Ultimo aggiornamento  27 ottobre 2021 05:29

Rimac: Bugatti come Patek Philippe.

Paolo Odinzov ·

Guidare una Bugatti sarà un po’ come portare al polso un Patek Philippe: a dirlo Mate Rimac, fondatore della omonima Casa automobilistica Croata, cui il Gruppo Volkswagen ha ceduto ultimamente il controllo del marchio di auto francese, tramite una quota del 55% in una joint venture creata appositamente con Porsche.

Il futuro ruolo nel mercato

Secondo il manager 33enne di origini bosniache, che a breve dovrebbe (il condizionale in questo caso è d’obbligo non essendoci annunci ufficiali) subentrare alla guida della Bugatti al posto di Stephan Winkelmann in carica dal 2018, paragonare le auto di Molsheim ai famosi orologi svizzeri è la cosa più azzeccata per chiarirne il ruolo futuro nel mercato.

“Con quasi 200 anni alle spalle, Patek Philippe è uno dei marchi di orologi più redditizi della storia. Ci sono liste d'attesa per la possibilità di possedere uno dei suoi segnatempo meccanici”, dice, ribadendo che una vettura della Bugatti sarà come un orologio analogico Patek Philippe: un lusso e uno status symbol in un mondo sempre più digitalizzato.

Lo stop del Gruppo Volkswagen

Una dichiarazione, quest’ultima, che potrebbe far pensare alla volontà di Bugatti di continuare a realizzare supercar tutte benzina e cavalli, spinte oggi niente meno che da un motore termico a 16 cilindri.

Qualcosa, tuttavia, dovrà necessariamente cambiare: la riorganizzazione del marchio è infatti una prova lampante che nella sua forma attuale non può avere un ruolo nei piani del Gruppo Volkswagen, che tramite Porsche, la quale a sua volta detiene il 24% di Rimac, ha ancora una partecipazione del 45% in Bugatti.

Questo anche alla luce della decisione dei vertici di Wolfsburg di voler interrompere dal 2035 le vendite in Europa di veicoli a combustione e della nuova massiccia strategia di elettrificazione del colosso tedesco, intenzionato a contare già nel 2030 la metà dei veicoli immatricolati con propulsioni a batteria e zero emissioni.

Diventerà sempre più difficile, inoltre, giustificare agli occhi di molti clienti, che si aspettano sostenibilità in tutti i segmenti del lusso, supercar comprese, un’auto come la Bugatti Chiron, con un motore a combustione che svuota il serbatoio in circa 12 minuti alla massima velocità, e che consuma più di 30 litri di carburante per fare 100 chilometri nella guida in città.

Garantire la sopravvivenza a lungo termine dell'azienda

Per adesso non sono stati ancora diffusi i piani in merito alla futura gamma Bugatti (sappiamo solo che la prima elettrica della Casa arriverà entro il 2030, e che prima di allora potrebbero vedere la luce anche modelli ibridi). In una recente videoconferenza, alla quale non hanno però partecipato i vertici attuali del marchio, lo stesso Rimac ha precisato che l’obiettivo è quello di “garantire la sopravvivenza a lungo termine dell'azienda, renderla indipendente finanziariamente, redditizia e avere un ritorno sull'investimento, concentrandosi sull'efficienza”.

Le incognite, dunque, sono molte. Quello che è certo, è che Bugatti abbandonerà in un modo o nell'altro i suoi assetati motori imboccando una via sempre più verde. Cosa sicuramente giusta in un’epoca dove anche  Patek Philippe ha, ebbene si, una linea di orologi al quarzo

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