Ultimo aggiornamento  14 maggio 2021 10:01

Citroën Ami 6, sessanta anni di stile.

Elisa Malomo ·

Il 24 aprile 1961, a Parigi, Bruxelles, Amsterdam, Colonia, Milano, Ginevra e nei pressi di Versailles, non si parlava d'altro che della nuova Citroën Ami 6, svelata al pubblico - sessanta anni fa esatti - in tutte queste città contemporaneamente. La berlina francese aveva una missione bel precisa da assolvere: secondo l'allora direttore generale del marchio Pierre Bercot, avrebbe dovuto rappresentare il marchio nel segmento medio, inserendosi fra la fortunata 2CV (1948) e la Traction Avant del 1934, la cui produzione era terminata 4 anni prima.

Il disegno della Ami 6 era di Flaminio Bertoni, già autore di alcune delle più celebri vetture francesi inclusa la nuova DS. Non c'erano dubbi sul fatto che su quel modello fossero riposte grandi aspettative: per la sua realizzazione era stato fatto costruire lo stabilimento di Rennes-La Janais, lo stesso dove oggi prendono vita i suv del gruppo che ora si chiama Stellantis.

Prova e riprova

La Casa francese aveva le idee chiare riguardo la nuova berlina: avrebbe avuto un abitacolo spazioso e confortevole sufficiente per quattro occupanti, un bagagliaio capace, ma soprattutto sarebbe stata sprovvista del portellone così da non dare, nemmeno lontanamente, l'idea di un veicolo commerciale. Per mescolare al meglio tutti questi ingredienti serviva un estro creativo fuori dal comune, come quello di Bertoni. 

Dopo una serie innumerevole di tentativi, il designer italiano sembrava essere giunto a una svolta, trovando ispirazione nelle forme della concept car statunitense Packard Balboa del 1953. Sembrava dunque filare tutto liscio quando una notizia raffreddò l'entusiasmo: il motore, a causa di alcune ristrettezze economiche, sarebbe sarebbe stato lo stesso della “Dodoche” (così era chiamata in Francia la 2CV) e, con il suo filtro aria sporgente verso l'alto, costrinse la matita di Bertoni a intervenire di nuovo sul frontale.

Seguirono numerosi tentativi fino al momento in cui, davanti alle forme definitive di quella che sarebbe diventata a breve la Ami 6, lo stesso artista si lasciò scappare un tagliente commento: “Sembra che questa vettura abbia già investito tre pedoni”. 

Una berlina per “amica”

Insieme alla carrozzeria prese forma anche il nome del progetto. Inizialmente contrassegnata con la lettera “M”, a indicare "milieu de gamme" (di fascia media), la denominazione divenne poi "Am" dove la prima lettera sottolineava la parentela nella meccanica con la 2CV. Da Am ad Ami, il passaggio fu rapido: la sigla, che così in francese significava "amico", sostituì la precedente a cui si aggiunse il numero 6 che, invece, indicava la cilindrata del motore (602 centimetri cubici). Sotto a quel cofano che fece tanto discutere c'era infatti un classico Citroën, un bicilindrico capace di sprigionare oltre 22 cavalli.

Prima reazione

In occasione della première, la stampa non poté fare a meno di avanzare qualche perplessità. Sembrerebbe che la pronunciata concavità presente nel frontale portasse alcuni a sostenere che la vettura pareva incidentata o che un elefante si fosse seduto sul cofano motore. Le linee tracciate da Bertoni erano decisamente troppo avanti per i canoni stilistici di quegli anni. 

Tuttavia, la Ami 6 uscì indenne dalle critiche, grazie a soluzioni come la coda a forma di “zeta”, ma soprattutto al comportamento su strada, di cui furono apprezzati stabilità e buone prestazioni anche con tre persone a bordo.

Fino al 1971, sono stati 1.035.688 gli esemplari prodotti. Numeri da non sottovalutare, ma comunque non alla altezza delle aspettative, nonostante la versione successiva (del 1964) incontrasse da subito il favore del pubblico: si trattava della Break, una sorta di station wagon che, oltre a essere stravolta nelle forme, in linea col segmento di appartenenza aveva subìto un'iniezione di potenza nel motore di a 3,5 cavalli.

L'affetto dei francesi e non solo per la loro vettura non è stato comunque scalfito dal tempo. E se ieri la Ami 6 rappresentava una berlina forse  troppo in anticipo sui tempi, oggi il suo nome è tornato e incarna ora  la nuova frontiera della mobilità elettrica urbana di Citroën.

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