Ultimo aggiornamento  20 settembre 2021 17:31

Il (mezzo) secolo di Elon Musk.

Paolo Borgognone ·

C’è chi a 50 anni rallenta, si volta indietro e cerca di capire da dove sia partito, a che punto sia arrivato e dove vuole andare. Una pausa di riflessione che di sicuro non vedremo da parte di Elon Reeve Musk, di Pretoria - Sudafrica - ma cittadino del mondo (ha passaporto americano e canadese oltre che sudafricano), che proprio oggi compie 50 anni.

Il fondatore di Tesla, il marchio automobilistico più “cool” che ci sia, che fin da piccolo raccontava a tutti di quando le auto avrebbero funzionato a energia elettrica senza scarichi e rumore, per principio guarda avanti. E non si pone confini, neanche quelli del cielo.

La sua storia

Le sue avventure professionali – su cui prima o poi verrà fatto un film, sbizzarritevi a pensare a chi vorreste come protagonista, ammesso che non voglia farlo lui stesso – iniziano a metà anni ’90 quando col fratello minore Kimball apre una società di software web, la Zip2. Da lì è un fiorire di idee geniali, tra cui il sistema di pagamento online PayPal, e la Space X per portare l’uomo su Marte e oltre (ma con razzi riciclabili come bottiglie di plastica).

E poi Neuralink che sviluppa “interfacce neurali impiantabili” (qualunque cosa significhi) e la Boring Company che vuole bucare il mondo in lungo e in largo per far correre tutti in elettrico, non più sulla superficie ma sotto. E se pensate che sia un sogno, appena potete prendete un aereo e andate a vedere il mondo sotterraneo appena inaugurato a Las Vegas.

Quattro ruote nel futuro

E poi c’è Tesla. Un’idea pionieristica, quella di costruire solo vetture elettriche, che all’inizio in pochi prendono sul serio. Invece, le auto non solo nascono – le prime Roadster vanno a ruba in 30 paesi diversi – ma si moltiplicano. Sono veloci, bellissime da vedere, tecnologicamente una spanna sopra le altre e puntano direttamente verso la guida autonoma che, stando alle promesse, è così vicina che quasi la si può toccare.

La Model S, il primo suv a batteria Model X, e poi ancora la Model 3, quella dell’”inferno produttivo”, quando i conti sono talmente in rosso da rischiare di far fermare tutto da un momento all’altro, tanto che il boss in persona “dorme in fabbrica”, come dirà lui stesso. Poi la “Y”, il “Cybertruck - perché non sei americano se non hai un pick up - e la nuova “roadster”, veloce come i razzi che vanno nello spazio (e lei in orbita ci va davvero, lanciata da un vettore di Space X).

Senza tralasciare i supercharger, l’autopilot, gli accumulatori di nuova concezione, le gigafactory in tutto il mondo, dalla Cina all’Europa, e tutto quello che ruota intorno al marchio auto più innovativo che ci sia.

Tesla regina di Borsa

Quasi incredibilmente – e contro il parere di molti scettici -  non solo Musk e Tesla hanno avuto successo quando nessuno ci credeva, ma si scopre che sono anni luce avanti a tutti. I primi a crederci sono quelli in borsa, dove il costruttore si quota nel 2010.

Nel giro di poco il valore finanziario della società si moltiplica, e il titolo vola crescendo più di mille volte in un anno, rendendo la società californiana - relativamente piccola - più importante sul piano finanziario dei colossi di Detroit Ford e General Motors messi insieme.

E lui, che furbescamaente ha rinunciato allo stipendio e vive di dividendi, scala la classifica dei paperoni del mondo e - per un breve periodo - si issa fino al primo posto. Ma anche secondo o terzo non è che si stia male.

Fa tutto Elon

Questa "rivoluzione gentile" avviene sotto lo stretto controllo della personalità, un poco fuori registro e spesso imprevedibile, di Musk. Capace di far perdere alla sua azienda milioni di dollari con un tweet in cui fissa un prezzo per uscire dalla borsa (d’altronde con 57 milioni di followers sulla piattaforma, ogni “cinguettio” fa rumore), gesto che gli è costato la presidenza, almeno temporaneamente, della sua stessa società.

Ma anche di ritrovarsi a condurre una puntata dello spettacolo satirico più cattivo della tv americana, il “Saturday Night Live Show”, dove parla onestamente della sua malattia, la sindrome di Asperger, non una cosa con cui si scherzi. O di farsi immortalare mentre disserta di droghe leggere nascosto dietro una cortina di “fumo” sospetto. E in grado di far schizzare in alto e poi precipitare le quotazioni delle monete virtuali con un semplice clic del suo computer perennemente online.

All’alba dei suoi 50 anni, il futuro parla della definitiva apertura della fabbrica tedesca, primo mattone per costruire “casa Musk” in Europa, e avviare la produzione del suv Model Y anche nel Vecchio continente. Poi la Tesla da 25mila dollari, quella sì (quasi) alla portata di tutti con batterie pressoché inesauribili. E chissà quali e quante altre diavolerie - su ruote o meno - che girano già nella sua testa.

Intanto il prossimo appuntamento è per il 23 settembre quando il neo 50enne Musk sbarcherà – solo per la seconda volta – in Italia e a Torino parteciperà alla Italian Tech Week, dialogando con John Elkann di innovazione e futuro. Cioè di quello che conosce meglio. Auguri Mister Elon.

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