Ultimo aggiornamento  29 novembre 2022 08:50

Europa, i costruttori per la “giusta transizione”.

Paolo Borgognone ·

Mercoledì 14 luglio la Commissione europea presenterà il pacchetto “Fit for 55” che servirà a definire il quadro normativo per l’attuazione del “Green Deal” del Vecchio Continente. In questa occasione Acea, l’associazione dei costruttori auto - insieme con sindacati, organizzazioni dei lavoratori e di difesa dell’ambiente - ha scritto una lettera aperta al vice presidente della Commissione Frans Timmermans sottolineando le aspettative e le necessità di un settore che appresenta più del 6% dell'occupazione europea complessiva e l'8,5% dei posti di lavoro nel settore manifatturiero europeo.

Nel testo si legge: “Come industria, sindacati, datori di lavoro e organizzazioni ambientali, sosteniamo l'obiettivo della neutralità climatica entro il 2050 e la necessità di una maggiore ambizione nel 2030 per raggiungerlo. Siamo anche d'accordo con la sua spesso citata dichiarazione che "ci sarà una transizione giusta o nessuna transizione”.

Oltre a una maggiore ambizione sul clima, vogliamo vedere la trasformazione industriale e l'innovazione in Europa, piuttosto che la deindustrializzazione e lo sconvolgimento sociale. Questo richiede un quadro politico che fornisca una giusta transizione per tutte le industrie coinvolte dal “Green Deal” e da “Fit for 55”. Il quadro deve sostenere l'anticipazione e la gestione del cambiamento, comprese competenze e formazione, ed essere affiancato da un forte dialogo sociale”.

Difesa dell'occupazione

La sfida, secondo Acea è nella capacità di aiutare il cambiamento ma senza sacrificare l’occupazione. Questo può avvenire solo attraverso l’adozione di precisi strumenti di sostegno all’aggiornamento professionale.  “Uno studio recente - si legge nel testo - ha concluso che la trasformazione nel solo segmento delle autovetture richiede l'aggiornamento e la riqualificazione di 2,4 milioni di persone.

La European Battery Alliance sostiene che per le ambizioni di e-mobility dell’Unione servono 800mila lavoratori qualificati. Mentre nuovi posti di lavoro saranno creati nell'ecosistema dell'elettromobilità, nella produzione di batterie e nelle infrastrutture di ricarica, non sarà agevole garantire un interscambio con quelle parti del business che invece andranno in sofferenza, in quanto i luoghi di produzione e le competenze necessarie sono diverse”. Serve, quindi, un “un sostegno politico regionale” garantito.

Sempre secondo Acea e gli altri che hanno sottoscritto il messaggio, quella a cui stiano assistendo è “una rivoluzione industriale di proporzioni storiche. I lavoratori che dipendono dall'industria automobilistica in Europa affrontano attualmente cambiamenti rapidi. La decarbonizzazione sta intensificando il rinnovamento economico nel settore con una ristrutturazione guidata anche dalle conseguenze della crisi per il Covid 19, dalla digitalizzazione e come risultato di più ampi sviluppi del commercio e del mercato.”

Le proposte

La lunga lettera si conclude con le proposte delle organizzazioni firmatarie, che richiamano con forza alla necessità di vedere l’impiego di risorse adeguate alle sfide del prossimo futuro, a un sostegno politico che faciliti anche lo scambio di informazioni e a una pianificazione della transizione che non prescinda dal dialogo sociale.

“L'inattività comporta grandi rischi per l'Europa. Dato il numero di posti di lavoro in gioco e la portata della trasformazione in corso, lo sconvolgimento sociale dovuto a una transizione mal gestita potrebbe minare gravemente la capacità di successo del Green Deal europeo”.

Secondo i costruttori, infine, “ il mondo sta guardando come l’Unione implementa le sue ambizioni climatiche. Incoraggiamo la Commissione a presentare con urgenza un quadro di transizione giusta per l'ecosistema automobilistico e la mobilità in generale, al quale siamo pronti a contribuire attivamente”.

 

 

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