Ultimo aggiornamento  21 ottobre 2021 13:31

Lancia, la rinascita dell'araba fenice.

Angelo Berchicci ·

Meno di un anno fa sembrava spacciata, e invece Stellantis ha deciso di dare a Lancia un’altra possibilità. La scorsa settimana, intervenendo al summit “Future of the car” del Financial Times, il ceo del gruppo Carlos Tavares ha dichiarato che tutti i brand riceveranno investimenti per un periodo di 10 anni, in cui dovranno dimostrare di poter crescere, e ha ribadito di considerare Lancia, Alfa Romeo e DS tre marchi premium complementari.

Quasi in contemporanea, Jean-Pierre Ploué - ex capo dello stile Psa e ora direttore europeo del design Stellantis – oltre ai ruoli di coordinamento ha ricevuto anche un incarico operativo, quello di disegnare proprio i futuri modelli di Lancia, un segnale di rilancio che va ad aggiungersi alla nomina, a inizio 2021, del nuovo ceo Luca Napolitano. I piani industriali del gruppo arriveranno solo a fine anno, ma proviamo già a fare alcune congetture sulla direzione che potrebbe prendere il brand, e sulle criticità che dovrà superare.

I mercati esteri 

Oggi Lancia si limita a vendere un unico modello - l’utilitaria Ypsilon, risalente al 2011 - nel solo mercato italiano, peraltro con buoni risultati (grazie anche alla versione mild hybrid, la Ypsilon è la seconda auto più venduta in Italia da gennaio). Per far crescere il brand bisognerà arricchire la gamma con nuovi modelli, ma è difficile pensare che Stellantis investa in un marchio presente in un solo paese, per cui sembra inevitabile un ritorno di Lancia sui mercati esteri, per lo meno quelli dei principali paesi europei, dove viene in aiuto l’ottima rete di distribuzione dell’ex gruppo Psa.  

A questo punto, a molti torneranno in mente le parole pronunciate nel 2014 da Sergio Marchionne al Festival dell’Economia di Trento, quando da amministratore delegato della nascente Fiat-Chrysler dichiarò: “Lancia al di fuori dell’Italia ha poco appeal. Abbiamo provato per dieci anni a posizionare la Casa in Europa, senza mai trovare una combinazione di prodotto e volumi in grado di farci guadagnare un euro”. All’epoca erano andate da poco in pensione la compatta Delta e la precedente versione di Ypsilon, che ebbero vita difficile nel confronto con la Volkswagen Golf e la Renault Clio, le due vetture più vendute d’Europa, ma oggi il mercato del “vecchio continente” è molto più diversificato, e grazie alla crescita dei suv e delle loro sottocategorie (suv-coupé, crossover), non è detto che non si possa trovare spazio anche per modelli Lancia a ruote alte.

I segmenti 

L’immagine di Lancia oggi è legata ai segmenti cittadini, ed è quindi prevedibile un primo investimento nel segmento B, con più probabilità in quello dei B-suv, più redditizio e con maggiori prospettive di crescita rispetto alle utilitarie. In questo caso Lancia potrebbe sfruttare facilmente la piattaforma CMP sviluppata da Psa, compatibile anche con l’alimentazione 100% elettrica. Vale la pena ricordare che i piani per lo stabilimento polacco di Tychy prevedono il lancio di tre vetture proprio su questa base, di cui due sicuramente con marchi Fiat e Jeep. Il terzo B-suv, per cui in origine si era fatto il nome di Alfa Romeo, non è ancora stato approvato, e alcuni commentatori sostengono che, in termini di immagine, sarebbe preferibile dare vita a una vettura Lancia, dal momento che la Ypsilon esce già dall’impianto polacco.

Suv, elettrificazione e sinergie all’interno di un gruppo ampio danno a Lancia la possibilità di rinascere, in maniera analoga a quanto sta accadendo per un altro brand storico, MG, acquistato dalla cinese Saic. Ma Stellantis deve prestare attenzione alle possibili sovrapposizioni con DS, che - al di là delle parole di Tavares - sembrano un rischio piuttosto concreto (entrambi i marchi puntano su stile, lusso accessibile e comfort). Un’ipotesi potrebbe essere quella di riservare il brand Lancia per i segmenti più piccoli, trasformandolo in un competitor di Mini, e DS per quelli più grandi.

Una forte identità storica

Inoltre, una condivisione intensiva di piattaforme e componenti con i cugini francesi, se non ben gestita, potrebbe ledere la percezione di un brand come Lancia, dalla forte identità storica. Carlos Tavares è stato molto bravo nell’armonizzare tra loro i marchi di Psa, ma Lancia non è Opel, e per i brand italiani l’immagine conta almeno quanto i contenuti. Ne ha avuto una dimostrazione anche Sergio Marchionne con il rebranding delle Lancia-Chrysler nel 2011, vetture dal buon rapporto qualità-prezzo ma completamente fallimentari sul piano dei volumi di vendita. Le congetture che si possono fare sul futuro di Lancia sono molte, ma una cosa è certa: la Casa torinese diventerà inevitabilmente molto diversa da quella che è stata in passato

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