Ultimo aggiornamento  17 settembre 2021 12:27

Cingolani: l'elettrico sfida per il pianeta.

Marina Fanara ·

"Con l'ok della Commissione europea al nostro Piano nazionale rilancio e resilienza, ci attende una rivoluzione epocale che peraltro riguarda tutto il mondo: finora lo sviluppo è avvenuto a spese dell'ambiente, utilizzando energia da fonti fossili con effetti devastanti e irreversibili. Ora è arrivato il momento di sposare un modello di sviluppo non più a spese, ma per il pianeta".

Così ha esordito Roberto Cingolani, ministro per la Transizione ecologica, intervistato durante il meeting online organizzato da Motus-e e Rcs Academy per parlare di " Mobilità Elettrica per un Futuro Sostenibile".

Progresso irrinunciabile 

"La sfida - ha continuato il ministro - è complessa per almeno due motivi. Innanzitutto non partiamo da una base uniforme in tutto il mondo, ci sono paesi più avanti di altri e questo crea enormi disparità. In secondo luogo dobbiamo fare i conti con gli effetti pesanti provocati dal Covid, che ha messo in ginocchio l'intero pianeta: sarà uno sforzo nello sforzo, ma anche un'opportunità alla quale non possiamo rinunciare".

In questo processo, grazie anche alle risorse del Pnrr, un ruolo chiave lo svolge la decarbonizzazione del fabbisogno energetico: "Un'esigenza primaria. Si tratta di sostituire l'elettrico al carbone e fonti fossili. La parola d'ordine è infatti è elettrificazione da fonti rinnovabili, in tutti i settori economici e sociali, dall'industria alla mobilità".

In nove mesi nuovi impianti green

Per supportare questo passaggio sarà necessario installare nei prossimi nove mesi una certa quantità di nuovi impianti eolici e fotovoltaici in grado di produrre, ha spiegato il ministro, "70 gigawatt. Considerando che oggi riusciamo a malapena ad arrivare a quota 0,8 possiamo immaginare l'enorme sforzo che ci attende". Questa nuova energia green però servirà per alimentare i centri di produzione di idrogeno pulito non solo al servizio dell'industria ma anche per nuove soluzioni di mobilità e la futura rete di infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici, che tra l'altro è uno dei capitoli previsti dal Pnrr.

Questa è la strada maestra e per il ministro "non si torna indietro, anche se il processo sarà graduale e ci vorrà tempo per realizzarlo: dovremo procedere a ritmi sostenuti, gli anni cruciali saranno tra il 2030 e il 2040, ma non si tratta di un'operazione digitale per la quale è sufficiente spingere un interruttore".

Mobilità: cambiamo verso

In questo contesto, la mobilità elettrica avrà un ruolo importantissimo che si giocherà su tre fattori: "Ridurre il fabbisogno di mobilitàcambiare il modo di muoversi, con il ricorso più massiccio, per esempio, alla sharing mobility e migliorare la performance dei veicoli, non solo auto ma anche treni e mezzi pubblici e per la distribuzione delle merci che dovranno essere a zero emissioni e che oggi sono molto costosi".

A che punto siamo? "Abbiamo già iniziato il percorso", ha spiegato Cingolani, "abbiamo a disposizione due corposi documenti: il Pnire (Piano nazionale per le infrastrutture di ricarica elettrica) e il Pun (Piattaforma unica nazionale). Entrambi sono abbastanza strutturali, ora si tratta di aggiornarli alle nuove linee nazionale e internazionali avendo come guida quanto stabilito dal Pnrr. Contiamo di concludere questo lavoro tra luglio e settembre".

Ma attenzione, ha ammonito infine il ministro: "L'Europa è responsabile del 9% dell'anidride carbonica prodotta a livello mondiale: noi ci impegneremo al massimo per abbattere  questa quota, ma se non lo faranno anche le altre grandi economie, il nostro sarà uno sforzo inutile. E rischieremmo enormi squilibri economici a livello globale: i nostri prodotti realizzati con energia green costerebbero di più rispetto a quelli dei paesi che continueranno a sposare un modello industriale basato sui combustili tradizionali e inquinanti".

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