Ultimo aggiornamento  14 aprile 2021 19:19

Structura Italdesign, concept car d'anniversario.

Elisa Malomo ·

Fondata il 13 febbraio 1968 nella sede storica a Moncalieri, l'Italdesign è uno dei laboratori di design più influenti del panorama automotive. Dall'idea di Giorgetto Giugiaro e Aldo Mantovani, è stato un successo dopo l'altro: dalla Alfa Romeo Alfasud (1971) alla bestseller Volkswagen Golf (1974), passando per la partnership con Fiat che ha visto uscire dai tavoli da disegno alle porte di Torino alcuni dei modelli che hanno segnato un'epoca intera come Delta (1979), Panda (1980) e Uno (1983).

Portano la sua firma anche la Lotus Esprit (1976) e la DeLorean Dmc-12 (1981), quella di “Ritorno al Futuro”. Ed è proprio in prospettiva del futuro che i progettisti dell'atelier hanno iniziato, negli anni settanta, a tracciare linee e forme inedite: accanto alla produzione in serie, infatti, sono state molte le concept car che si sono spinte oltre. La Structura Italdesign è una di queste, realizzata nel 1998 da Giugiaro per festeggiare i primi 30 anni dello studio di progettazione e scelta come auto testimonial della candidatura di Torino a Città delle Olimpiadi Invernali del 2006.

Il lato nascosto dell'automobile

Il nome la dice lunga sulle intenzioni del progetto. La Structura, con le sue forme da monovolume e l'utilizzo di ampie vetrate, nasceva con l'obiettivo di portare alla luce il lato nascosto di un'auto, inclusa la struttura del telaio in lega di alluminio messa in bella vista e in contrasto col resto della carrozzeria.

Dentro, era un concentrato di sicurezza e innovazione. Accanto ai 10 airbag disposti nei punti più strategici dell'abitacolo, le porte erano incernierate lateralmente, con le posteriori che si aprivano solo dopo quelle anteriori, questo per garantire un elevato livello di protezione, ad esempio con i bambini a bordo. Inoltre, l'assenza di finestrini, oltre a rinforzare i vetri laterali, anticipava l'avvento dei pagamenti elettronici come il Telepass.

Innovativa e perfettamente funzionante, la Structura era basata sulla meccanica di una Audi A8. In occasione del Salone di Ginevra del 1999, era stata vista sfilare - o meglio, sfrecciare - per le strade della città spinta da un motore Volkswagen W12 con 420 cavalli di potenza. Non pochi per una concept car.

Le altre concept speciali

Tuttavia la Structura non è stato l'unico prototipo ad aver scandito la storia dell'Italdesign. Nel 1988, in occasione del ventesimo anniversario dello studio, è stato presentato un trio di concept car (Asgard, Aztec e Aspid) con cui l'atelier automobilistico dimostrava di poter creare tre auto dalla personalità completamente diversa partendo da una stessa base.

Nel 2008, invece, debutta la Quaranta che, come suggerisce il nome, festeggiava i 40 anni dell'Italdesign. Era il caso di una supersportiva futuribile con la portiera che, con un tasto, si apriva verso l'alto e un design fortemente ispirato alla Bizzarrini Manta del 1968. Altro pezzo forte era la capacità di combinare un motore ibrido e uno solare portando la vettura a erogare un massimo di 268 cavalli di potenza.

I festeggiamenti più recenti sono quelli per i 50 anni in cui l'atelier ha accantonato l'idea di presentare una show car, dando vita a una sportiva destinata ad entrare in produzione, seppure in serie limitata. È il caso della Zerouno Duerta, la supercar con tetto asportabile su base Audi R8 e Lamborghini Huracán in grado di scattare da zero a cento in poco più di 3 secondi e raggiungere una velocità massima nell'ordine dei 330 chilometri orari. Direzione futuro, o meglio 2028. 

 

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