Ultimo aggiornamento  21 ottobre 2021 00:47

Green Hornet, la Mustang laboratorio (VIDEO).

Angelo Berchicci ·

Spesso nell’universo Mustang abbiamo sentito di esemplari unici, appartenuti a personaggi celebri o con storie particolari alle spalle. E’ il caso ad esempio della Bullitt usata nell’omonimo film da Steve McQueen (venduta per 3,7 milioni di dollari), o della Shelby GT350R guidata in gara da Ken Miles (3,85 milioni di dollari). Oggi ad agitare i sogni degli appassionati della storica muscle car Ford ce ne è un'altra.

La casa d’aste Barrett-Jackson ha infatti svelato Green Hornet, una Mustang del 1968 utilizzata dalla Shelby American come laboratorio per sperimentare diverse soluzioni, tra cui una pionieristica iniezione elettronica. L’auto è uno dei pochi prototipi di Mustang che non sono stati distrutti, ed è appena stata completamente restaurata secondo le specifiche dell’epoca (sul restauro è stato realizzato anche un documentario di cui trovate il trailer alla fine dell'articolo).

Una delle poche Shelby hardtop

La Mustang soprannominata Green Hornet (per via della colorazione verde lime) nasce nel 1968 come prototipo per sviluppare la California Special, un’edizione limitata della muscle car. Quando il progetto viene accantonato, il reparto sviluppo di Ford cede Green Hornet all’azienda di Carrol Shelby, che la utilizza a lungo per sperimentare alcune soluzioni da applicare alle proprie vetture stradali e da corsa.

A tal scopo la Mustang deve diventare una Shelby, e viene quindi modificata con l’adozione del kit estetico utilizzato sulle GT350 e GT500 (che erano basate esclusivamente su vetture con carrozzeria fastback o convertibile, mentre Green Hornet è una hardtop, versione 3 volumi). Oltre a frontale, cofano e strisce laterali, la vettura riceve anche assetto, ruote e cambio delle Mustang di Shelby, e il propulsore viene sostituito con un più potente V8 “428” da 7 litri. Conclusa la trasformazione, l’auto viene denominata EXP.500 (Experimental 500), e viene affidata a Fred Goodell, ingegnere capo della Shelby American.

Un banco di prova

La sperimentazione inizia con l’installazione di un nuovo retrotreno a ruote indipendenti, poi è la volta di un impianto frenante con dischi al posteriore, e infine al posto dei carburatori viene applicato un innovativo sistema di iniezione elettronica Conelec: un piccolo computer posizionato nel lato del passeggero varia istantaneamente la composizione della miscela aria/benzina in base alle esigenze, una soluzione simile a quella adottata sulle vetture attuali. Grazie a queste migliorie l’auto arriva a vantare un impressionante 0-100 in 5,7 secondi.

A differenza di molte altre vetture sperimentali, Green Hornet non viene distrutta al termine della sua carriera. L’auto viene venduta nel maggio 1971 a Robert Zdanowski, un impiegato della Ford, e dopo alterne vicende arriva nelle mani di Steve Davis, che negli anni ’90 è il proprietario di una concessionaria di auto d’epoca, ma di lì a poco sarebbe diventato presidente della casa d’aste Barrett-Jackson.

Riportata all'antico splendore

Dopo aver ricostruito la storia della vettura, l’uomo decide di metterla all’asta nel 2013, ma le offerte non raggiungono il prezzo di riserva di 1,9 milioni di dollari. Green Hornet rimane quindi con la Barrett-Jackson e viene sottoposta a un lungo restauro, grazie al quale vengono ripristinate tutte le caratteristiche della vettura prototipale, compresa l’iniezione Conelec. Ora l’auto si appresta ad essere rimessa all’asta, e – con un valore stimato di oltre 3 milioni di dollari – potrebbe diventare la nuova Mustang più costosa al mondo.  

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