Ultimo aggiornamento  21 gennaio 2022 05:53

Quando la Ferrari dominò in terra inglese.

Valerio Antonini ·

Il Gran Premio di Silverstone (18 luglio) si avvicina, con alle spalle la fresca vittoria nella finale europea di Wembley della Nazionale azzurra contro la squadra di casa. Per quanto possa essere di buon auspicio, ripetere l'impresa sul piano motoristico sembra decisamente più difficile, con i team italiani - Ferrari in primis - che faticano a tenere il passo della Mercedes di Lewis Hamilton e delle Red Bull.

Ma la memoria corre a esattamente 60 anni fa: per la precisione, al 15 luglio 1961, quando una storica tripletta Ferrari ruppe - per un breve periodo - il dominio inglese nel Gran Premio di casa, a ricordarci che in Formula 1, come nel calcio, non bisogna mai dare nulla troppo per scontato. 

Storica tripletta  

Non fu a Silverstone ma presso un altro circuito, quello di Aintree, che le monoposto del Cavallino diedero al mondo intero una lezione di velocità rimasta negli annali della Formula 1. Nel Gran Premio di Gran Bretagna del 15 luglio del 1961, le Ferrari conquistarono una fantastica tripletta: il compianto pilota tedesco Wolfgang von Trips (che morì proprio durante quella stagione in un incidente a Monza), tagliò il traguardo davanti al futuro campione del mondo Phil Hill e al compagno di squadra Richie Ginther (cresciuto a Granada Hills, la stessa cittadina californiana di Hill).   

Dominio british per vent'anni

Fu un lampo tricolore in un albo altrimenti dominato dalla Union Jack (nei due anni precedenti la vittoria era andata alle Cooper-Climax). Per non subire mai più un’onta da prime pagine dei tabloid, da quell’edizione del Gp i team britannici cominciarono a inanellare vittorie in casa per quasi vent’anni, principalmente con il nuovo team Brabham e con le leggere monoposto di Lotus.

Per ritornare a festeggiare in Inghilterra i tifosi del Cavallino Rampante dovranno aspettare il 1978, con la vittoria dell’argentino Carlos Reutemann (deceduto lo scorso 7 luglio), pilota che Enzo Ferrari definì “tormentato e tormentoso” perché alternava gare perfette a errori madornali. Ma sulla carta il dominio british era stato interrotto già due anni prima, nel 1976, quando Niki Lauda su Ferrari venne dichiarato vincitore a Brands Hatch, ma solo dopo la squalifica dell'acerrimo rivale James Hunt.   

Una monoposto rivoluzionaria

La rossa che trionfò a Aintree nel 1961 fu la Ferrari 156 F1, considerata la prima monoposto di Maranello (dopo un paio di prototipi) a motore posteriore, e quindi la vettura che ha trasportato la scuderia nell'era moderna del motorsport. Fu l’ingegnere pistoiese Carlo Chiti a convincere Enzo Ferrari della bontà del progetto, passo obbligato per adeguarsi ai cambiamenti regolamentari introdotti nel 1961 in Formula 1.

Da quell'anno divennero infatti obbligatori propulsori aspirati con una cilindrata massima di 1.500 centimetri cubici. Chiti perfezionò il 6 cilindri a "V" della precedente monoposto Dino 156 F2 aumentandone la potenza di almeno 5 cavalli. Il propulsore risultò così più leggero e prestazionale: 190 cavalli a 9.500 giri. I team inglesi - anche se già sperimentavano da almeno un decennio propulsori del genere - non riuscirono subito ad adattarsi ai nuovi regolamenti, e la Ferrari sfruttò l’occasione per vincere facilmente sia il titolo piloti che quello costruttori. 

La vittoria in terra inglese

Vincere una qualsiasi competizione sportiva in terra inglese da “ospite” resta un’impresa memorabile e ardua, anche se nell’automobilismo i nostri colori si sono sempre fatti rispettare.  Al Gp di Gran Bretagna la Ferrari ha infatti ottenuto ben 17 vittorie, mentre l'Alfa Romeo con Nino Farina si aggiudicò il primo Gran Premio di Formula 1 della storia, svoltosi nel 1950 proprio sul circuito di Silverstone.

L'anno successivo sul tracciato inglese arriverà anche la prima vittoria in assoluto della Scuderia Ferrari, con alla guida l’argentino José Froilan Gonzalez. Insomma, la Gran Bretagna ha sempre regalato ai team italiani grandi gioie e altrettanto grandi delusioni.

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