Ultimo aggiornamento  04 dicembre 2021 09:24

Imparato: "Alfa Romeo riparte dalle radici".

Edoardo Nastri ·

ARESE (Milano) – Nel giorno dei festeggiamenti per i 111 anni di Alfa Romeo, Jean-Philippe Imparato, ceo del marchio del gruppo Stellantis da gennaio scorso, celebra il passato e pensa al futuro. “Questo luogo è un tempio pieno di storia e opere d’arte, saranno le nostre radici per il domani”, dice Imparato dal palco del Museo Alfa Romeo di Arese, luogo simbolo del brand con una collezione di più di 70 vetture esposte e altre 200 nascoste nei garage.

L'occasione è stata perfetta per consegnare ai clienti i primi esemplari delle Giulia GTA e GTAm, le più estreme delle attuali Alfa Romeo e, secondo Imparato, simbolo di “perfezione tecnica e rinascita”. “In molti aspettavamo questo momento, ma sfide ancora più importanti ci attendono per il futuro”, racconta il manager francese a margine della presentazione, mentre le GTA sfrecciano sul “pistino” di Arese, un tempo circuito di collaudo delle auto che uscivano dallo storico stabilimento in provincia di Milano.

In autunno il piano fino al 2026

“Per costruire il futuro di Alfa Romeo sono partito dalla storia: ho in mente un piano decennale di investimenti e nuovi modelli. In autunno sveleremo le prime tappe di questo viaggio per conoscere cosa ci attende fino al 2026. Esploreremo il mondo dell’elettrificazione, dall’ibrido all’elettrico puro”, continua Imparato.

“Il nostro primo modello elettrificato sarà la Tonale, la presenteremo in Italia sabato 4 giugno 2022 e segnerà la traccia per tutti i modelli che verranno. Abbiamo scelto di concentrarci sull'elettrificazione, ecco spiegato il motivo del ritardo. Impossibile pensare di stare sul mercato oggi e di avere un futuro senza questo elemento così importante".

"Mesonero matto per Alfa Romeo"

Quando gli si chiede un commento sulla scelta di Audi di diventare entro il 2026 un brand solo elettrico Imparato non sembra affatto stupito: “Sono diversi i marchi premium che hanno scelto questa strada ed è una direzione che nel lungo periodo va valutata”.

Un tema fondamentale per l’Alfa di domani sarà il design: “Ripartiamo con la nomina di Alejandro Mesonero-Romanos, un talento del design. Personalmente ho trovato molto interessante l’operazione fatta da Mesonero con il marchio Cupra, posso solo immaginare cosa potrà fare in Alfa Romeo, un brand per cui va letteralmente matto. Mesonero lavorerà presso il centro stile di Torino con un team storico e appassionato, ma, come ho fatto io, la sua esperienza in Alfa partirà tra poco dal museo di Arese. Bisogna conoscere a fondo le proprie radici per lavorare in modo efficace sul domani”, ci racconta Imparato.

"Il marchio si gestisce dall'Italia"

Dopo elettrificazione e design, il terzo pilastro dell’Alfa secondo Imparato è l’identità italiana del marchio. “La maggior parte dei modelli sarà prodotta, ingegnerizzata e disegnata in Italia. Avremmo potuto gestire questo marchio anche da Parigi, ma con Carlos Tavares - ceo di Stellantis - abbiamo deciso di non farlo, sarebbe stato inadeguato. Per questo io stesso proprio in questi giorni mi sto trasferendo a Torino per seguire da vicino tutti i progetti e lavorare fianco a fianco con i diversi team”.

L’italianità del marchio passa anche dai nomi dei modelli futuri: “In questi mesi ho letto di tutto. Ciò che è sicuro è che sceglieremo nomi fortemente legati all’italianità, potremmo utilizzare anche numeri, l’importante è che siano riconoscibili in tutto il mondo. Alfa Romeo è il marchio premium globale del gruppo Stellantis con un futuro sempre più forte in Europa, Nord America, Cina e Asia”.

"Formula 1 laboratorio per l'elettrificazione"

Infine, per il capitolo Formula 1, Imparato riconosce gli alti investimenti necessari per prendere parte al campionato, ma non intende abbandonarla: “E’ un grande laboratorio di tecnologie per l’elettrificazione, ma per ora il ritorno anche in termini di immagine c’è: in Stellantis non esistono investimenti a perdere”.

Il ceo assicura che i motori per il rilancio di Alfa Romeo si stanno scaldando, ma bisogna fare presto perché la débâcle di questo brand al momento pare inarrestabile: nei primi cinque mesi dell’anno in Europa il costruttore ha consegnato appena 10.968 nuove unità e, se si escludono Abarth e Maserati, è il marchio del gruppo Stellantis che vende meno auto nel Vecchio continente. “Nessun timore, siamo pronti a rinascere grazie alla disponibilità di fondi, investimenti, persone e grandi idee”.

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