Ultimo aggiornamento  07 febbraio 2023 02:22

Fernando Alonso, 40 anni da matador.

Valerio Antonini ·

Ennesimo traguardo per Fernando Alonso, che spegne oggi 40 candeline. Il pilota asturiano fa parte di quella rara schiera di campioni che nascono e vivono per le corse, passano gran parte della loro vita con addosso il brivido della gara, si nutrono dell'adrenalina della velocità e arrivano a non poterne più fare a meno. Piloti totali, dipendenti dalla competizione, che non potranno mai realmente appendere il casco al chiodo.

Per festeggiare degnamente il campione di Oviedo ripercorriamo la sua carriera, dagli esordi in F1 su Minardi al grande ritorno di quest’anno nel “Circus”, dopo due stagioni di sfide e successi in giro per il mondo: un percorso costellato da emozioni contrastanti, decisioni difficili e sofferte, trionfi, sfortuna, e colpi di scena da sceneggiatura cinematografica.

Riflettori accesi

Poco propenso a dare risalto alla vita privata, Alonso ha acceso i riflettori su di sé sia per l’innato talento in pista - dove da sempre è lucido e glaciale - sia per il forte temperamento che lo porta a incidere (soprattutto positivamente) nelle dinamiche interne della sua scuderia. Il carattere deciso e risoluto, al punto da sembrare spesso arrogante, è degno di una star assoluta del cinema, ed è stato uno dei segreti del suo successo.

Ha sempre preteso il massimo da sé stesso e dai suoi team, e non ha mai accettato di fare da semplice comprimario. “Nel primo anno che venne a correre da noi si dimostrò subito un potenziale campione sia in qualifica che in gara, non voleva fare la terza o seconda guida”, ha detto di lui Giancarlo Minardi, fondatore dell’omonima scuderia, che lo ha lanciato ai massimi livelli. “Sin dalle prove libere sapeva già come impostare il weekend per ottenere il massimo dalla monoposto, che controllava con una padronanza vista in pochissimi piloti. L’ho ceduto alla Renault con la promessa che avrebbe fatto il titolare”.

L'intuizione di Briatore

In realtà non fu subito così perché nel 2002 iniziò alla scuderia francese come riserva di Jarno Trulli e Jenson Button, lavorando come tester. Ci pensò Flavio Briatore, però, a far crescere il suo pupillo (da cui percepiva il 20% dello stipendio annuale) assecondando l'ossessiva necessità di avere un team che gravitasse interamente intorno a lui. La scelta di renderlo prima guida pagò con due titoli mondiali piloti consecutivi (gli unici centrati da Alonso, nel 2005 e 2006). Poi, nel 2007, la breve parentesi in McLaren, con la stessa ambizione: non essere secondo a nessuno.

La rabbia di Ron Dennis

Il rapporto di Alonso con la scuderia di Woking fu conflittuale sin da subito, per via della presenza ingombrante del suo compagno di squadra Lewis Hamilton. Due prime guide (o prime donne, come disse qualcuno) dal carattere difficile e poco incline a compromessi: come quando, durante le qualifiche in Ungheria, Alonso rimase fermo ai box bloccando il suo compagno di squadra, e facendo infuriare il boss Ron Dennis.

L'allora addetto alla comunicazione del team Matt Bishop ha successivamente rivelato ulteriori dettagli sull'episodio: “Sapevamo tutti che Ron era un maniaco di ordine e pulizia. Per esempio mangiava sempre la frutta a pezzi in un piatto, con coltello e forchetta, così da non rischiare di sporcarsi. Fernando si presentò alla conferenza stampa post-qualifiche con una pesca succosa e iniziò a mangiarla fino a imbrattarsi la barba. Il suo intento era quello di far salire il sangue al cervello a Dennis. Fernando è un grande pilota, ma è anche un astuto comunicatore che sa esattamente cosa deve fare per scatenare una reazione emotiva nelle persone”.

Alonso voleva essere competitivo e messo in condizioni di vincere. Le incomprensioni dentro il team degenerarono e per non creare ulteriori tensioni interne, la McLaren decise di puntare dritto sul giovanissimo Hamilton, che li avrebbe ripagati col titolo mondiale del 2008.

L'arrivo in rosso

Così per Alonso si spalancarono le porte della Ferrari, ancora alla ricerca di un vero erede di Michael Schumacher. Il tanto atteso titolo iridato con le "rosse" non è mai arrivato, più per cattiva sorte che per demeriti (sfiorò il mondiale nel 2012 e 2013, arrivando a giocarselo fino all'ultimo giro dell'ultima gara). Dopo la vittoria finale con la scuderia di Maranello (l'undicesima) - siglata clamorosamente in casa, nel Gp di Spagna del 2013 - non sono più arrivati altri successi in Formula 1 per Alonso. Quell’impresa è rimasta però nella memoria di molti perché ottenuta dopo un dominio assoluto davanti a 95mila spettatori festanti.

Il ritorno alla McLaren

Il ritorno alla McLaren nel 2015 è un capitolo da dimenticare, che lascia lo spagnolo nei bassifondi della classifica (solo 11 punti e 17esimo posto nella classifica iridata), tanto da spingerlo a lasciare la Formula 1 nel 2018 con alle spalle 1800 punti conquistati e 32 vittorie. Con tanta frustrazione, spesso espressa a chiare lettere in coloriti team radio col suo muretto box.

Sia chiaro, però: quello non è stato un ritiro dalle corse - la parola “arrendersi” non fa parte del vocabolario di Alonso - ma un nuovo inizio, spinto dal desiderio spasmodico di rimanere protagonista fino alla fine. Una voglia innata di fare nuove esperienze e di spingersi oltre la propria "comfort zone", che condivide col suo grande amico e quasi coetaneo, Valentino Rossi.

Il sogno della "Triple Crown"

La sfida più difficile fuori dalla Formula 1 per Alonso è stata la partecipazione alla Dakar 2020: durante la decima tappa del rally raid, la sua Toyota Hilux GR si è addirittura ribaltata, costringendolo ad arrivare fino al traguardo con il parabrezza in frantumi.

Ma l'ambizione che ha spinto lo spagnolo a rimettersi di nuovo in gioco è stata la conquista della “Triple Crown”, riconoscimento non ufficiale assegnato ai piloti capaci di vincere il Gran Premio di Monaco (o il Mondiale di F1), la 24 Ore di Le Mans e la 500 miglia di Indianapolis. L’unico a riuscirci è stato finora l’inglese Graham Hill, soprannominato “Mr. Monaco” per le 5 vittorie al Principato.

Alonso è già salito due volte sul gradino più alto del podio sia sullo stradale di Monte Carlo che al Circuit de la Sarthe, dove si corre la competizione di durata, oltre ai due già citati titoli iridati in bacheca. Quello che manca sarebbe la gara sulla lunga distanza più celebre degli Stati Uniti: una sfida che ha tentato diverse volte, con risultati però sempre deludenti. Nel frattempo, il pilota iberico non è certo rimasto a digiuno nelle corse a stelle e strisce, vincendo la 24 Ore di Daytona nel 2019.

Ancora protagonista

Rimettersi in gioco ogni anno è diventato il vero credo di Fernando Alonso. Così Il 2021 è iniziato con l’atteso ritorno in Formula 1 grazie alla scuderia francese Alpine (l'arrivo di Alonso è stato fortemente voluto dal nuovo ceo di Renault Luca de Meo). Dopo un avvio di stagione difficoltoso, l'asturiano è stato capace di risollevarsi, inanellando cinque piazzamenti a punti consecutivi, dal sesto posto al GP dell’Azerbaijan di giugno, fino alla settima piazza conquistata a Silverstone nell'ultimo weekend. Proprio nel tempio britannico della velocità, Alonso ha dato spettacolo con una serie di sorprendenti giri veloci durante le Qualifiche Sprint del sabato, nuova formula di assegnazione dei posti in griglia con una sorta di gara breve.

Le critiche di inizio stagione non sembrano aver pesato sul suo morale. Al contrario, lo hanno spronato a fare meglio: "Quando mi hanno dato del vecchio o descritto come un pilota finito è stata una benedizione per me. Sapevo che sarebbe stata solo una questione di tempo. Sono contento di essere tornato a competere per la zona punti dopo un periodo di adattamento", ha detto nei giorni scorsi in un’intervista a una tv spagnola.

L’obiettivo non può che essere, ovviamente, tornare a vincere dopo 8 anni. “Sono all’altezza di Hamilton e punto a conquistare il titolo nel 2022”, aveva dichiarato a inizio stagione alla BBC, con la spavalderia che lo contraddistingue. Il capitolo finale del suo romanzo è ancora tutto da scrivere, con un (triplo) sogno nel cassetto e il mito Hill da raggiungere. E allora, auguriamo a Fernando un "feliz cumpleaños".

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