Ultimo aggiornamento  24 ottobre 2021 15:21

Nash Metropolitan, l'angloamericana.

Massimo Tiberi ·

Riuscire a distinguersi per conquistare spazio in un mercato dove dettano legge le “Big Three” di Detroit: General Motors, Ford e Chrysler. E’ l’obiettivo che vede impegnate negli Stati Uniti degli anni Cinquanta aziende non mastodontiche, le cosiddette “independents”, capaci di proposte spesso innovative e anticonformiste.

Fra queste la Nash che nel 1954, mentre sta maturando la fusione con la Hudson e la nascita della American Motors, punta su un modello utilitario, ultracompatto per gli standard USA e frutto di un accordo con la British Motor Corporation. Un secondo esperimento che ha come coprotagonista un partner europeo dopo quello realizzato nel 1951 con la Healey per una roadster tra l’altro stilizzata dalla Pinin Farina.

Doppio colore

E’ lunga meno di 3,80 metri la piccola Nash battezzata Metropolitan, proposta nelle varianti berlinetta due porte e convertibile dal design, di Bill Flajole, che comunque riproduce, in miniatura possiamo dire, alcuni tratti tipici della scuola americana dell’epoca.

Elementi caratteristici il grande lunotto panoramico della versione coperta, la svasatura delle portiere, i parafanghi un po’ debordanti rispetto alle carreggiate strette, la vivace verniciatura bicolore e la ruota di scorta che può essere sistemata all’esterno nella parte posteriore.

Made in England

L’assemblaggio della carrozzeria viene però eseguito in Gran Bretagna dalla Fisher & Ludlow e la produzione nello stabilimento Austin di Longbridge. Dalla A40 Devon della casa britannica derivano le componenti meccaniche fondamentali che seguono uno schema convenzionale, a trazione posteriore,  sospensioni posteriori ad assale rigido e freni a tamburo. Anche il motore è un Austin, quattro cilindri 1.200 da 32 cavalli, accoppiato ad un cambio manuale a tre marce con comando al volante, per una modesta velocità massima di 110 chilometri orari.

L’interno è allestito con semplicità e l’abitabilità dichiarata è per tre persone ma, se il sedile unico a panchina anteriore è sufficientemente comodo, lo strapuntino dietro è veramente soltanto di “fortuna”. La Metropolitan d’altra parte, come evoca il nome stesso, va considerata soprattutto una city car, più seconda auto che familiare e rivolta ad un pubblico giovane in competizione con il Maggiolino Volkswagen, venduta ad un prezzo di poco superiore ai 1.400 dollari.

Dal 1956 viene adottato il 1.500 centimetri cubici della A50 Cambridge che migliora sensibilmente le prestazioni e accompagnerà la vettura fino al termine della carriera nel 1962. Costruita in tre serie per 95mila esemplari complessivi, la Metropolitan viene commercializzata anche con il marchio Hudson e diffusa, oltre che negli Stati Uniti e in Canada, su altri mercati fra i quali naturalmente la Gran Bretagna.

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Gran Bretagna  · Hudson  · Metropolitan  · Nash  · Stati Uniti  · 

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