Ultimo aggiornamento  17 settembre 2021 11:40

Usa: le richieste dei lavoratori auto a Biden.

Paolo Borgognone ·

L’insediamento della nuova amministrazione negli Stati Uniti ha portato grandi aspettative anche nel settore automobilistico. Cardine della politica di Washington nei prossimi anni sarà certamente l’elettrificazione che il presidente Joe Biden ha messo tra le priorità del suo mandato, promettendo incentivi per l’acquisto di auto a zero emissioni, una aggressiva politica per le infrastrutture di ricarica e il sostegno all’industria americana.

Tutto ciò, pure se accompagnato dalla promessa che “i lavoratori non saranno lasciati indietro”  non basta, però, a placare le preoccupazioni degli impiegati del settore – circa 905mila – e dei loro rappresentanti sindacali. La necessità di meno manodopera per costruire i nuovi veicoli a batteria è un esempio delle paure che serpeggiano negli impianti americani. Anche per questo Biden ha iniziato un dialogo con i sindacati, incontrando i leader delle varie sigle, a cominciare da Richard Trumka dell'Afl-Cio (un’organizzazione generalista da 12,5 milioni di iscritti con forti ramificazioni nell’automotive) e Rory Gamble, presidente degli United Auto Workers, tradizionalmente molto vicino ai democratici.

Un passo volto a contrastare l’iniziativa politica della minoranza repubblicana in Parlamento che ha già sollevato critiche al piano di Washington per l’elettrificazione, mettendo proprio il tema dei rischi per l’occupazione al primo posto. Vale la pena di ricordare che – secondo la stessa Uaw – il 34% degli iscritti alle ultime presidenziali ha votato per Trump, evidentemente ritenendo la sua politica maggiormente prudente verso l’elettrico una scelta conservativa più lungimirante.

Le richieste

Ma cosa chiedono i sindacati a Biden? La risposta, semplice e diretta, viene da Art Wheaton, studioso dell'industria automobilistica presso la Scuola di relazioni industriali e del lavoro della Cornell University di Itacha, New York: "La cosa più importante che si cerca è la conferma della stabilità del posto di lavoro: è questo che gli operai sperano continuamente di ricevere". In un momento particolare come l'attuale, poi, "l’obiettivo è sopravvivere alla transizione verso i veicoli elettrici".

Anche perché ci si è messa pure la pandemia a complicare le cose. Le vendite nel 2020 sono crollate in tutto il mondo, la crisi dei chip e perfino l’eccezionale maltempo di queste ultime settimane stanno colpendo un settore che ha già visto scomparire molti posti di lavoro.

Proteggere il Made in Usa

La risposta alla crisi è – per molti anche all’interno delle organizzazioni dei lavoratori – la difesa della produzione negli Usa, dopo che decenni di progressivo rallentamento della quota di mercato interno delle case automobilistiche statunitensi hanno contribuito al lungo e costante declino dei posti di lavoro.

Per risolvere la questione Donald Trump ha tentato la via dei tagli alle tasse sulle società, della deregolamentazione e dei dazi, mentre Biden ha detto che si concentrerà sugli appalti e i sussidi per ricerca e sviluppo, oltre ad aver lanciato l'iniziativa “Buy American” per favorire l’acquisto di prodotti nazionali anche da parte della pubblica amministrazione.

"Comprendiamo che, per questioni di redditività, ci saranno sempre fornitori offshore - ha dichiarato Rich LeTourneau, presidente della contrattazione Uaw per l'impianto di assemblaggio General Motors di Fort Wayne, Indiana - ma molti lavoratori vogliono dalla amministrazione federale che mantenga e incoraggi il lavoro nei nostri impianti di assemblaggio negli Stati Uniti”.

Sì alla sindacalizzazione

Altra richiesta che arriva dai lavoratori alla politica è quella di favorire la nascita di nuove organizzazioni sindacali anche in quegli stabilimenti che oggi ne sono sprovvisti, come accade soprattutto nel sud del paese.

A questa esigenza Biden ha risposto con l’appoggio alla approvazione definitiva del “Pro Act”, un disegno di legge sul diritto del lavoro che in pratica cancella le regole di certi stati che tendono a rendere più difficile accedere alla protezione del sindacato. "Gli unici preoccupati per l'organizzazione sindacale sono le aziende, perché le associazioni di rappresentanza impediscono a una società di violare i diritti fondamentali dei dipendenti", ha detto Richard Incrocci, team leader nello stabilimento di Flint di Gm in Michigan che pure ha dichiarato di aver sostenuto Trump. “I sindacati sono la spina dorsale del paese, a loro si devono molti dei diritti acquisiti dai lavoratori”.

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