Ultimo aggiornamento  27 ottobre 2021 05:16

Mazda MX3, personalità aggressiva.

Massimo Tiberi ·

Con il lancio, nel 1989, della MX5 Mazda ha fatto riscoprire il fascino e il gusto della guida delle spider anni Sessanta, senza trascurare l’affidabilità e i progressi della tecnologia moderna. Diversa la ricetta, ma altrettanto intrigante, quella della coupé MX3, presentata a Ginevra nel 1991 e altro esempio della creatività e della passione di cui sono capaci i costruttori giapponesi.

Nel caso di questa compatta sportiva (lunghezza di 4,22 metri), la scelta non segue orientamenti retrò, puntando invece su un design dalla forte e originale personalità, e su soluzioni tecniche raffinate.

Taglia l'aria

L’aspetto è aggressivo, con un frontale molto basso, carenatura oblunga dei fari e un’ottima profilatura aerodinamica (il Cx è di 0,31) che termina in una coda dall’ampio portellone e dal lunotto prolungato sotto lo spoiler per migliorare la visibilità in retromarcia.

Più classico l’allestimento interno, sobrio e razionale, senza concessioni al lusso ma curato e con materiali di buona qualità, secondo la scuola nipponica che bada alla sostanza. Non mancheranno comunque edizioni speciali a tiratura limitata, dalle ricche dotazioni e rivestimenti in pelle. Lo spazio per i passeggeri è quello tipico di una 2+2, dietro si sta stretti, ma i sedili anteriori sono comodi e di taglio sportivo, avvolgenti e con poggiatesta integrati.

Piattaforma autonoma

Anche lo schema meccanico non ha parentele con la MX5, la coupé adotta una diversa autonoma piattaforma e segue un’impostazione “contemporanea”, ma sempre non conformista e di alto profilo: trazione anteriore, sospensioni tutte indipendenti con avantreno McPherson e ponte posteriore con sistema di contenimento delle spinte laterali, freni a disco con ABS e sterzo con servoassistenza differenziata.

E’ però il motore a fare della MX3 un caso a parte nella produzione automobilistica degli anni Novanta. Sotto il cofano batte un sei cilindri a V di soli 1.800 centimetri cubici, il più piccolo con questo frazionamento disponibile allora a livello mondiale (in Giappone fiscalmente favorito) e molto sofisticato nelle caratteristiche costruttive: in alluminio, doppio albero a camme in testa per bancata, quattro valvole per cilindro con aspirazione a geometria variabile e iniezione elettronica multipoint.

Il cambio è un cinque marce e optional è previsto un automatico a quattro rapporti. La potenza di 136 cavalli consente di superare i 210 chilometri orari e per passare da 0 a 100 bastano 8,5 secondi, valori che mettono in luce un carattere da granturismo senza complessi d’inferiorità rispetto a modelli di fascia superiore. In alternativa, è disponibile anche una versione semplificata e meno d’avanguardia, equipaggiata con un quattro cilindri 1.600 16 valvole, monoalbero da 90 cavalli e poi bialbero da 110, non certo disprezzabile ma che rientra in un quadro convenzionale.

Diffusa sui mercati internazionali, Stati Uniti compresi, nonostante le prerogative la MX3 non avrà il successo della amatissima spider Mazda, in Europa e in Italia ne arriveranno poche, terminando la carriera nel 1998, senza eredi e ingiustamente quasi dimenticata

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