolo della controcultura, fino a diventare un modello da collezione. Già nel 1952 era venduto in oltre 46 paesi, e in totale ne sono stati prodotti più di 21,5 milioni di esemplari.

Impossibile sostituirlo, oggi come allora. Furono infatti oltre 70 i tentativi di realizzare un potenziale successore, a partire dagli anni '50 (bisognerà aspettare fino al 1974 con la Golf, che rivoluzionerà l'intero modo della Casa di concepire le auto). Noi abbiamo selezionati alcuni fra i tanti progetti scartati che meritano di essere approfonditi.

EA 48 (1955)

L’idea alla base della EA 48 era quella di trovare nuovi clienti verso la parte più bassa del mercato, offrendo un modello di segmento inferiore rispetto al Maggiolino per dimensioni e prezzo. Una sorta di citycar ante litteram. Ecco allora la EA 48, modello completamente indipendente (non condivideva alcuna componente con il Maggiolino), a scocca portante e trazione anteriore: un’auto moderna a tutti gli effetti.

Il motore era un piccolo boxer da 700 centimetri cubici - raffreddato ad aria e posizionato anteriormente – capace di 18 cavalli di potenza per una velocità massima di 95 chilometri orari. Il design del frontale riprendeva per i fanali tondi e le linee morbide quello della Porsche 356.

EA 97 (1960)

Cinque anni dopo la EA 48, ecco la EA 97, coupé a tre volumi definiti da linee nette. Un progetto talmente vicino alla produzione che il “no” venne detto mentre i lavoratori stavano costruendo le nuove linee e circa 200 esemplari stavano già effettuando i test su strada.

Lo sviluppo della EA 97 era iniziato nel 1957 e prevedeva uno schema propulsivo con motore da 1,1 litri e un posizionamento sovrapponibile a quello del Maggiolino. La vettura infatti non ricevette mai l’ok definitivo, ma godette di una seconda vita in Brasile dove dal 1969 venne utilizzata come base per il modello Brasilia prodotto localmente da Volkswagen fino al 1982.

EA 142 (1966) ed EA 266 (1969)

Due anni prima del debutto della Maggiolino Type 4 (1968), i progettisti tornarono sull’idea di sostituire il mitico modello con una coupé. L’obiettivo era creare una famiglia di modelli con una gamma completa di architetture, tra cui una station wagon, una berlina a tre volumi e, appunto, la coupé EA 142. Il motore era lo stesso 1.7 boxer utilizzato dalla Maggiolino Type 4, ma la EA 142 non convinse mai fino in fondo e il modello venne accantonato per la EA 266, prototipo molto più innovativo del 1969.

La EA 266 ha avuto nobili origini vista l’assistenza allo sviluppo di Porsche e, in particolare, di Ferdinand Piëch, nipote di Ferdinand Porsche e dal 1993 al 2015 numero uno in varie posizioni del gruppo Volkswagen. L’idea era quella di creare una berlina a due volumi con motore centrale e portellone posteriore.

Il powertrain era composto da un 1.6 quattro cilindri posizionato nella parte bassa della vettura e con cambio posteriore. Una soluzione che permise di sfruttare bene lo spazio interno, anche se questo non bastò a far scattare l'ok della dirigenza Volkswagen.

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