Ultimo aggiornamento  21 settembre 2021 11:17

Tre capolavori di Robert Opron.

Edoardo Nastri ·

A 89 anni ci ha lasciato Robert Opron, uno dei più geniali progettisti automobilistici e papà di alcuni modelli che hanno rivoluzionato il car design. Dopo aver trascorso la giovinezza in Africa, lo stilista raggiunge la Francia solo agli inizi degli anni 50. Il suo primo impiego fu alla Simca per poi approdare in Citroën nel 1962 dove lavorò inizialmente al fianco di Flaminio Bertoni (il papà della Ds) diventandone l’allievo prodigio per poi dare una sua netta impronta ai modelli del costruttore francese prima di trasferirsi in Renault. Massimo sfruttamento degli spazi interni e studio dell’aerodinamica i suoi principi cardine. Ecco tre capolavori di Robert Opron.

Citroën SM

Prodotta dal 1970 al 1975, la Citroën SM è una coupé di lusso dalle linee fortemente personali. Prima di  realizzare le forme definitive di questa vettura oggi molto ambita dai collezionisti, Opron vagliò diverse proposte di numerosi studi di design tra cui quella di Bertone realizzata da un giovane Giorgetto Giugiaro. Alla fine Opron optò per un corpo vettura imponente (4,9 metri di lunghezza), ma allo stesso tempo filante, ottenuto grazie a qualche trucco del mestiere, come la linea di cintura discendente e le ruote posteriori carenate (tipica struttura delle concept car di Opron che qui ebbe seguito anche in produzione).

La linea affusolata della SM partiva dal frontale caratterizzato da una mascherina a tutta larghezza che conteneva i fari e la targa, mentre la calandra venne nascosta nella parte bassa dell’anteriore. Il carattere forte della vettura è espresso dalla coda grazie alle cromature diffuse e a una fanaleria spigolosa in forte contrapposizione con il resto dei volumi. L’interno era un salotto viaggiante, caratterizzato da quattro comode poltrone e da finiture di lusso tra pelle, radica o tessuti di qualità e spesso dai colori sgargianti, tipicamente anni 70. A completare il pacchetto, infine, ci pensava il motore 2.7 V6 di origine Maserati a tre carburatori abbinato a un cambio manuale a cinque marce o all’automatico a tre rapporti.

Citroën CX

Con la Citroën CX, ammiraglia francese, Robert Opron ha voluto esprimere le sue intenzioni progettuali a cominciare dal nome: la CX infatti aveva lo stesso nome del coefficiente di resistenza all’aria e arrivava sul mercato per sostituire la mitica DS. Il design degli esterni si risolse in un corpo vettura decisamente razionale e fortemente ispirato alla concept BMC del 1967 di Pininfarina, caratterizzato dalla coda tronca e da una linea di cintura dritta.

Il frontale affilato era definito dai proiettori trapezoidali, mentre l'idea della calandra piccola e non invadente derivava direttamente dalla SM. La linea del tetto fortemente discendente verso il posteriore dava un certo dinamismo al modello, nel complesso sobrio. Come su tutte le vetture di Robert Opron anche gli interni della CX erano spaziosi e confortevoli con soluzioni stilistiche originali come il volante mono razza la strumentazione a tamburo rotante e i comandi raggruppati per aree tematiche. La CX venne presentata ai giornalisti di tutta Europa in Lapponia a giugno del 1974 e fece il suo debutto al pubblico quattro mesi dopo al Salone di Parigi alla presenza del presidente della Repubblica francese Valéry Giscard d'Estaing.

Renault Espace

La CX fu l’ultimo lavoro di Opron per Citroën. Dopo il passaggio del costruttore francese a Peugeot, Robert Opron si traferì alla Renault dove dopo essersi occupato di diversi progetti come il restyling dell’Alpine-Renault A310 e del design di Renault 9 e Fuego, si dedicò alla realizzazione di una vettura che rivoluzionò la mobilità delle famiglie europee degli anni ’80 e 90: l’Espace.

Nel 1982 la casa francese Matra propose a Renault un prototipo di auto per famiglie monovolume fortemente orientata al massimo sfruttamento dello spazio interno, dal passo lungo e sbalzi corti. La vettura adottava anche sospensioni posteriori in grado di mantenere l’assetto al variare del carico. La produzione dell’Espace iniziò due anni dopo.

L’attenzione del team di design si concentrò sull'abitacolo, impreziosito da diversi particolari geniali come i sedili scorrevoli e pieghevoli e il pavimento completamente piatto. Il corpo vettura era costituito da una gabbia in lamiera con pannelli della carrozzeria in fibra di vetro per ridurre il peso (visto il baricentro alto) e scongiurare la ruggine. La prima generazione dell’Espace (arrivata fino ai giorni nostri 37 anni dopo e oggi, probabilmente, al capolinea), era equipaggiata con il 2.0 a benzina da 110 cavalli derivato dall’ammiraglia Renault 25. 

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