Ultimo aggiornamento  28 novembre 2021 18:49

Addio all’inventore della Dune Buggy.

Paolo Borgognone ·

Bruce Meyers, l’inventore della celebre Dune Buggy - la “spiaggina" più famosa del mondo - è scomparso nei giorni scorsi a San Diego all’età di 94 anni. 

La storia di Meyers è degna della trama di un film: appassionato di auto, ma anche delle onde della Bassa California e della tavola per cavalcarle - sopravvissuto a un attacco kamikaze alla portaerei Bunker Hill al largo di Okinawa durante la Seconda guerra mondiale -  nel 1963 ebbe l’idea di “inventare” un’auto che potesse destreggiarsi tra le dune sabbiose frequentate dagli appassionati del surf. Qualcosa del genere già esisteva fin dagli anni ’30 in America, ma si trattava di vetture tradizionali a cui erano stati solamente tolti dei pezzi per renderle adatta al terreno sabbioso, non certo dei capolavori ingegneristici. 

Il “barbone da spiaggia” - come si definiva l’inventore - ebbe così l’idea di applicare su un telaio di un “Maggiolino” Volkswagen opportunamente accorciato di 36 centimetri una carrozzeria leggerissima in fibra di vetro, con quattro pneumatici sovradimensionati, due fari che ricordavano gli occhi di un insetto e colori sgargianti per la carrozzeria: era nato il Dune Buggy, chiamato originariamente Meyers Manx.

All’inizio ne vennero costruiti soltanto 12 esemplari e il primo - ribattezzato “Old Red” era proprio di Meyers che l’ha tenuto fino alla morte. Erano modelli pionieristici, senza sospensioni, tanto che non avevano il permesso di circolare su strada pubblica. 

Solo più tardi la Manx venne venduta in un kit di montaggio che consentiva a chiunque di realizzare la propria auto a un prezzo decisamente contenuto: solo 985 dollari.

Icona del suo tempo

Col passare del tempo, la vettura si è evoluta e tra i sedili è stato ricavato lo spazio per le tavole da surf, l'autentico talismano della cultura della California negli anni ’60 e ’70.

Il fenomeno rimase comunque ristretto fino a quando - nel 1967 - Meyers partecipò, stravincendola, a una competizione in Messico. “Il giorno dopo - ricordava - ricevemmo 350 ordinazioni". Allo scopo venne fondata la B.F.Meyers che negli anni ha realizzato oltre 6mila vetture. Ma - nonostante il disegno originale fosse coperto da copyright - la “Dune Buggy” fu copiata innumerevoli volte, tanto da essere definita dalla Historic Vehicle Association “l’auto più replicata della storia”. I concorrenti - si calcola - ne realizzarono 250mila copie. 

Stanco di dover continuamente lottare con i tentativi di imitazione, Meyers chiuse l’attività nel 1971 per poi riprenderla nel 1999 e continuare a costruire le vetture fino al 2020 quando ha venduto a una società texana.

Un pezzo di storia 

La  Manx ha ottenuto enorme successo nella sua vita, tanto da essere protagonista di film e non solo negli Usa. Se in America la ricordano infatti con alla guida Elvis Presley nella locandina del film del 1968 “Live a Little, Love a Little” - mai edito nel nostro Paese - e con Steve McQueen in “The Thomas Crown Affair”, in Italia intere generazioni hanno amato la Dune Buggy (questa costruita a Roma dall’officina Puma) al centro delle vicende dell’esilarante “Altrimenti ci arrabbiamo”, film del 1974 diretto da Marcello Fondato con la coppia Bud Spencer e Terence Hill. 

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