Ultimo aggiornamento  12 aprile 2021 00:59

Le youngtimer di Stellantis: le super berline (1ª puntata).

Angelo Berchicci ·

Tra nuove prospettive e annunci di rilancio, la nascita di Stellantis ha messo in fermento le community degli appassionati, soprattutto per quanto riguarda i brand italiani. Mettiamo per un attimo da parte gli sviluppi futuri e guardiamo alla grande eredità che il neonato gruppo ha ricevuto in dote, concentrandoci sulle youngtimer (ovvero le auto degli anni ’80, ’90 e primi 2000). In questo speciale a puntate vogliamo proporvi un confronto tra vetture che oggi si ritrovano nella stessa famiglia, sotto il grande ombrello di Stellantis, ma che al lancio erano dirette rivali.

Partiamo con due tra i modelli più apprezzati dagli appassionati di tutto il mondo. Siamo alla fine degli anni ’80 e inizia a diffondersi la moda delle berline super sportive, realizzate “a quattro mani” assieme a Case rinomate o preparatori. In un settore che parla prevalentemente tedesco, grazie a Bmw M5 e Mercedes/Porsche 500E, si inseriscono due proposte particolari: una italianissima, la Lancia Thema 8.32 “Ferrari”, e una sviluppata tra Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti, la Opel Omega Lotus.

Lancia Thema 8.32

Presentata al Salone di Torino del 1986, la Lancia Thema 8.32 deve la sua denominazione al propulsore, un 8 cilindri a V da 32 valvole e 3 litri di cilindrata. Il motore era realizzato dalla Ferrari (si tratta di un’unità derivata da quella della Mondial Quattrovalvole), motivo per cui l’auto è conosciuta anche con il soprannome di “Thema Ferrari”. Grazie ai suoi 215 cavalli, la vettura era in grado di raggiungere i 240 chilometri orari di velocità massima e scattare da 0 a 100 in 6,8 secondi.

Fortemente voluta dall’Avvocato Gianni Agnelli, l’auto si poneva al vertice della gamma Lancia ma, a differenza delle avversarie, rimaneva un’ammiraglia più votata al comfort che alle prestazioni pure (rispetto alle concorrenti era quella con meno cavalli e l’unica con la trazione anteriore). Una sorta di lussuosa granturismo a quattro porte, come testimoniava l’abitacolo, rivestito interamente in radica, Alcantara e pelle firmata Poltrona Frau.

L’equipaggiamento era di altissimo livello, con dotazioni non disponibili nel normale listino Thema, tra cui le sospensioni elettroniche personalizzabili nella taratura. Esteticamente l’auto manteneva la linea sobria ed elegante disegnata da Giugiaro. Niente passaruota allargati o elementi particolarmente vistosi, ma la sportività era sottolineata dallo spoiler retrattile, comandabile elettronicamente dall’abitacolo, dal doppio terminale di scarico e dai cerchi che riprendevano il disegno a stella di quelli utilizzati sulle Ferrari.

Fino al 1991 vennero prodotti 3.520 esemplari di Thema 8.32 fra prima e seconda serie (il restyling arrivò nel 1988), ognuno dei quali assemblato a mano nello stabilimento Lancia di Borgo San Paolo, a Torino. Grazie al fascino del made in Italy la Thema 8.32 conquistò non solo gli appassionati, ma anche calciatori, star del cinema, piloti (era l’auto guidata da Michele Alboreto e Gerhard Berger, così come dallo stesso Enzo Ferrari), e divenne una sorta di “must-have” per i vip.

Opel Omega Lotus

La ricetta seguita da General Motors per la Opel Omega Lotus era esattamente l’opposto del fascino discreto della Thema 8.32. Il costruttore di Detroit, che allora era proprietario sia dei marchi Opel che Lotus, voleva inserirsi nella nicchia delle berline super sportive con un unico obiettivo: quello di creare la quattro porte stradale più veloce del mondo. Chiese quindi a Opel e Lotus di realizzare una vettura estrema sia per quanto riguardava l’estetica che le prestazioni.

Il progetto fu avviato nel 1989 e in un primo momento i tecnici inglesi provarono a inserire sotto il cofano della Opel Omega il V8 da 5,7 litri della Corvette ZR1, salvo poi rinunciare per motivi di ingombri. Si optò quindi per una soluzione meno esagerata: quella di elaborare il 6 cilindri da 3 litri che l’Omega montava sulla sua versione di punta. Il propulsore venne portato a una cilindrata di 3,6 litri e ricevette due turbine Garrett, per una potenza totale di 377 cavalli e una coppia di 570 newton metri.

La Opel Omega Lotus dimostrò di avere prestazioni persino superiori alle aspettative. Con uno 0-100 coperto in 5,4 secondi e soprattutto una velocità massima di 283 chilometri orari, non solo raggiunse e mantenne a lungo il record di velocità per le berline di serie, ma si dimostrò in grado di tenere testa anche a sportive blasonate come la Porsche 911 e la Ferrari Testarossa.

A delle prestazioni così importanti si univa un’estetica aggressiva, caratterizzata dai vistosi passaruota allargati (necessari per far spazio agli pneumatici posteriori da 265 millimetri), da una spoiler fisso sul bagagliaio, minigonne laterali, paraurti con prese d’aria maggiorate e doppio terminale di scarico. Fino al 1994 ne furono prodotti 950 esemplari, di cui circa 400 per il mercato britannico (dove era conosciuta come Vauxhall Carlton Lotus).

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