Ultimo aggiornamento  17 settembre 2021 12:31

Alfa Romeo 145, l'anticonformista.

Massimo Tiberi ·

L’Alfasud e poi la 33: a partire dal 1971 in un ventennio l’Alfa Romeo ha ormai consolidato la sua presenza nel segmento C del mercato europeo, dove ha saputo affermare le prerogative di un marchio tradizionalmente votato alle auto dal carattere sportivo. Modelli che sono riusciti a distinguersi, nonostante qualche problema da scontare, in un ambito che vede impegnati praticamente tutti i più importanti costruttori e che ha nella Volkswagen Golf il riferimento principale con il quale misurarsi.

L’erede della 33 deve quindi cercare ancora una volta di uscire dal coro, seguendo altre strade anche rispetto alle vetture della stessa categoria all’interno del Gruppo Fiat, che ha inglobato la Casa del Biscione dal 1986, pur nell’imprescindibile necessità di sfruttare sinergie ed economie di scala. Partendo da una base tecnica in comune con Fiat Tipo, Lancia Delta e la sorella maggiore Alfa 155, la scelta è così per una formula inedita che prevede lo sdoppiamento della debuttante medio-compatta in due varianti  dai connotati  differenti. Qualcosa che va oltre la convenzionale offerta di una identica carrozzeria a tre o cinque porte.

A sorpresa

Nel dualismo delle proposte, la più anticonformista è la tre porte 145, presentata al Salone di Torino del 1994, dall’aspetto sorprendente per i canoni della marca e frutto della creatività di un designer come l’americano Chris Bangle, che al momento del lancio della nuova auto è già passato alla Bmw.

L’aspetto esterno è simile a quello di una wagon dalle dimensioni contenute (lunghezza poco più di 4 metri), con accenti di forte originalità come la svasatura dei cristalli laterali anteriori, per migliorare la visibilità in curva, o in generale nell’estensione delle vetrature, ma il frontale è sempre caratterizzato dal classico scudetto Alfa Romeo. All’interno, l’immagine degli allestimenti è sportiva, però la qualità dei materiali  è un po’ troppo di livello utilitario per la categoria. Ampio quanto basta l’abitacolo e discreto il vano bagagli da 320/1.130 litri. Curata la ventilazione, con apertura a compasso dei vetri posteriori e bocchette anche sulle portiere, mentre fra gli accessori sono previsti gli airbag.  

Tanti motori

Trazione anteriore, sospensioni tutte indipendenti, sterzo servoassistito e impianto frenante misto con possibilità di Abs sono gli elementi che danno tono ad ottime doti dinamiche. La iniziale gamma motori eredita lo schema boxer, a quattro cilindri contrapposti, di Alfasud e 33 nella declinazione 1.350, 1.600 e 1.700 (questo a 16 valvole) con potenze da 90 a 129 cavalli per prestazioni vivaci (la velocità massima va da 178 a 200 chilometri orari). Si aggiunge un turbodiesel 1.900 da 90 cavalli e nel 1995 arriva la Quadrifoglio Verde, rivale delle varie berlinette GT della concorrenza, che monta il bialbero due litri Twin-Spark (due candele per cilindro) da 150 cavalli dei modelli Alfa di fascia superiore capace di spingere la 145 a 210 chilometri orari e da 0 a 100 in 8,4 secondi.

I motori a doppia accensione e 16 valvole sostituiranno completamente i boxer a partire dal 1996, assieme a qualche aggiornamento negli allestimenti che si ripeterà nel 1999. Le cubature sono di 1.400, 1.600 o 1.800 e il diesel 1.900 adotterà il più raffinato sistema common rail.

Addio nel 2000

Intanto, al Salone di Ginevra del 1995, è stata presentata la 146, cinque porte e carrozzeria a due volumi e mezzo, sorella della 145 dal disegno decisamente meno innovativo ma analoga nella meccanica e nelle sue evoluzioni.

Entrambi i modelli termineranno la produzione nel 2000, ripartendosi equamente le vendite (oltre 450.000 le unità complessive), per lasciare il posto alla 147, che tornerà alla distinzione tradizionale tra versioni a tre o cinque porte dello stesso corpo vettura.

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