Ultimo aggiornamento  01 febbraio 2023 00:25

George Lucas, il regista della velocità.

Elisa Malomo ·

“Che la forza sia con te”. Qualunque sia la lingua in cui viene pronunciata, la frase riporta alla mente l'immagine di spade laser e cavalieri Jedi impegnati nella lotta contro il male, protagonisti indiscussi del mondo fantascientifico di “Guerre Stellari” (1977). Dietro una delle saghe più famose al mondo, il genio del regista statunitense George Lucas, che oggi compie 77 anni.

Autore anche di pellicole del calibro di “American Graffiti” e “Indiana Jones”, Lucas ha rivoluzionato l'universo cinematografico, per il quale ha una passione viscerale. Nata, tuttavia, solo dopo quella - meno nota - per i motori. Anzi, per la velocità.

L'incidente con la Bianchina

E pensare che era appena adolescente quando, ancora prima di cimentarsi con la cinepresa, sognava di entrare nell'abitacolo di una sportiva e buttarsi in pista a tutta velocità. Non avendo i fondi e i mezzi per dedicarsi alla carriera da pilota, si arrangiò iniziando a modificare la sua auto, una Bianchina Autobianchi: piccola fuori e dentro, con motore due cilindri e una carrozzeria verniciata di un giallo accesso.

Nel garage di famiglia, con la fantasia che viaggiava a velocità siderali, Lucas trasformò quella vecchia utilitaria in un minuscolo razzo a cielo aperto: via il tettuccio con il parabrezza ridotto a una semplice mezza luna. L’abitacolo era rimasto pressoché invariato, a parte nuove cinture di sicurezza, solitamente in dotazione alle auto da rally, accompagnate da alcune barre protettive.

A bordo della Bianchina, dotata di un nuovo assetto sportivo, l'aspirante pilota percorreva in lungo e in largo la piccola cittadina di Modesto, in Texas, finché un giorno capitò l'inevitabile: tornando a casa, impattò una Chevy Impala e fu scaraventato fuori strada. Per sua fortuna, la forza dello scontro lo fece schizzare fuori dall'auto evitandogli la morte.

L'esordio in pista

Il terribile incidente non riuscì a spegnere la passione per quell'universo fatto di ingranaggi e olio motore. Il padre, tuttavia, cercò di farlo desistere regalandogli una macchina fotografica, e poi una cinepresa da 8millimetri. Un tentativo solo in apparenza vano. Quando non faceva il meccanico ai box di una piccola squadra, la Awol Sports Car Competition Club, Lucas si cimentava infatti nella realizzazione di piccoli filmati.

La prima scintilla di passione per il mondo del cinema l'aveva colto proprio lì, in pista. Precisamente a Willow Springs Raceway, a nord di Los Angeles. Qui nel 1966, in veste di studente di cinema alla University of California, si stava dedicando alla realizzazione del corto “1:42.08”, un piccolo film frenetico in cui l'uomo al volante è il celebre pilota di auto da corsa Peter Brock e la vettura una Lotus 23 gialla che sfreccia sul circuito californiano. Non ci sono dialoghi, né musiche: l''unico suono è quello della sportiva inglese creata da Colin Chapman per primeggiare sulle rivali europee dell'epoca.

Sempre nel 1966 sullo stesso tracciato californiano, un altro pezzo di storia del cinema stava per essere scritta: l'attore James Garner stava facendo dei giri di prova per un film in cui avrebbe interpretato il ruolo di protagonista. Il nome del film era “Grand Prix” (1966), una delle pellicole sulle corse automobilistiche più famose di sempre. 

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