Ultimo aggiornamento  12 maggio 2021 06:11

Corte dei Conti europea, allarme colonnine.

Paolo Borgognone ·

Se l’Europa vuole realizzare davvero il “green deal” e ridurre drasticamente le emissioni di gas dai trasporti entro il 2050, deve incentivare lo sviluppo di una rete infrastrutturale per la ricarica delle auto elettriche. Oggi siamo molto indietro e l’obiettivo previsto di un milione di colonnine entro il 2025 è lontano. Inoltre tra un Paese e l’altro dell’Unione ci sono troppe differenze: la disponibilità di punti di rifornimento varia esageratamente, i sistemi di pagamento non sono armonizzati e non esistono sufficienti fonti di informazione chiare e in tempo reale per gli utilizzatori. Questo è il quadro preoccupante tracciato dalla Corte dei Conti europea, una delle sette istituzioni comunitarie che si occupa di controllare le spese dell’Unione, che ha presentato i risultati di una propria ricerca alla Commissione di Bruxelles.

Ritmi differenti

Nel suo rapporto, la Corte rileva come nel 2020, nonostante il generale calo delle immatricolazioni di nuovi veicoli dovuto alla pandemia di Covid-19, il segmento degli elettrici e ibridi ricaricabili abbia visto crescere considerevolmente la propria quota di mercato. Le reti di rifornimento, tuttavia, non si stanno sviluppando allo stesso ritmo.

“La mobilita elettrica - scrive Ladislav Balko, il membro della Corte responsabile della relazione - necessita di un numero sufficiente di infrastrutture di ricarica e servono maggiori certezze che favoriscano la diffusione dei veicoli a batteria”.

Troppe incertezze

“Lo scorso anno - continua Balko - un’autovettura ogni dieci vendute nell’Unione era ricaricabile elettricamente, ma le infrastrutture non sono accessibili in modo geograficamente uniforme”. A oggi in Europa le colonnine sono soltanto 224.538. Inoltre va tenuto conto - secondo il rapporto presentato - che la produzione di veicoli elettrici aumenterà di sei volte entro il 2025, raggiungendo i 4 milioni di unità, come sostenuto dagli stessi costruttori. 

La Corte riconosce il sostegno dato da Bruxelles agli Stati membri mediante strumenti di intervento, coordinamento e finanziamento: tuttavia ritiene che non sia stata realizzata un’analisi completa del deficit infrastrutturale, in grado di stabilire con certezza quante stazioni di ricarica accessibili al pubblico fossero necessarie, dove avrebbero dovuto essere situate e quale potenza avrebbero dovuto erogare. 

Anche i finanziamenti forniti non sono sempre andati là dove erano maggiormente necessari, e non sono stati individuati requisiti minimi in materia di infrastrutture. Sistemi informativi e di pagamento differenti complicano l’esperienza dell’utente. Per esempio, tra le diverse reti vi sono scarse informazioni coordinate sulla disponibilità in tempo reale, sui dati di ricarica e sui dettagli di fatturazione.

Cosa serve fare

Nell’ottica del riesame attualmente in corso dell’intero quadro strategico e normativo riguardo la mobilità elettrica, la Corte “raccomanda – si legge in una nota ufficiale - alla Commissione europea di preparare una tabella di marcia con i termini entro cui raggiungere i valori-obiettivo per le infrastrutture di ricarica e di stabilire norme e requisiti minimi. Raccomanda inoltre di destinare i finanziamenti sulla base di criteri oggettivi e di analisi del deficit infrastrutturale e di farsi garante del fatto che i progetti cofinanziati offrano un accesso sostenibile e non discriminatorio a tutti gli utilizzatori”.

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