Ultimo aggiornamento  08 dicembre 2021 04:05

Jensen Interceptor FF, capostipite British.

Massimo Tiberi ·

L’Audi quattro del 1980 ha sdoganato definitivamente la trazione integrale dal circoscritto ambito delle fuoristrada. Ma nella produzione di serie c’erano già state la Subaru Leone e l’American Motors Eagle, mentre il primato assoluto spetta alla britannica Jensen con una una granturismo apparsa alla fine degli anni Sessanta.

La piccola factory di West Bromvich, dopo aver diviso l’attività tra modelli sportivi con il proprio marchio e collaborazioni per l’allestimento di vetture come le Austin Healey 100 e 3000 o la Volvo P1800, compie un significativo passo avanti presentando nel 1966 al Salone di Londra la nuova Interceptor.

Anima italiana

Riprendendo un nome già utilizzato in precedenza, la debuttante di Jensen è una coupé, due posti più due, dal design moderno ed elegante inizialmente impostato dalla Touring e poi definito dalla Vignale. Un po’ mastodontico il frontale con quattro fari circolari e fortemente caratterizzante soprattutto il grande lunotto posteriore, apribile per accedere al vano bagagli. All’interno, i connotati classici delle vetture d’Oltremanica, con ampio uso di legno e pelle che sottolineano la cura di un prodotto di stampo artigianale, tra l’altro ben dotato in fatto di accessori, dagli alzacristalli elettrici al volante regolabile, al climatizzatore.

La meccanica è impostata per offrire alte prestazioni ma senza mettere in secondo piano il comfort, seguendo un percorso più simile a quello delle Maserati o delle Iso Rivolta dell’epoca che non delle Ferrari. Il motore è un otto cilindri a V di origine Chrysler, 6,3 litri con carburatore quadricorpo accompagnato, tanto per non smentire la vocazione dell’auto, da un cambio automatico a tre rapporti. E’ disponibile comunque anche un manuale a quattro marce, unito al differenziale autobloccante, per accontentare i più esigenti e lo schema delle sospensioni è d’impronta sportiva con quadrilateri anteriori e ponte posteriore De Dion.

Va veloce

D’altra parte, la potenza di 310 cavalli, a fronte di una vettura lunga 4,77 metri e che supera i 1.700 chili di peso, non pone la granturismo Jensen al vertice dinamico della categoria, pur consentendo di superare i 210 chilometri orari e garantendo ottima souplesse di marcia. Nell’ottica della guida rilassante e in sicurezza anche la presenza del servosterzo e dell’impianto frenante a quattro dischi con antibloccaggio meccanico, di derivazione aeronautica della Dunlop-Maxaret, una prerogativa meno sofisticata ma comunque efficace e che anticipa di molto l’Abs elettronico Bosch.

La prima volta

Il traguardo d’importanza storica arriva però nel 1968, con il lancio della versione FF e l’esordio su un’auto di serie della trasmissione a quattro ruote motrici. La sigla, per Formula Ferguson, sottintende un sistema sperimentato dall’azienda britannica specializzata in trazioni integrali perfino nella Formula 1: tre differenziali, il centrale bloccabile e prevalenza della coppia posteriore al 63 per cento per favorire un comportamento più coinvolgente.

Nonostante sia un prodotto d’avanguardia, la 4x4 avrà una diffusione limitata a meno di 300 esemplari, mentre l’evoluzione del resto della gamma porterà nel 1971 ad un motore 7,2 litri di cilindrata, da 385 cavalli per 230 chilometri orari, e a una variante cabriolet nel 1974. La crisi e la messa in liquidazione della Jensen concluderà la carriera della Interceptor nel 1976, dopo 6.900 unità complessive costruite.

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