Ultimo aggiornamento  12 aprile 2021 00:50

Europa, il futuro a batteria.

Paolo Borgognone ·

Il futuro dell’auto - anche in Europa - passa attraverso l’elettrificazione. Per mantenere però la competitività e sostenere l‘industria rispetto all’agguerrita concorrenza, in particolare asiatica, è necessario che il Vecchio continente si doti di una capacità di fornitura stabile di batterie prodotte “in casa”. Per questo motivo l’Unione europea, i diversi stati membri, i costruttori e le start up più innovative stanno lavorando per trovare un terreno comune e opporsi allo strapotere di cinesi e coreani. La corsa per sostenere la crescita di una produzione interna alla regione passa, intanto, attraverso un massiccio investimento da parte di Bruxelles che ha fissato l'obiettivo di avere almeno 30 milioni di auto a zero emissioni sulle strade entro il 2030, e sostiene l'ambizione che le fabbriche europee coprano per allora più del 90% della domanda interna di batterie.

Per questo ha previsto un sostegno di oltre 6 miliardi di euro per quest’anno e un piano di investimenti – sempre nel corso del 2021 – dieci volte più oneroso. "Stiamo creando - ha detto Maros Sefcovic, vice presidente della Commissione europea che supervisiona l'iniziativa sulle batterie - un'industria e un ecosistema completamente nuovi. Gli investimenti che stanno confluendo coprono l'intera catena di approvvigionamento, dai materiali e dalle celle all'assemblaggio e al riciclaggio”. Anche grazie a questi sforzi condivisi, il Vecchio continente potrebbe vedere la sua quota di produzione globale di batterie salire al 31% entro il 2030 da appena il 7% dello scorso anno.

Tra i principali attori che concorrono a questa corsa, le startup Northvolt in Svezia, Britishvolt e la francese Automotive Cells, oltre ai grandi costruttori impegnati in prima persona, come Volkswagen e Tesla. 

Il mercato corre 

Anche grazie a una politica propositiva, che ha dettato regole più severe sulle emissioni e multe per la loro violazione, le vendite di modelli elettrificati in Europa - sia le elettriche pure che gli ibridi plug-in - sono più che raddoppiate l'anno scorso a circa 1,3 milioni di unità, superando, per la prima volta, la Cina. Le prospettive sono ancora migliori grazie all’impegno di costruttori come la stessa Volkswagen, ma anche Stellantis e Bmw, che stanno mettendo sul mercato nuove proposte a zero emissioni mentre Ford e Volvo si sono impegnate per un futuro che sia 100% elettrico. 

Ma tutto questo richiede anche la crescita della produzione delle batterie e la politica è in prima linea per cercare di sostenere lo sforzo dell’industria. I paesi tradizionalmente produttori di auto, Germania, Francia, Italia e Regno Unito sono particolarmente interessati a rimanere competitivi nella tecnologia delle batterie, salvaguardando così anche i livelli occupazionali. La Germania ha impegnato fino a 2,6 miliardi di euro nel settore attirando così l’interesse ad aprire siti produttivi da parte di Tesla, Catl, LG Energy e Automotive Cells Company.

"Ogni nazione - ha detto Jean-Pierre Corniou, ex dirigente Renault ora nella società di consulenza SIA Partners - vuole un impianto di batterie". In tutta Europa ci sono piani per la realizzazione di 27 siti produttivi che potrebbero sfornare almeno 500 gigawattora di celle in questo decennio, stima Corniou.

In prima linea è soprattutto Volkswagen che ha lanciato un piano da oltre 15 miliardi di euro per sei fabbriche di batterie in Europa – da rendere operative entro il 2030 - e per espandere la sua rete di stazioni di ricarica rapida fino a 18mila entro il 2025. Se portato a termine il progetto renderebbe quello di Wolfsburg il secondo produttore al mondo di batterie dietro Catl. "Le case automobilistiche si stanno rendendo conto che perderebbero un sacco di valore aggiunto, quindi vogliono riappropriarsi del processo di produzione", ha aggiunto ancora Corniou.

Concorrenza forte

In futuro, con i costruttori sempre più impegnati a mettere sul mercato vetture a zero emissioni per soddisfare le pressanti richieste dell’Unione europea, si pensa che i produttori di accumulatori faticheranno a tenere il passo. Il mercato quindi non mancherà. Eppure non sarà facile per le start up europee raggiungere i grandi produttori asiatici come Catl, Panasonic e Lg, che hanno passato anni a perfezionare le operazioni in Asia e negli Stati Uniti prima di sbarcare in Europa e che a loro volta continuano a investire.

Catl, il più grande produttore di celle ricaricabili che dovrebbe iniziare quest’anno a costruire accumulatori anche in Germania, prevede una spesa pari a oltre 10 miliardi di euro per aggiungere circa 230 gigawattora di capacità in tutto il mondo nei prossimi quattro anni.

E poi c'è Elon Musk. Tesla è il più grande produttore di elettriche, con circa mezzo milione di auto vendute l'anno scorso, e prevede di assemblare le Model Y e le batterie in Germania per alimentare la sua espansione sul vecchio continente. Una concorrenza particolarmente spinosa per gli europei. Secondo Isobel Sheldon, Chief strategy officer di Britishvolt, “Tesla è la più grande spina nel fianco per la base produttiva europea di veicoli elettrici".

Le start up 

Fra le start up europee, Northvolt - fondata proprio da ex dirigenti Tesla - è quella sicuramente più avanti nello sviluppo. L'azienda ha un accordo di fornitura da quasi 12 miliardi di euro con Volkswagen e un altro con Bmw e si sta preparando a sfornare celle entro la fine dell'anno nel suo sito svedese di Skelleftea. “Northvolt - ha detto l'amministratore delegato e fondatore Peter Carlsson - vuole prendersi il 25% del mercato europeo delle batterie entro il 2030". 

L’inglese Britishvolt prevede di iniziare a costruire una fabbrica da 2,6 miliardi di sterline nel nord-est dell'Inghilterra alla fine di quest'anno. Il sito utilizzerà l'energia idroelettrica dalla Norvegia e quella eolica dal Mare del Nord, e potrebbe essere operativa entro il 2023. La start up con sede a Blyth – non lontano da Newcastle -  è in trattative con diversi produttori mondiali di auto elettriche,  sia nel Regno Unito che in Europa, Stati Uniti e Giappone.

Più indietro - ma con una ricca dotazione di fondi pubblici per lo sviluppo - è la Automotive Cells Company, joint venture tra Stellantis e il gigante del petrolio Total, che prevede di accelerare l'espansione producendo batterie in due ex stabilimenti di ricambi per auto.

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