Ultimo aggiornamento  21 settembre 2021 19:46

Speciale India: l’auto si sposta online (3ª puntata).

Patrizia Licata ·

La crescita digitale dell’India, pur in una società piena di contraddizioni, prosegue a passo spedito e coinvolge anche il mondo dell’automobile. Come? Modificando le abitudini di acquisto: le informazioni si cercano sul web e i preventivi si fanno online, mentre i concessionari ridisegnano i siti per esperienze “interattive”. Cambia anche il modo di spostarsi: la diffusione degli smartphone ha permesso la diffusione dei servizi di taxi privati che si prenotano via app, come Uber e Ola. La pandemia di Covid-19 ha inciso su questi trend, contribuendo a plasmare il mercato.

L’auto si sposta online 

Alla fine del 2020 l'India contava 700 milioni di utenti internet (più o meno la metà della popolazione, collegata per lo più da smartphone). Nel 2025 diventeranno quasi 1 miliardo, come mostrano le proiezioni di Statista.com. La propensione degli indiani a usare gli strumenti digitali non raggiunge in maniera omogenea tutte le fasce della popolazione, ma è consolidata e in crescita costante. 

Già nel 2019 una ricerca di Google-Kantar Tns rivelava che, l’anno precedente, il 90% degli acquisti d’auto in India iniziava nel mondo online, contro il 74% del 2016. I motori di ricerca (90%), i video (80%) e i siti dei costruttori e dei concessionari (56%) risultavano i principali canali da cui partiva il processo d’acquisto e capaci di influenzare la decisione finale. Il video è particolarmente apprezzato: l’87% degli “spettatori” digitali ha poi visitato un punto vendita o prenotato un test drive.

A 2021 iniziato, e con alle spalle un 2020 di severe limitazioni agli spostamenti, le attività dei cittadini indiani si sono ulteriormente trasferite online. 

Concessionari più digitali

I concessionari, consapevoli delle nuove abitudini dei consumatori, hanno esteso la loro presenza su internet. I costruttori hanno arricchito i siti di funzionalità, a cominciare proprio dai video e dai preventivi online. Gli utenti, anche da casa, sul pc o sullo smartphone, possono così conoscere nei dettagli i modelli, prenotare una prova su strada e analizzare le opzioni di finanziamento. 

L’acquisto si concretizza nel salone, ma gli indiani non temono un futuro tutto digitale: il 44% degli intervistati da Google-Kantar si è detto pronto a comprare la macchina direttamente online nei prossimi anni. 

Il Covid mette in pausa Uber e Ola 

L’aumento nella presenza degli smartphone e della connettività Internet giustifica anche la diffusione del ride-hailing. Il settore è dominato dall’indiana Ola Cabs, che raggiunge 152 città e controlla il 72% dei ricavi dell’industria dei taxi privati nel 2019, contro il 21% nelle mani di Uber, sua rivale principale (dati di ResearchAndMarkets.com).

La pandemia ha tuttavia modificato i comportamenti, generando diffidenza verso il contatto con gli altri: il modello del taxi privato non attrae più come prima del Covid-19. Secondo gli analisti di PwC India nel breve termine gli indiani potrebbero tornare a preferire l’acquisto (se il prezzo lo permette). Solo terminata l’emergenza sanitaria, il ride-hailing tornerà a crescere.

Va anche considerato che in India  guidare auto private utilizzate come taxi non è un "lavoretto” per arrotondare lo stipendio, come accade spesso nei Paesi occidentali: per il 90% degli autisti si tratta del guadagno principale, ha sottolineato lo studio di McKinsey “Why shared mobility is poised to make a comeback after the crisis”. 

Mobilità alternativa in crescita 

Ola e Uber dovranno comunque vedersela con la concorrenza, che spesso offre tariffe più vantaggiose e modelli alternativi. Si tratta di startup come Jugnoo, Rapido, Quick Ride, Zoomcar e Drivezy, che offrono taxi privati, bici-taxi, servizio di carpooling o noleggio. Sul mercato sono attive anche Vogo, Bounce e Yulu, che si concentrano sul bike-sharing e i piccoli spostamenti. Tutto si prenota e paga via app. In uno scenario economico degradato dagli impatti della pandemia, il loro successo è assicurato. 

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