Ultimo aggiornamento  11 maggio 2021 03:39

Caricare un'elettrica in Italia, modi e costi.

Paolo Odinzov ·

L’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (ARERA) - cui spetta, tra le varie funzioni, quella di favorire lo sviluppo di mercati concorrenziali nelle filiere elettriche - ha pubblicato i dati della prima ricognizione “Mercato e caratteristiche dei dispositivi di ricarica per veicoli elettrici”, nella quale sono stati analizzati 225 sistemi di ricarica per le auto a batteria prodotti da 24 aziende.

La ricerca, che ha coinvolto realtà del nostro Paese ed estere, ha evidenziato come l’offerta risulti ampia e differenziata, con un’industria italiana particolarmente attenta a presidiare questo settore. E ha riguardato le caratteristiche tecniche ed economiche dei sistemi disponibili per l’acquisto da parte di consumatori, società, amministrazioni pubbliche o gestori di punti di ricarica. Senza alcuna limitazione né sulla potenza, né sulla tipologia di corrente erogata al veicolo (alternata o continua).

Le informazioni sono state raccolte da ARERA con la collaborazione di RSE (Ricerca Sistema Energetico), contattando le aziende costruttrici dei dispositivi, direttamente o tramite l’intermediazione operata da alcune delle associazioni di categoria.

Dalle wallbox casalinghe alle colonnine ultra-fast

I 225 apparati presi in esame vanno dalle wallbox casalinghe, alle colonnine stradali. Dai sistemi di ricarica lenta o accelerata, slow e quick (l’86%), a quelli veloci e ultra veloci, fast e ultra-fast. Con costi a partire dai 700 euro per quelli destinati a un impiego famigliare, fino a oltre gli 80 mila per i dispositivi ultra-veloci ad uso degli operatori professionali. E un prezzo unitario per ogni chilowattora installato da 36 a 580 euro, in relazione velocità di ricarica.

Da 2 a 350 chilowatt di potenza

Nel dettaglio, i dispositivi censiti coprono un range di potenza di ricarica da un minimo di 2 chilowatt fino a un massimo di 350 e sono stati classificati in 4 segmenti: quelli per una ricarica slow fino a 7,4 kW, quick fino a 22 kW, veloce fino a 50 kW e ultra-veloce sopra i 50.

Di questi 193 (86% del totale) sono slow e quick, evidenziando come l’offerta di mercato risulti particolarmente ricca per questa tipologia di apparati, prodotti dal 78% delle imprese considerate. Diversa è la situazione per i dispositivi con potenza maggiore, fast, dove operano solo 9 aziende e quelli ultra-fast con 6 operatori, la metà dei quali in corrente continua.

Da 700 a 80mila euro

Per quanto riguarda i prezzi di acquisto, l’analisi - pur particolarmente complessa per la grande varietà di prodotti e approcci commerciali adottati dalle aziende - ha identificato i principali fattori di costo. Per i dispositivi di ricarica slow la spesa media per l’acquisto e installazione domestica di una wallbox va da 900 a 1.500 euro (comprendendo in questo caso l’Iva). Con un valore medio approssimativo di 1.200 euro, anche se sono disponibili nella categoria soluzioni per così dire low-cost da 700, e impianti top di gamma da 1.700 e più. Senza contare che molti costruttori di auto propongono a chi compra un modello a batteria un dispositivo di ricarica in omaggio.

Per i sistemi quick base (monopresa, con potenza di 11 kW), i prezzi senza Iva, sono di poco superiori ai listini del segmento precedente, tra 700 e 1.300 euro. Mentre una colonnina con 2 punti di ricarica da 22 kW varia da 2mila a 4mila euro.

I dispositivi meno costosi sono quelli utilizzabili per le ricariche gratuite ad accesso libero e che, quindi, non necessitano né di autenticazione (fisica o elettronica), né di connessione internet per gestire i pagamenti. La fascia di prezzo più alta corrisponde a quelli completi di tutte le funzionalità, come Rfid e connessioni internet o Sim integrata.

Per i fast i prezzi variano da 7mila a 9mila euro, mentre quelli in corrente continua da 50 kW hanno costo compreso tra 22mila e 29mila euro, ma ne esistono anche di meno prestazionali, come le wallbox con una sola presa da 30 kW a 7.500, oppure le colonnine da 24 kW tra i 12mila (monopresa) e 19mila euro.

I dispositivi per ricarica ultra-fast sono i più costosi. Quelli compresi tra 60 e 150 kW hanno un costo da 26mila a 40mila euro. Si va invece dai 54mila a 80mila euro per i sistemi da 150 e 350 kW.

Le interazioni con l’utente fanno salire la spesa

In generale, a parità di potenza massima di ricarica, gran parte del prezzo finale è legato alla componentistica necessaria per le interazioni con l’utente: display, chip Rfid/Nfc, possibilità di controllo tramite applicazioni mobili, eccetera L’investimento necessario per acquistare un dispositivo destinato ad offrire ricarica gratuita ad accesso libero (ad esempio presso il parcheggio di un supermercato), può infatti risultare nettamente inferiore (tra il 30% e il 50%) rispetto a quello richiesto per un dispositivo destinato ad erogare ricarica a pagamento e inserito in un circuito interoperabile.

Il consumo in stand-by

Ulteriore fattore rilevante nei dispositivi di ricarica, in un’ottica di sostenibilità, è il consumo in stand-by. Circa 1 su 3 assorbe costantemente tra 20 e 30 Watt e l’80% non consuma più di 30 Watt. Solo 1 su 5 risulta avere consumi trascurabili (inferiori a 5 Watt).

Alla luce di questi dati, coerentemente con gli scenari di diffusione dei veicoli elettrici presentati nel PNIEC (Piano Nazionale Energia e Clima 2030), laddove si sviluppasse una rete di ricarica privata-pubblica costituita da almeno 3 milioni di dispositivi di tipo slow o quick e circa 10mila fast e ultra-fast, i consumi di stand-by potrebbero arrivare a pesare – senza l’avvento di nuove tecnologie ad alta efficienza – circa 300-350 GWh/anno, rappresentando nel 2030 oltre il 3% del fabbisogno di energia stimato per alimentare i 6 milioni di veicoli potenzialmente circolanti.

Vehicle-to-grid e funzioni smart

Nel rapporto della ARERA è stata presa in considerazione anche la funzionalità di interazione tra le reti elettriche e i veicoli, grazie alla quale questi ultimi possono offrire al sistema servizi di bilanciamento o riserva (Vehicle-to-Grid,) e attuare una "ricarica intelligente" (smart charging), per la quale è indispensabile che il sistema cui viene collegata la vettura disponga almeno della capacità di "modulare" la corrente durante la ricarica. Questa è presente in 2 su 3 dei dispositivi slow e quick (segmenti dominati dalla corrente alternata) e in quasi la metà dei dispositivi fast e ultra-Fast, che risultano quindi già oggi in grado di effettuare una modulazione dei flussi energetici monodirezionali (dalla rete alla batteria del veicolo, V1G).

Al contrario, il rapporto evidenzia come, per diverse ragioni, sia ancora lontana nel tempo la possibilità per questi dispositivi di gestire flussi energetici bidirezionali (cioè anche dalla batteria alla rete V2G). Sono state inoltre analizzate le caratteristiche "smart" dei dispositivi di ricarica, ovvero la loro capacità di interagire telematicamente con un soggetto esterno, per trasmettere i dati relativi alla quantità di energia scambiata col veicolo e di attuare comandi impartiti da tale soggetto esterno per modulare la corrente durante la ricarica e poter quindi offrire servizi di tipo V-to-G. Nel 2020 soltanto un terzo degli apparati presi in esame risulta possedere queste caratteristiche: il 35% nei segmenti slow, quick e fast e 42% nel segmento ultra-fast. Ma la situazione è in rapido miglioramento, anche grazie alla spinta esercitata dall’Autorità tramite l’azione di stimolo allo sviluppo di nuova normativa tecnica e l’avvio dal prossimo 3 maggio della sperimentazione per favorire la ricarica in luoghi privati.

Aumento gratuito di potenza fino a 6 kW

Sperimentazione, quella avviata dall'ARERA, che dal prossimo 1° luglio consentirà tra l’altro l’aumento gratuito di potenza fino a 6 kW nelle fasce orarie notturne/festive per i clienti in bassa tensione (delibera 541/2020). Basterà utilizzare dispositivi di ricarica (wallbox) che rispettino i requisiti tecnici definiti dall’Autorità e presentare una richiesta al Gestore dei Servizi Energetici (GSE) a partire dal prossimo 3 maggio. I risparmi stimati (rispetto a un aumento di potenza in tutte le ore del giorno e in tutti i giorni) potranno variare tra 60 e oltre 200 euro all’anno.

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