Ultimo aggiornamento  14 aprile 2021 19:13

Stellantis, i timori su Melfi.

Paolo Borgognone ·

Stellantis starebbe valutando la possibilità di chiudere una delle due linee di produzione dello stabilimento di Melfi in Basilicata. A sostenerlo è Ferdinando Iuliano della Fim-Cisl secondo il quale una decisione definitiva non sarebbe stata ancora presa. “Siamo molto preoccupati – ha detto Iuliano – perché una volta ridotta la capacità produttiva di un sito, è molto difficile recuperarla". 

Melfi – considerato l’impianto italiano più efficiente tra quelli del gruppo nato dalla fusione tra Fca e Psa - è la fabbrica dove attualmente vengono prodotti i modelli Renegade e Compass  di Jeep e il suv compatto Fiat 500X

Le reazioni sindacali

La stessa Fim Cisl ha comunicato che il prossimo 15 aprile a Torino è confermato un incontro tra i rappresentanti dei lavoratori e l’azienda per discutere le prospettive dei siti industriali del gruppo in Italia a cui dovrebbero essere presenti i vertici di Stellantis Europe. “La presenza dei maggiori responsabili del gruppo – ha detto ancora Ferdinando Iuliano – è sicuramente importante per avere un quadro complessivo della situazione degli stabilimenti italiani”.

Il sindacalista ha anche parlato della necessità di chiarimenti riguardo alcune iniziative dell’azienda nelle ultime settimane che sarebbero state prese senza che i rappresentanti dei lavoratori ne venissero informati. “Mi riferisco – ha detto – alla mancata partenza della terza squadra per la produzione delle ibride Renegade e Compass, al conseguente rinvio della ripresa dell’attività per 1.500 lavoratori e all’aumento del ricorso alla cassa integrazione”.

Da parte sua Gianluca Ficco della Uilm ha ripetuto: “Confidiamo che l’incontro del 15 aprile possa rappresentare l’occasione per un vero chiarimento sulle iniziative intraprese dal nuovo management nei siti italiani. Chiediamo un confronto sulle ipotesi aziendali di intervento sia a livello nazionale che di stabilimento. Rendere le fabbriche competitive è interesse dei lavoratori ma è compito del sindacato garantire che eventuali tagli non incidano sulla dignità e la sicurezza del lavoro e non generino impatti socialmente inaccettabili”.

Michele De Palma, segretario nazionale Fiom-Cgil ha ricordato come sia stata la sigla che rappresenta a chiedere un incontro con l’azienda lo scorso 5 marzo. “Aprire un tavolo con tutte le organizzazioni sindacali – ha proseguito – sarà utile per affrontare le preoccupazioni espresse da lavoratrici e lavoratori”.

Per la Fiom è necessaria la rigenerazione degli stabilimenti in vista della transizione elettrica, a partire da quelli dei motori diesel e di assemblaggio. “Un piano di tutela occupazionale e industriale è l’obiettivo da perseguire unitariamente” ha detto De Palma che ha lamentato anche “il silenzio e la mancanza d’ascolto del governo sull’impatto sociale ed economico della crisi sul comparto mobilità”. Il sindacalista ha poi ricordato che il 26 marzo la sua sigla sarà al Ministero per lo sviluppo economico “per ottenere l’impegno ad avviare un tavolo nazionale sull’automotive”.

La strategia di Tavares

Il ceo di Stellantis Carlos Tavares si è impegnato – fin dai giorni della trattativa per la fusione Psa-Fca – a non chiudere nessun impianto e a non tagliare posti di lavoro. Stellantis, tuttavia, starebbe cercando di ottenere risparmi per circa 5 miliardi di euro l’anno.  Per questo Melfi – l’unico sito in Italia del gruppo ad avere due linee di produzione oltre a quello di Torino Mirafiori – sarebbe nel mirino dell’azienda, anche a causa del costo del lavoro che nel nostro Paese sarebbe più alto che altrove.

Il ridimensionamento degli impianti è stato il cuore della strategia messa in atto nell’ultimo decennio da Tavares per risanare i bilanci di Psa. Tutti gli stabilimenti che producevano meno di 250mila veicoli all'anno hanno visto la loro capacità tagliata da due linee di produzione a una, per massimizzare la resa.

In Francia  è stata questo il caso delle aree di assemblaggio di Rennes, Poissy e Mulhouse. In seguito la stessa politica è stata applicata anche ai siti di Opel-Vauxhall quando il marchio è stato acquistato da General Motors.

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