Ultimo aggiornamento  24 giugno 2021 14:49

Speciale Tech: la corsa cinese (5ª puntata).

Carlo Cimini ·

La corsa a due fra aziende del tech e quelle automotive per vincere la gara del software per la guida autonoma deve fare i conti con la Cina. Lo sviluppo della tecnologia driverless, così come la partita delle auto elettriche, dei chip e della rete 5G, rappresentano temi cruciali per il sistema paese e per la sua sfida geopolitica al mondo.

Smartphone a quattro ruote

In prima fila ci sono nomi come Alibaba, gigante dell'e-commerce, Baidu, il Google di Cina, Tencent, piattaforma tecnologica, ma anche Huawei messa al bando dagli Stati Uniti. Oltre a rivali come Foxconn, colosso taiwanese dell'elettronica che produce gli iPhone per Apple, il quale ha annunciato di recente una collaborazione con la cinese Byton per produrre il suv elettrico M-Byte.

Alibaba, il cui fondatore Jack Ma reo di troppa autonomia è stato di recente "ridimensionato" dal governo cinese, insieme ai gruppi automobilistici Dongfeng e Saic ha sostenuto la start up AutoX nella sperimentazione della sua tecnologia driverless nelle metropoli cinesi. E ancora, questa volta affiancata dall'azienda tech Xiaomi, è entrata nel business della guida autonoma investendo nel costruttore XPeng che ha sviluppato il sistema proprietario Navigation Guided Pilot specifico per le autostrade, in competizione diretta con Tesla e il suo AutoPilot.

Baidu - il principale motore di ricerca in lingua cinese - nel 2017 ha fondato la divisione di guida autonoma Apollo e fornisce tecnologie basate sull'intelligenza artificiale ad aziende come Volkswagen, Toyota e Ford. Ora ha deciso di espandersi nel mercato delle auto a batteria in collaborazione con Geely.

Baidu, che avrà nella società con Geely la quota di maggioranza, si occuperà di sviluppare la parte software delle vetture, che saranno interconnesse e predisposte ad ospitare in un secondo momento anche la guida autonoma. Geely, che possiede Volvo e detiene il 9,7% di Daimler, a sua volta ha trovato un accordo di cooperazione con il gigante tecnologico di casa Tencent Holdings per digitalizzare completamente tutti gli aspetti del ciclo di vita delle sue auto.

La lunga marcia

Nell'ultimo anno, in Cina lo studio del software per l’auto senza conducente ha tirato dritto e anzi accelerato le sperimentazioni su strada in molte megalopoli, contando anche su una crescita economica del Paese che nemmeno nel 2020 - unico caso al mondo in tempi di pandemia - si è fermata.

Ecco perché il futuro del software in campo automobilistico dovrà tenere conto della corsa della Cina. Fino a far sospettare che un eventuale partner di Apple - in cerca di un accordo con un costruttore per un'auto elettrica e driverless con il proprio marchio, come ha scritto il Financial Times - potrebbe addirittura essere cinese.

Sempre che la politica lo permetta e magari con la mediazione di Warren Buffet, il 90enne finanziere americano ceo della Berkshire Hathaway, una delle più grandi holding al mondo, che detiene sia il 5,4% del capitale di Apple che l’8,2% del colosso automobilistico cinese Byd, specialista di auto elettriche e pronto ad aprire in Europa la sua prima fabbrica di batterie all'estero. In entrambi i casi, Buffett è il primo azionista singolo. E nel grande business difficilmente ha sbagliato, non per caso è chiamato l' "oracolo di Omaha". 

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