Ultimo aggiornamento  21 ottobre 2021 13:09

Cingolani: “L’auto elettrica non risolve tutti i problemi”.

Redazione ·

Parlando alla seconda edizione del convegno digitale AutomotiveLab 2021, organizzato dalla rivista Auto, il ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani ha sottolineato come “non esiste una soluzione unica alla mobilità urbana”: “L’auto elettrica offre soluzioni promettenti, ma non risolve tutti i problemi nel breve periodo”.

"Ibrido giusto compromesso"

Il ministro ha poi spiegato perché è necessario affidarsi a tecnologie diverse a seconda del contesto. “L’impronta di carbonio di una macchina elettrica - ha dichiarato - dall’uscita dal concessionario al termine del suo ciclo vitale è molto bassa. E cala ulteriormente se il cittadino la ricarica tramite fonti rinnovabili, come un impianto fotovoltaico domestico. Il discorso cambia, ovviamente, se si considera l’inizio di produzione, partendo dall’estrazione delle terre rare per la produzione delle batterie fino alla sua rottamazione e in questo ci sono simulazioni che dimostrano come non sia più tanto green come scelta. In contesti urbani, muoversi in elettrico è un vantaggio perché permette di non inquinare, ma in casi di mobilità diversa, l’ibrido è il giusto compromesso. La tecnologia non va demonizzata, anzi offre la soluzione più adatta a seconda dei profili dell’utente".

Decarbonizzazione

Cingolani ha poi affrontato il tema della decarbonizzazione, secondo le scadenze imposte dal trattato di Parigi: “Entro il 2030 - ha detto il ministro - dobbiamo produrre 55% di CO2 in meno rispetto al 1990 ed essere carbon neutral nel 2050. A quella data mancano 30 anni, mentre il Recovery Plan ha durata di 5 anni. Quest’ultimo, quindi va utilizzato come un acceleratore, come il primo stadio di un missile per andare in orbita e metterci in traiettoria".

"Con la nostra cultura"

"Dopo questa spinta, ci sono 25 anni che vanno gestiti con la nostra cultura, la nostra organizzazione e con le nostre idee  ed è a questo punto che ci serviranno o buon piloti e buone leve, ovvero una burocrazia svelta, che permetta di portare a termine gli obiettivi di quella che è una maratona, non uno scatto sui 100 metri. È un obiettivo da rispettare nei confronti di chi ci paga e delle prossime generazioni perché chi fallisce avrà una doppia responsabilità: quella di non aver rispettato gli accordi e quella di aver consegnato un mondo peggiore ai nostri figli”. 

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