Ultimo aggiornamento  24 giugno 2021 14:57

Separati in Borsa, Porsche e poi Lamborghini.

Francesco Paternò ·

Il Covid nel 2020 ha colpito duro tutta l’industria dell’auto, ma è un fatto che costruttori di supercar come Ferrari, Porsche e Lamborghini ne siano usciti con molte meno ammaccature. Nella strategia di rilancio, Porsche e Lamborghini stanno provando ad accelerare su uno spin-off e su una propria quotazione in Borsa separata dal gruppo Volkswagen cui appartengono. Entrambe studiano a scuola Ferrari, che Sergio Marchionne portò con successo a Wall Street il 21 ottobre del 2015 e poi a Piazza Affari nel gennaio successivo dopo lo spin off da Fiat Chrysler.

Blume, ceo Porsche: "Ci interessa"

Una quotazione di questo tipo è un modo certo per accrescere valore e reperire capitali necessari agli investimenti sempre più massicci richiesti dai piani di elettrificazione e di sviluppo in nome dell’innovazione. “Una Ipo potrebbe essere interessante per noi”, ha detto il ceo di Porsche Oliver Blume parlando dieci giorni fa con media statunitensi, aggiungendo che il gruppo Volkswagen non ha ancora preso una decisione. Tre anni fa, il direttore finanziario di Porsche Lutz Meschke aveva ipotizzato per primo una quotazione separata. Oggi, stimano gli analisti, l’operazione potrebbe aumentare fino a 25 miliardi il valore del gruppo Volkswagen.

Questione di governance

Una Ipo di Porsche sarebbe una notizia nella notizia, considerando che negli anni ’90 Wall Street teneva alla larga il brand tedesco perché ritenuto opaco nella governance. Entrati nel terzo millennio, Porsche tentò addirittura una scalata al gruppo Volkswagen in una battaglia tra le due famiglie proprietarie, i Porsche e i Piech, terminata nel 2012 con l’acquisto da parte del gruppo del rimanente 50,1 del marchio di auto sportive per 4,46 miliardi di euro. Ma la questione di una governance non chiara, che coinvolge oltre a una saga familiare il Land della Bassa Sassonia quale primo azionista del gruppo tedesco e il sindacato che siede nel consiglio di amministrazione in nome della cogestione renana, è ancora un ostacolo sulla strada dello scorporo e dello sbarco in Borsa.

A tutta Taycan

Porsche resta una gallina dalle uova d’oro: nel 2020, stando ai risultati presentati da Blume il 19 marzo scorso, le vendite nel mondo sono diminuire soltanto del 3%, mantenendo un margine a doppia cifra e contribuendo per il 42% al profitto operativo del gruppo Volkswagen. L’anno scorso, la Taycan elettrica ha raggiunto le 20mila unità vendute, nel 2030 l’obiettivo è 30mila.

Il ritorno di Winkelmann, ceo Lambo

Lamborghini, altra stella di Wolfsburg, non è stata da meno. Nel 2020, ha detto il ceo Stephan Winkelmann rientrato a Sant’Agata Bolognese l’1 dicembre scorso, il marchio ha avuto un “margine operativo record” (non specificato tuttavia), un calo del fatturato dell’11% attribuito ai 70 giorni di lockdown che hanno fermato la produzione, e vendite per 7.430 vetture nel mondo (più della metà suv Urus), secondo risultato di sempre dopo le 8.205 del 2019. “È stato sorprendente”, ha detto Winklemann, aggiungendo che gli ordini ricevuti a gennaio e febbraio 2021 equivalgono alle vendite dei primi nove mesi dell’anno scorso, cosa che permette al marchio di guardare al futuro senza problemi. 

"Non presto"

Anche a una quotazione separata in Borsa, con gli analisti che oggi attribuiscono a un eventuale spin off di Lamborghini un accrescimento di valore per il gruppo Volkswagen di almeno 10 miliardi di euro. Winkelmann, che dovrebbe conoscere bene i problemi di governance del gruppo e probabilmente sa che Porsche verrebbe comunque prima, prende tempo: “Non penso che accadrà presto, il brand è molto ben posizionato” nel gruppo. Dunque è un sì e nel frattempo si studia, Ferrari docet.

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