Ultimo aggiornamento  24 giugno 2021 14:39

Indra, all'asta una coupé del toro rampante.

Elisa Malomo ·

Torino è nostra città dell'automobile. Non solo per aver visto nascere nomi altisonanti come Fiat, Lancia, Pininfarina, Bertone, ma anche per aver ospitato realtà del settore più piccole, non per per questo meno importanti. Una di queste è Intermeccanica che, fondata qui nel 1959, oggi torna sotto i riflettori grazie a un'asta di Rm Sotheby's. Fino al 29 aprile, uno dei suoi modelli di maggior successo sarà venduto al migliore offerente: si tratta di una coupé Indra del 1972, frutto della fusione tra la piccola azienda italiana e il gruppo americano General Motors.

Stando a quanto si legge nell'annuncio, quello in vendita sarebbe uno dei soli 40 modelli prodotti dal 1971 al 1974. Revisionata nel 2019, l'auto si presenta in ottime condizioni, dal motore 5,4 litri V8 derivato dalla Corvette dell’epoca alla carrozzeria verniciata in blu notte con quotazioni che oscillano fra i 40 e i 50 mila euro.

Ricetta italo-americana

Cinquant'anni fa, la coupé faceva la sua prima apparizione al Salone di Ginevra (1971). Un grande toro rampante posto sulla griglia frontale mandò in confusione gli appassionati di Lamborghini e Ferrari che, solo dopo averla osservata attentamente, capirono quanto l'auto fosse lontana dallo stile tipico delle sportive italiane di quegli anni.

Nata dalla matita - e dal genio - di Franco Scaglione, la Indra aveva delle linee più muscolose, vicine a quelle che caratterizzarono il decennio alle porte: vista lateralmente, il profilo della carrozzeria ricordava quello di una Corvette C3 (1967), mentre nel frontale era forte il richiamo ai modelli Ferrari.

“Best in show”

La storia del marchio inizia come in una favola. Verso la fine degli anni '50, la coppia canadese formata da Frank e Paula Reisner si trasferisce a Torino col sogno di fondare una propria casa automobilistica. Così nasce nel 1959 la Costruzioni Automobili Intermeccanica. Se l'attività principale consisteva inizialmente nel produrre kit di elaborazione per auto esistenti come Peugeot e Simca, il vero obiettivo era però un altro: realizzare una vettura da zero, abbinando un potente V8 americano ad una linea elegante e sportiva con finiture interne tipiche delle GT italiane.

Nel 1963, il sogno si avvera con l'Apollo GT nata dalla collaborazione con un'azienda di Oakland (Usa) e dai disegni di Milt Brown e Ron Plescia, migliorati in seguito dalla matita di Scaglione che fu incaricato dallo stesso Reisner di perfezionarne la linea. Il successo era alle porte e al Salone di New York del 1965 un esemplare coupé 2+2 ricevette il premio di “Best in show”.

Il disegno di Scaglione

Il nome di Franco Scaglione era già noto nel mondo dell'auto grazie alla splendida serie di dream car BAT (1953-1955) progettate insieme a Nuccio Bertone, ma prima dell'Alfa Romeo 33 Stradale del 1967 aveva mostrato tutto il suo talento con altre vetture targate Intermeccanica.

Dalla già citata Apollo GT alla Italia (1967), realizzata insieme al disegnatore ex-Brm John Crosthwaite: la coupé - successivamente anche spider - avrebbe dovuto chiamarsi Torino, se non fosse che oltreoceano Ford aveva già utilizzato il nome per designare una sua linea di vetture.

Quella della Intermeccanica è stata però una favola senza lieto fine. Per competere con marchi affermati come Ferrari, Aston Martin, Jaguar, Mercedes e Maserati mancavano una adeguata attività di marketing, una rete di concessionari e soprattutto un sostegno finanziario. Tuttavia, oggi esiste ancora e ha sede principale a Vancouver (Canada), non più come produttore di auto da sogno, ma di repliche della Porsche 356.

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