Ultimo aggiornamento  24 ottobre 2021 05:02

Volkswagen Bulli, a grande ritorno.

Anastasia Borra ·

Scorrendo le immagini dei momenti clou della storia e della rivoluzione giovanile degli anni Sessanta come il festival di Woodstock, è impossibile non notare la presenza del pulmino Volkswagen Transporter T1, meglio conosciuto con il nomignolo affettuoso di Bulli. Il simbolo stesso di quell’epoca, diventato icona di stile della controcultura hippy e non solo.

Il marchio tedesco ha ufficializzato che questo oggetto del desiderio per intere generazioni tornerà sul mercato nel 2022, con forme simili ma con altro nome e contenuti ricchi: ora si chiama I.D. Buzz ed è 100% elettrico. Appuntamento per il "reveal" al Salone dell’auto di Monaco di Baviera il 7 settembre, Covid permettendo. 

Al passo con la tecnologia

Mostra linee futuristiche l’I.D.Buzz. Oltre alla novità della propulsione esclusivamente a batteria, il nuovo modello ha caratteristiche minimal e ipertecnologiche. Scompare dalla plancia ogni tasto o interruttore: tutto sarà controllabile tramite il touchpad sul volante.

I fari si trasformano in veri e propri “occhi” dell’auto, in grado di direzionarne la traiettoria come un navigatore di guida o richiamando l’attenzione di ciclisti e pedoni con segnali intermittenti. Tutto questo è reso possibile dall'utilizzo di moderni sensori a realtà aumentata.

Un pezzo di storia

Quando nel 1947 l’ingegnere Ben Pon vide un curioso carrello allestito su un Maggiolino per spostare i materiali da lavoro nella fabbrica Volkswagen di Wolfsburg, gli balenò subito nella testa l’idea di proporre alla casa automobilistica un veicolo commerciale per il trasporto di merci o persone. I primi Transporter messi su strada furono prodotti nel 1950.

Di anno in anno, il successo del Bulli passa attraverso numerose versioni, come il camper Westfalia o il Samba Bus: sono loro, abbelliti con decorazioni floreali, disegni psichedelici e inni all'amore e non alla guerra, a entrare nel mito e far sì che questo furgoncino rappresenti una delle immagini simboliche degli anni Sessanta.

Ed è curioso e paradossale pensare che uno dei simboli più potenti del movimento giovanile e pacifista che si mosse contro il conflitto nel Vietnam - ma anche contro tutte le guerre - fosse derivato dalla "auto del popolo", la Volkswagen Maggiolino voluta da Hitler e parte del suo disegno per portare la Germania al dominio dell'Europa.

Tutte cose che restano nella memoria e che tornano ora che Volkswagen rilancia: e chissà quali saranno le reazioni di quei figli dei fiori, oggi uomini e donne maturi, che hanno vissuto la loro stagione on the road a bordo di un veicolo spartano e semplice ma che ha fatto la storia.

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