Ultimo aggiornamento  24 giugno 2021 14:37

Henrik Fisker, un europeo nella Silicon Valley.

Angelo Berchicci ·

Decise che avrebbe costruito una propria automobile da bambino, guardando una Maserati Bora. Basterebbe questo dettaglio a far capire che Henrik Fisker, ceo e fondatore dell’omonima Fisker Inc. (il suo primo progetto è il suv elettrico Ocean, atteso per il 2022), ha un background diverso da quello degli altri creatori di startup della Silicon Valley.

Un background diverso

58 anni, di origine danese (anche se ormai vive in California da decenni), Fisker ha alle spalle un’importante esperienza nell’industria automobilistica tradizionale (è stato designer di Bmw e Aston Martin), e incarna il prototipo del nuovo imprenditore europeo, proiettato verso le tendenze del futuro, elettrificazione in primis, ma senza perdere di vista il vero oggetto della propria attività, ovvero la produzione di “vetture che mantengano un’identità, invece di diventare meri strumenti per la mobilità”.

A differenza di Elon Musk e company, al centro dell’ottica di Fisker non c’è l’innovazione tecnologica più spinta, ma l’automobile di per sé, che deve essere prima di tutto bella da guidare e ammirare, nonché - in perfetta ottica nord-europea - sostenibile anche nei materiali. Una mentalità formatasi nella vecchia scuola dell’automotive continentale, e ora proiettata verso le nuove forme di business della West Coast, che è il risultato anche di vicende travagliate e fallimenti, come quello occorso alla sua prima creatura, la Fisker Automotive.

Gli inizi

Nel 1989, subito dopo aver conseguito la laurea in design presso un istituto svizzero, Fisker viene assunto da Bmw, dove rimarrà fino al 2001. Il giovane Henrik si mette subito in mostra presso il Bmw Technik di Monaco, il centro di ricerca stilistico della Casa, tanto da ricevere nel 1992 il suo primo incarico di rilievo: assieme alla sua squadra gli viene chiesto di immaginare una sportiva che potesse omaggiare la mitica Bmw 507.

Il risultato arriva nel 1997, quando viene completata la concept Z07, che con pochissime modifiche diventerà la roadster Z8, commercializzata dal 2000. Dopo aver dato il suo contributo a un altro importante veicolo, la Bmw X5, primo suv della Casa, Fisker si trasferisce a Gaydon, dove firma due vetture considerate tra le Aston Martin contemporanee più belle: la DB9 e la V8 Vantage.

Una falsa partenza

Nel 2004, raggiunta una notevole fama, il designer decide di lasciare Aston per mettersi in proprio. Si trasferisce in California, dove fonda prima la Fisker Coachbuild, che rispolvera l’antica arte delle carrozzerie su misura (sarà chiamato anche da Elon Musk per alcune consulenze sul design di quella che sarebbe diventata la Tesla Model S), poi la Fisker Automotive, con la quale si propone di creare un’intera vettura.

Il sogno del designer si realizzerà grazie alla Karma, elegante berlina ibrida plug-in, rimasta la prima e unica vettura finora a portarne il nome. Ma il duro risveglio arriva molto presto: la Karma è affetta da numerosi problemi di affidabilità e tra Fisker (che è designer, ceo e fondatore della startup, ma non ne possiede il controllo) e la proprietà sorgono disaccordi, culminati nelle sue dimissioni. Siamo nel 2013 e pochi mesi dopo la Fisker Automotive dichiara bancarotta.

Imparare dagli errori

Il designer non si perde d’animo, e ci riprova nel 2016 fondando la Fisker Inc, ma solo dopo aver analizzato gli errori commessi, forse anche per via della sua provenienza professionale. “Ho imparato che se non si è un'industria grande ed affermata, è molto difficile realizzare tutto da soli. L’automotive si è evoluto negli ultimi anni, ma rimane un mondo estremamente complesso e costoso. La chiave è affidarsi ai partner giusti, e non solo sul piano finanziario”.

La Fisker Inc. riparte da un nuovo progetto, il suv elettrico Ocean, attualmente in fase di sviluppo, che si rivolge a una diversa platea: non più il settore del lusso come per la Karma, ma una collocazione generalista, con un prezzo previsto di 37mila dollari (31mila euro). A tenere bassi i costi contribuisce la scelta di affidarsi a fornitori terzi per le componenti, e visti i nomi (il colosso Magna fornirà la parte elettrica e assemblerà la Ocean in Europa), sembra che Fisker voglia evitare a tutti i costi nuovi problemi di affidabilità.

Il debutto a Wall Street

Il controllo dell’azienda questa volta è nelle mani di Henrik Fisker e di sua moglie Geeta, ex consulente presso la Lloyds Bank e ora cofondatrice e direttrice finanziaria della startup, i quali hanno investito i risparmi di una vita per mantenere il ruolo di soci di maggioranza. “La proprietà è l’unico modo per far valere le decisioni giuste. Ovviamente è rischioso, se dovessimo fallire è finita. Non lo stiamo facendo per diventare ricchi, ma perché vogliamo creare un’azienda che produca auto straordinarie” afferma Geeta.

Per buona parte a lei si deve anche la recente quotazione a Wall Street della Fisker Inc, che sembra essersi rivelata una decisione determinante: durante l’offerta pubblica di ottobre 2020 la startup ha raccolto oltre 1 miliardo di dollari, e da allora il titolo ha guadagnato il 110%. Buona la seconda, verrebbe da dire.

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