Ultimo aggiornamento  08 dicembre 2021 04:30

Triumph TR4, oltre la tradizione.

Massimo Tiberi ·

Iniziata nel 1953 con la TR2, e proseguita con l’evoluzione TR3, la carriera delle Triumph Roadster segna una svolta nel 1961 con il lancio della TR4. Nonostante l’ancora alto gradimento da parte di una clientela affezionata alla tradizione, i tratti anteguerra e le scarse doti funzionali, di abitabilità e di comfort delle prime serie sono ormai limiti da superare per battersi con la concorrenza nazionale (leggi MG) e straniera (leggi Alfa Romeo).

Per il nuovo modello, la scelta guarda dunque soprattutto all’aspetto della carrozzeria e agli allestimenti, con l’obiettivo di rendere la vettura più competitiva senza però rivoluzionare la meccanica e conservando il telaio di base. Fondamentale, in questo senso, il coinvolgimento di Giovanni Michelotti, il designer italiano già in stretti rapporti con la casa britannica (sua la Herald) per una collaborazione che si consoliderà sempre più nel tempo.

Più moderna

La TR4, presentata sessant’anni fa, abbandona così le forme tondeggianti, i parafanghi e i fari “esterni”, le portiere svasate, oltre alle coperture precarie e difficili da montare. Le linee sono ora profilate per una lunghezza inferiore ai 4 metri, con accenno di pinne nella parte posteriore e il frontale è caratterizzato dai fari inseriti nella griglia ma sormontati da una insolita tegolatura, mentre su un lato il cofano è bombato per dare spazio ai carburatori.

Nell’abitacolo i miglioramenti sono consistenti e, se i due sedili sono gli stessi della TR3, i vetri laterali sono finalmente normali dal comando a manovella, le finiture più curate, l’uso della capote è decisamente più semplice e ora non manca un vano bagagli degno di questo nome. Classici la completa strumentazione Smiths ad elementi circolari e il volante a tre razze formate da sottili barrette metalliche.

Ridefinire l'immagine del marchio

Un insieme elegante e originale per un’auto dalla indiscutibile personalità sportiva che testimonia l’impegno dello stilista torinese a ridefinire l’immagine del marchio Triumph, confermato da prodotti successivi come le spider Spitfire e Stag o le berline 2000 e Dolomite. Fra gli accessori, naturalmente le ruote a raggi ma anche un non convenzionale hard-top, battezzato Surrey Top, con lunotto rigido e tettuccio asportabile in alluminio, simile e in anticipo rispetto a quello che troveremo anni dopo sulla Porsche Targa.

Di derivazione TR3 il non giovanissimo motore 4 cilindri, portato però a 2,1 litri, da 100 cavalli e accoppiato a un cambio a quattro marce ora interamente sincronizzato, optional l’overdrive sui tre rapporti superiori. Le sospensioni posteriori sono convenzionali con balestre e i freni anteriori a disco senza servocomando. La velocità massima è di 175 chilometri orari, non eccezionale in rapporto alla cilindrata, ma la roadster Triumph può vantare buone doti di ripresa e, con poche modifiche, si comporta bene nelle competizioni.

Diffusione limitata

In Italia la diffusione è limitata in parte dal prezzo: 2 milioni e 250mila lire, pari a quello della Giulietta Spider Veloce Alfa Romeo e più alto rispetto alla Fiat 1500 S Cabriolet  con motore Osca, entrambe di cilindrata inferiore ma dalle prestazioni più brillanti.

Evoluzione importante nel 1965 con l’arrivo della TR4/A IRS, sigla per Independent Rear Suspension, migliorata nella guidabilità e nel comfort. La potenza sale a 104 cavalli per sfiorare i 180 chilometri orari, la plancia viene rivestita in legno e, all’esterno, soltanto cambiamenti di dettaglio.

Gli sviluppi

Nel 1967 lo sviluppo ulteriore porta alla TR5, senza modifiche estetiche di rilievo ma equipaggiata con un sei cilindri in linea 2.500 ad iniezione da 150 cavalli per 195 chilometri orari, un salto di classe limitato nel tempo ad appena un anno. Parallelamente, per il mercato americano viene allestita la variante siglata 250, a carburatori e potenza precipitata a 104 cavalli.

Complessivamente sono circa 80mila le TR4/5 prodotte e l’erede TR6 costruita fino al 1976, carrozzata dalla tedesca Karmann e migliorata negli allestimenti, mantiene la meccanica e ancora molti dei tratti dovuti a Michelotti perdendo qualcosa in originalità. L’ultima delle Triumph Roadster è la TR7/8, disegnata da William Towns completamente diversa e proposta inizialmente come coupé e poi spider dal 1979, moderna con la sua linea a cuneo e i fari retrattili ma dal fascino indiscutibilmente minore.

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