Ultimo aggiornamento  14 aprile 2021 19:21

Jaguar XJ220, nata di sabato.

Massimo Tiberi ·

Nel limbo era rimasta troppo a lungo. Dopo aver dominato tra il 1951 e il 1957 le gare Sport  con le mitiche C e D Type, Jaguar ritrova il successo in pista alla fine degli anni Ottanta e nei primi Novanta con le XJR, che si impongono anche nella prova regina della 24 Ore di Le Mans.

E’ il periodo nel quale sta maturando il passaggio della casa britannica al gruppo Ford e, all’interno dell’azienda, torna a farsi strada un’idea rimasta in sordina: affiancare alle vetture protagoniste in campo agonistico una supercar capace di misurarsi al massimo livello nell’élite delle granturismo estreme, allora rappresentata dalla Ferrari F40, dalla Porsche 959 o dalla Lamborghini Countach.

Al progetto si dedica da tempo un'equipe che lavora soprattutto nei weekend, e per questo chiamata “club del sabato”, tocco di humour  per stemperare il clima di quello che in realtà è il serio impegno verso un obiettivo ambizioso. Per l’ingegnere Jim Randle e i suoi deve nascere l’auto di serie più performante del mondo, una Jaguar mai vista prima che unisca al fascino del marchio la tecnologia più avanzata. E il prototipo, presentato al Birmingham British Motor Show del 1988, sembra segnare una meta raggiunta.

Coupé blasonata

La nuova XJ 220 (il numero, secondo tradizione, indica la velocità massima in miglia) è una stupefacente coupé lunga oltre cinque metri, larga due e alta appena sopra uno, disegnata da Keith Helfet. I toni sono futuristici e votati all’efficienza aerodinamica, ma senza tradire l’immagine di eleganza che deve trasmettere un modello dal nobile blasone. Telaio in lega, spoiler, fari a scomparsa, grandi prese d’aria, lunotto apribile per facilitare l’accesso alla meccanica, tetto panoramico e le scenografiche portiere ribaltabili in avanti sottolineano l’accurato studio funzionale e la raffinatezza stilistica. All’interno, il lusso dei rivestimenti in pelle Connolly si accompagna alle attenzioni ergonomiche e a scelte molto originali, come la completissima strumentazione con alcuni indicatori sistemati sul fianco laterale al guidatore.

Si punta alla vetta anche per quanto riguarda i contenuti tecnici, seguendo lo schema del motore posteriore-centrale e della trazione integrale permanente con tre differenziali (ripartizione della coppia prevalente al retrotreno), giunti viscosi e cambio a cinque marce. Un sistema realizzato assieme alla Ferguson, dalla notevole esperienza in questo campo e riferimento della Jensen nel 1968 per la FF, prima granturismo 4x4 sul mercato. A quattro ruote indipendenti le sospensioni mentre l’impianto frenante monta dischi dotati di pinze a quattro pistoncini. 

Cuore della supercar un dodici cilindri a V da 6,2 litri, elaborato dalla Tom Walkinshaw Racing partner della Jaguar nelle competizioni, bialbero per bancata, quarantotto valvole e iniezione in grado di fornire i 500 cavalli necessari a surclassare la concorrenza.

Prezzo alto

La complessità della vettura e i costi produttivi oltremodo elevati, con un listino annunciato di 360mila sterline, frenano però gli entusiasmi e il modello definitivo, al debutto nel 1991, si presenta con soluzioni meno sofisticate. La lunghezza è ora inferiore ai cinque metri e le portiere sono di tipo convenzionale, la trazione è soltanto posteriore, con differenziale autobloccante, e il motore completamente diverso. Dalla MG Metro 6R4 Gruppo B da rally viene ripreso il sei cilindri portato a 3,5 litri, ventiquattro valvole, due turbocompressori Garrett T3 e due intercooler: un’unità meno frazionata ma capace di offrire una potenza ancora maggiore, nell’ordine dei 550 cavalli. Ottimizzata inoltre l’aerodinamica, con fondo piatto e nuove carenature per migliorare la deportanza.

La promessa di prestazioni eccezionali viene così egualmente mantenuta. Il pilota di Formula 1 Martin Brundle sfiora i 350 chilometri orari sull’anello di Nardò ed è record sul giro al Nurburgring  con 7,46 minuti, mentre bastano meno di 4 secondi per accelerare da 0 a 100. In gara, la XJ 220 assapora la vittoria nella categoria GT a Le Mans nel 1993, ma viene squalificata per irregolarità tecniche. 

Resta sempre altissimo d’altra parte il prezzo, alla portata di clienti come il sultano del Brunei, e la produzione nella fabbrica di Bloxham, limitata a un paio d’anni, non raggiunge i 350 esemplari previsti e le vendite si fermano a circa 280.

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