Ultimo aggiornamento  25 settembre 2021 20:47

Sunbeam Venezia, inglese serenissima.

Massimo Tiberi ·

Conosciuta ed apprezzata in Italia e a livello internazionale, per modelli che hanno fatto epoca di marchi come Alfa Romeo o Aston Martin, la carrozzeria Touring avvia all’inizio degli anni Sessanta un rapporto anche con il gruppo britannico Rootes. Inizia così l’assemblaggio, nel neonato stabilimento di Nova Milanese, delle Hillman Super Minx e Sunbeam Alpine, mentre si pensa ad una nuova vettura sportiva destinata in particolare al nostro mercato.

Il progetto si concretizza nel 1963 con la Sunbeam Venezia, che debutta in pompa magna proprio nella cornice di piazza San Marco. L’accoglienza da parte del pubblico non sarà però troppo favorevole e le sfortunate sorti del gruppo Rootes, che viene inglobato dalla Chrysler, contribuiranno alla crisi che, a sua volta, porterà alla chiusura della Touring nel 1966.

Mix di stili

La italo-inglese è comunque un esempio interessante di fusione tra componenti e stili dalla diversa origine, con un risultato di sobria eleganza e di personalità capace di distinguere nell’ambito della concorrenza. La formula è quella di una coupé tre volumi dalle dimensioni abbondanti (lunghezza di 4,49 metri), due porte e spazio interno per quattro persone. A caratterizzarla, una calandra anteriore un po’ elaborata con fari tondi gemellati e sormontati dal taglio ovale della parte superiore dei parafanghi che ricorda le Lancia Flaminia GT della stessa Touring e la Hillman Super Minx. La vista laterale è invece molto “pulita” e termina con un accenno di pinne e luci verticali come nell’edizione rivista della spider Alpine.

Sotto pelle, si sfrutta la tecnica costruttiva battezzata “Superleggera” e che ha reso famosa la carrozzeria milanese accompagnandone il marchio: una scocca formata da sottili tubi in acciaio e pannelli di alluminio che riduce i pesi senza pregiudicare la robustezza. Curato l’allestimento dell’abitacolo, con rivestimenti in pelle ed elementi ripresi dalla Alpine, come la strumentazione completa o il volante con comando del clacson a corona.

Quattro cilindri

La meccanica utilizza ancora parti Alpine e della Humber Sceptre, altro modello Rootes, dalle sospensioni con ponte rigido posteriore e balestre all’impianto frenante misto servoassistito. Il motore è un quattro cilindri 1.600 da 88 cavalli, non modernissimo, accoppiato ad un cambio a quattro marce con overdrive optional su terzo e quarto rapporto, soluzione classica di scuola d’Oltremanica.

Le prestazioni sono soddisfacenti (velocità massima di 165 chilometri orari) ma la vocazione dell’auto guarda più al comfort e alla souplesse che alla guida autenticamente sportiva.

La situazione delle due aziende promotrici del progetto limita ad appena un anno la produzione della Venezia, che cessa già nel 1964, e ad un numero di esemplari intorno ai 200, venduti a una ristretta cerchia di anglofili disposti a spendere 2 milioni 360mila lire: la stessa cifra elevata necessaria per una Lancia Flavia Coupé e superiore al costo di una assai più potente Alfa Romeo Giulia Sprint GT. Oggi rara, la Sunbeam Touring può superare il valore di 30mila euro sul mercato d’epoca.

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