Ultimo aggiornamento  14 maggio 2021 09:11

Volvo 343, la svedese cosmopolita.

Massimo Tiberi ·

Inglobata in via definitiva la Daf nel 1975, la Volvo può utilizzare pienamente la fabbrica di Gand in Belgio e disporre del progetto di una nuova auto compatta, studiata per sostituire la 66 della casa olandese venduta, nelle more del passaggio di proprietà, con il marchio scandinavo. Per il gruppo di Goteborg si apre dunque la strada di una concreta estensione della gamma in un ambito di mercato prima soltanto sfiorato.

Il design è italiano

E’ l’atto di nascita della Volvo 343 (sigla che sottintende la serie di appartenenza, il numero dei cilindri e delle porte), una due volumi e mezzo, lanciata nel 1976, dai tratti molto originali dovuti a Giovanni Michelotti, designer legato alla Daf dai tempi della utilitaria 33.

Lunga 4,19 metri, la vettura offre un abitacolo sufficientemente spazioso e un discreto vano bagagli ben accessibile dal portellone posteriore. Nel rispetto della tradizione di scuola svedese, la sicurezza, in particolare quella passiva nella struttura della scocca e nella robustezza dei paraurti, è curata ma la qualità degli allestimenti è un po’ sottotono con ampio uso di plastiche rigide e una dotazione di accessori non troppo ricca.

Spinta francese

Convenzionale lo schema tecnico di base a trazione posteriore e per il motore, non disponendo la Volvo di unità dalla cilindrata limitata di produzione propria, si prosegue nella collaborazione che la Daf aveva avviato con Renault per i suoi ultimi modelli. La scelta cade su un 1.400 da 70 cavalli, non certo il massimo in fatto di prestazioni ( consente 145 chilometri orari di velocità massima) però in sintonia con il cambio automatico CVT a variazione continua di rapporti, unica opzione disponibile e anch’esso eredità olandese. Il sistema, non ancora evoluto nelle recenti versioni più sofisticate, è montato al retrotreno con ponte De Dion e l’equilibrio dei pesi favorisce la dinamica di guida. Nulla di particolare da segnalare per quanto riguarda le sospensioni anteriori tipo McPherson, l’impianto frenante misto servo-assistito e lo sterzo a cremagliera, tutto di ordinaria amministrazione per la categoria.

Continui miglioramenti

Nello sviluppo del prodotto, d’altra parte, la Volvo Serie 300 acquista via via sempre maggiore caratura, con miglioramenti consistenti nelle finiture e negli equipaggiamenti che la collocheranno progressivamente nella fascia superiore del segmento.

Numerosi e riusciti i restyling che renderanno ancora più forte la personalità, mentre arriveranno nel 1979 le varianti 345 a cinque porte e nel 1985 quelle berlina tre volumi. Dal 1980, sottolineando la tendenza a salire di rango, si aggiunge nella gamma motori il due litri della Serie 200 da 95 cavalli, successivamente anche ad iniezione da 115 per dare un po’ di piglio sportivo. Seguiranno un 1.700 da 80 cavalli e un diesel 1.600 da 55, entrambi di origine Renault, e il cambio manuale, prima a quattro poi a cinque marce, sostituirà nel tempo il CVT. Con le sigle diventate 340 e 360 la Volvo compatta si avvia verso fine carriera, conclusa nel 1990 dopo 472mila unità costruite, già affiancata dalla nuova Serie 400, l’erede a trazione anteriore.  

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