Ultimo aggiornamento  21 ottobre 2021 01:28

Il pick up rosso di Stephen King.

Paolo Borgognone ·

C’è un pick up rosso che campeggia sulla copertina di “Billy Summers”, l’ennesimo (sono oltre 60) romanzo del re dell’horror e del thriller Stephen King, in uscita il 3 agosto negli Stati Uniti e fra poco anche da noi. Il libro racconta la storia dell’omonimo protagonista, ex cecchino in Iraq e ora assassino a pagamento. Ma non pensiate a un killer da strapazzo, Billy è un professionista, uno che si cala in un personaggio ogni volta che deve portare a termine un “compito”. E, in questa occasione, decide di essere uno scrittore.

E il pick up? Non avendo avuto ancora la possibilità di leggere il libro non sappiamo che funzione abbia all’interno del tessuto narrativo. Ci limitiamo a osservare che non è certo la prima volta che un mezzo a quattro ruote fa bella mostra su una copertina di un romanzo dell’autore del Maine, o è protagonista della storia stessa.

Veicoli da paura

L’automobile più famosa di tutte, è ovviamente “Christine”, la Plymouth Fury del 1958 rosso fiammante, tanto affascinante quanto spietata come solo le vere bellezze sanno essere, cha dà il titolo al romanzo del 1983; animata dallo spirito di un precedente proprietario e capace – oltre che di uccidere senza rimorsi – di “parlare” attraverso i classici del rock and roll che, apparentemente senza ragione, trasmette dalla sua radio. Che si accende da sola.

Quando qualcuno ha chiesto a King perché proprio una Fury la risposta è stata: ”perché è un’auto dimenticata”. Ma indimenticabile. E cattiva quanto la Buick protagonista del più recente (2002) “Buick 8” – una Roadmaster – parcheggiata da chissà quanto tempo in una periferica stazione di polizia e capace di “mangiare” chi incautamente le si avvicini. Qualcosa di simile succede anche in “Mile 81” dove ci troviamo a fare i conti con una non meglio identificata – ma molto affamata – station wagon.

Già nei primi romanzi dello scrittore - che compirà 74 anni il prossimo settembre - vetture e camion sono protagonisti, spesso con funzioni opposte. Nel 1981, nel terrificante “Cujo”, una Ford Pinto, era l’unica possibilità di salvezza per la protagonista, aggredita da un "innocuo" San Bernardo trasformatosi in una macchina per uccidere. Di segno totalmente diverso il racconto “Camion”, nella raccolta “ A volte ritornano” pubblicata nel 1987, dove i mezzi pesanti, Mack e Reos (nella versione cinematografica “Maximum Overdrive” a guidare la banda è invece un Western Star) si ribellano contro gli umani.

Non cattiva per sua volontà, ma affidata alle mani di un guidatore con non tutte le rotelle a posto, la Mercedes SL protagonista della cruenta scena iniziale di “Mister Mercedes” del 2014 che ha dato il via a una trilogia di libri terrificanti.

Quanti cambiamenti

Curiosamente la SL – una volta che la storia è stata trasposta, in questo caso per la TV – cambia, chissà perché diventa una Classe S. Anche in altre storie, passando da libro al piccolo o grande schermo, sono state utilizzate vetture differenti rispetto all’originale. In “Misery non deve morire” il protagonista guida una Chevrolet Camaro che, nel film diventa una Ford Mustang. Stessa sorte per la International Scout su cui alcuni dei personaggio del racconto “The Mist” cercano la fuga e che sullo schermo diventa una Toyota Land Cruiser.

Un riferimento?

Tornando all’attesissimo nuovo romanzo di King, gli immancabili studiosi dell’opera dello scrittore pensano di aver trovato un altro aggancio “automobilistico”. Bill Summers era infatti il nome di uno dei proprietari (col fratello Bob) del “Goldenrod”, una vettura sperimentale – ancora oggi visibile al Museo Henry Ford di Dearborn – che detenne per oltre 40 anni il record di velocità sul miglio per un mezzo a trazione meccanica. Il 12 novembre 1965 il “Goldenrod” raggiunse la velocità massima di 658,6 chilometri orari. Chissà se bastano per scappare dai demoni.

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