Ultimo aggiornamento  11 maggio 2021 03:38

Quando l'auto diventa investimento.

Angelo Berchicci ·

Ogni appassionato vede la propria auto classica come un hobby, un ottimo modo per passare del tempo in garage a fare manutenzione, o semplicemente ad ammirarne le forme. Oltre a questo approccio “romantico” al tema, è innegabile che le vetture d’epoca (così come quelle più moderne, purché sportive o esclusive) costituiscano anche un importante oggetto di investimento. Analizziamo i principali due scenari che vedono le auto come strumento finanziario.

L’investimento fisico

Il primo e più ovvio metodo di investimento è quello di acquistare un’auto (storica o moderna) il cui valore potrebbe aumentare nel tempo, e “ibernarla” per poi rivenderla anni dopo a un prezzo più alto. Esistono numerosi servizi di consulenza, come quelli della società Hagerty, che forniscono indicazioni agli investitori sulle auto con le quotazioni più promettenti e sui previsti tempi di apprezzamento. Uno degli aspetti fondamentali di questo tipo di investimento è la rinuncia quasi totale all’utilizzo dell’auto: più basso è il chilometraggio delle vetture, e più alti potranno essere i ricavi della vendita.

Trattandosi di un importante ramo d’affari, numerosi servizi gravitano attorno a questo mondo. Ad esempio, esistono società che si occupano di stoccare i veicoli in veri e propri garage/caveau. Un classico è anche l’utilizzo delle cosiddette “camere del tempo”: la vettura viene posta all’interno di una bolla sigillata ermeticamente, che la protegge dai raggi solari, dalla polvere e dall’umidità, permettendole di mantenere anche per decenni le sue condizioni originali.  

Più redditizie dello S&P 500

Per dare un’idea dei possibili guadagni di un simile investimento, InsideHook ha analizzato la vendita di una Porsche 911 GT3 RS del 2004 (serie 996) con meno di 150 miglia (240 chilometri) all’attivo. Non si tratta di un’auto classica, ma essendo il primo modello Porsche ad adottare la sigla GT3 (ed essendone state costruite solo 700) ha un elevato valore collezionistico, e la prova è data dal prezzo che l’auto è riuscita a spuntare quando è stata rivenduta all’asta nel 2017 da Sotheby’s: 419.126 dollari (353mila euro).

Partendo da un listino che nel 2004 era di 111.200 dollari e considerando l’inflazione, la vendita dell’auto ha generato un profitto di 274.831 dollari (232mila euro). Dopo 13 anni, la Porsche 911 GT3 RS ha portato al suo proprietario un rendimento del 190%. In alternativa, se la medesima somma iniziale fosse stata investita in un titolo dell’indice S&P 500 (il più importante del mercato americano), avrebbe generato nella stessa finestra temporale un ritorno “solo” del 101%: il metallo in questo caso batte persino Wall Street.

I fondi comuni

Per chi vuole investire nel settore delle auto d’epoca, ma senza la responsabilità di possedere una vettura, esistono appositi fondi comuni. In genere questi strumenti raccolgono i fondi dei sottoscrittori e li utilizzano per acquistare un paniere di beni, che possono essere auto d’epoca, moto, o anche cimeli e altri oggetti di interesse storico legati al mondo delle automobili.

L’obiettivo è ovviamente quello di stoccarli e rivenderli in un secondo momento, generando dei profitti. Il vantaggio è la differenziazione dell’investimento, che permette di diminuirne il rischio. Inoltre, prima dell'acquisto le vetture possono essere esaminate da un team di esperti, che stimano anche gli eventuali costi di un restauro. Il principale svantaggio è dato dall’indisponibilità della vettura, anche se alcuni fondi offrono ai partecipanti la possibilità di guidare le auto per brevi periodi.

Uno di questi (il più famoso, essendo stato tra i primi) è il Classic Car Fund, nato nel 2012 e gestito da una società britannica. Il fondo nell’ultimo anno ha avuto un rendimento del 2,8%, che diventa del 26,5% se si considerano gli ultimi cinque anni, grazie alla compravendita di pezzi pregiati, come Lamborghini Espada e Ferrari Testarossa.

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