Ultimo aggiornamento  24 ottobre 2021 08:16

Acea: "Il ban dell'endotermico non è razionale".

Angelo Berchicci ·

Non si sono fatte attendere le reazioni al ban dei motori endotermici dal 2035 proposto dalla Commissione Europea (preceduto da una riduzione del 55% nelle emissioni di Co2 dal 2030). La prima a esprimersi è stata l’Acea, l’associazione europea dei costruttori, che ha in parte criticato i provvedimenti messi a punto da Bruxelles.

Necessario impegno da parte di tutti

“Tutti i membri dell’associazione supportano l’obiettivo della neutralità climatica nel 2050 e stanno investendo miliardi di euro in soluzioni sostenibili. Tuttavia, mettere al bando una singola tecnologia non è una strada razionale per raggiungere questa conquista” si legge nel comunicato diffuso dall’Acea.

“La proposta per un taglio ancora più significativo delle emissioni entro il 2030 richiede un’ulteriore enorme crescita della domanda di auto elettriche in breve tempo. Senza un impegno incrementato da parte di tutti gli stakeholders, compresi i governi nazionali, l’obiettivo proposto è semplicemente irrealizzabile” ha dichiarato Oliver Zipse, ceo di Bmw e presidente dell’Acea.

Obiettivi vincolanti

“Tutte le opzioni – inclusi motori endotermici altamente efficienti, powertain ibridi, elettrici e a idrogeno – devono giocare il loro ruolo nella transizione verso la neutralità climatica. Questo è vero in particolare se vogliamo ridurre le emissioni di Co2 dall’intero parco circolante, e non solo dalle nuove immatricolazioni” aggiunge l’Acea.

Opinioni favorevoli, invece, per quanto riguarda la proposta di un meccanismo che obblighi gli stati a rispettare determinati obiettivi nello sviluppare la rete di ricarica elettrica. “Obiettivi tanto ambiziosi richiedono un impegno vincolante da parte di tutti gli attori coinvolti. La Commissione ha chiarito che il Green Deal può avere successo solo istituendo degli obiettivi intermedi inderogabili nel percorso verso la creazione di una rete di ricarica adeguata” ha concluso Zipse.

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