Ultimo aggiornamento  21 ottobre 2021 13:01

Speciale Tech: l'ascesa di Samsung (3ª puntata).

Carlo Cimini ·

"Entro il 2020 avremo trasformato tutte le nostre auto in smartphone". La profezia del numero uno del gruppo Volkswagen Martin Winterkorn al day one del Salone dell'automobile di Francoforte 2015 non si è ancora avverata, tanto più che poco dopo il manager fu travolto dallo scandalo del dieselgate. Ma se l'auto diventerà uno "smartphone a quattro ruote", perché un colosso mondiale di smartphone come Samsung non sarebbe dovuto entrare di corsa nel settore dell'automotive passando dalla porta della guida autonoma?

Il cervello della mobilità

Dopo alcuni colloqui sotto traccia con Bmw, nei primi mesi del 2017 Samsung raggiunge il primo grande risultato per accelerare lo sviluppo della guida autonoma. È il ministro del Territorio, Infrastrutture e Trasporti della Corea del Sud, Kang Hoin, ad annunciare il via libera per i test delle auto driverless del colosso coreano in fase di sviluppo con Hyundai, l'altro grande gigante industriale del Paese. Con cui Samsung condivide storie di capitalismo familiare alle spalle e la prima linea per quel che è considerato l'interesse nazionale del paese in competizione con il resto del mondo.

Software, telecamere, sensori sviluppati sul deep-learning e un sistema di algoritmi. La guida autonoma inizia a diventare un vero proprio business per Samsung, produttore leader di smartphone a livello globale per volumi di vendita. "Non intendiamo costruire macchine, ma collaborare con i costruttori e gli innovatori del settore della mobilità", chiariscono da Seoul, "la nostra è una filosofia di innovazione e collaborazione aperta". Per questo l'azienda sudcoreana crea quattro anni fa il "Samsung automotive innovation fund", un fondo da 300 milioni di dollari dedicato esclusivamente al mondo auto. Il primo investimento del fondo è per TTTech, azienda che ha sviluppato le tecnologie per la guida semi-autonoma e i dispositivi di sicurezza della nuova Audi A8.

Nel frattempo, viene inaugurata una nuova divisione aziendale per lo sviluppo di software chiamato Harman Autonomous/Adas strategic business unit (SBU) dal nome dell'azienda Harman acquisita a inizio anno e specializzata in sistemi per auto connesse. Viene guidata dall'americano John Absmeier, un ingegnere meccanico che nel 2012 ha fondato nella Silicon Valley i Delphi Labs, che sviluppano piattaforme per auto autonome.

"Non iniziamo da zero"

“I veicoli sono diventati una sorta di smartphone a quattro ruote, necessitano quindi di software in grado di interagire con l’uomo e, perché no, anche di sostituirlo”, sottolinea Dave Anderson, direttore del centro di sviluppo tecnologico di Samsung, rimarcando la dichiarazione di Winterkorn del 2015. “La guida autonoma è un passaggio fondamentale per l’industria auto. E noi non iniziamo da zero”. L’intento del gruppo, infatti, non è quello di avviare una produzione propria di auto robot, ma di brevettare un’intelligenza artificiale esterna in grado di sostituirsi al guidatore e venderla ai costruttori di veicoli, con l’obiettivo di diventare leader nel mercato. Per questo nel 2018 il colosso coreano dell’elettronica investe oltre mezzo miliardo di dollari sulla piattaforma Drvline: un sistema realizzato dalla Harman con il supporto tecnico di WayRay, società svizzera che produce display, in grado di sfruttare gli ologrammi della realtà aumentata per evitare ostacoli e pedoni.

Tecnologie che Samsung lancerà attraverso due nuovi brand destinati all’automotive: Exynos Auto e Isocell Auto. Il primo, derivato dalla telefonia mobile, sarà proposto in due tipologie, Auto V e Auto T, utili a gestire rispettivamente sulle vetture non solo i sistemi di infotainment più avanzati, ma anche i più moderni dispositivi di assistenza alla guida e di supporto telematico. I sensori di immagine Isocell, invece, sono dotati di una particolare tecnologia di isolamento dei pixel, garantendo una maggiore visibilità sulla strada anche in situazioni meteo sfavorevoli o di scarsa luminosità per una migliore percezione di ostacoli e oggetti sulla carreggiata durante la guida.

Rete 5G e chip

"L'importanza dei veicoli autonomi e delle auto connesse sta crescendo rapidamente nell'era dei 5G e l'impegno di Samsung per l'innovazione collaborativa in questo settore è più forte che mai", ha dichiarato Jaeho Jeon, vicepresidente esecutivo e responsabile del Global Technology Service, Networks Business della multinazionale coreana. "Siamo pronti a stabilire le basi di un nuovo ecosistema industriale che consentirà all'industria automobilistica driverless di prosperare". Detto, fatto. All’alba del 2019, Samsung sigla un accordo con la Korea Transportation Safety Authority (Kotsa) - ente per la sicurezza dei trasporti del governo della Corea del Sud - per costruire reti di connessione ultra veloce e relative infrastrutture che consentiranno di accelerare lo sviluppo della tecnologia della guida autonoma in Corea. I progetti saranno realizzati e testati in un unico luogo chiamato K-City: cinque aeree di vita reale simulata distribuite su un campo di 360mila metri quadrati.

La guida autonoma, però, non è solo software, ma anche hardware. Menzione a parte va dedicata ai chip delle auto robot. Samsung, infatti, collabora con Tesla alla realizzazione di un chip semiconduttore con processo di sviluppo a 5 nanometri per essere il sistema infotainment dei modelli autonomi del marchio americano di auto elettriche e ora, secondo le indiscrezioni raccolte dai media coreani, avrebbe raggiunto un'intesa con Waymo, divisione di Alphabet (Google), per sviluppare chip per auto a guida autonoma di prossima generazione. Altro che smartphone.

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