Ultimo aggiornamento  01 febbraio 2023 00:20

Speciale India: i colossi Tata e Mahindra (2ª puntata).

Edoardo Nastri ·

La crescita negli ultimi anni del mercato dell’auto indiano, +23% negli ultimi 5 anni (escluso il 2020 a causa della pandemia di coronavirus) ha agevolato il rapido sviluppo di diversi costruttori locali specializzati principalmente in piccole auto economiche o veicoli commerciali, i segmenti in cui la domanda indiana è più forte. Oggi in India se ne contano più di quindici.

Molte di queste società sono tuttavia frutto di joint venture tra costruttori stranieri e realtà indiane per la produzione o l’importazione locale di modelli venduti nel resto del mondo. Ma sono presenti anche due colossi di proprietà totalmente indiana, i cui fatturati multi miliardari ne sostengono lo sviluppo sul mercato interno e l'espansione internazionale: Tata Motors e Mahindra. I loro investimenti all'estero includono l'Europa. 

Tata, dalle economiche al lusso

L’impero del gruppo Tata Motors non è solo automobilistico. Il costruttore fa parte della multinazionale Tata Group, un conglomerato di società con una storia ultra centenaria e che ha attività nei settori più disparati: dall’edilizia al turismo, dall’acciaio ai prodotti chimici, dalla comunicazione agli investimenti, per un fatturato che supera i 106 miliardi di dollari e una capitalizzazione di mercato di quasi 14,2 miliardi.

Tata Motors ha consegnato quasi settecentomila veicoli nel 2019; il 2020, a causa della pandemia di Covid, dovrebbe chiudersi in calo anche se il conteggio per l’anno fiscale sarà a fine marzo 2021. Il costruttore offre nel suo portfolio diverse soluzioni di mobilità, dalle citycar, ai van, alle auto di lusso. La sua attività si estende in Regno Unito, Corea del Sud, Thailandia, Sud Africa e Indonesia attraverso una rete globale di 109 società sussidiarie e associate, tra cui Jaguar Land Rover.

L'investimento in Europa arriva nel 2008 proprio con l'acquisizione (da Ford) dei marchi Jaguar e Land Rover, operazione da 2,3 miliardi di dollari. “Vogliamo conservare l'immagine, il tocco e il tatto dei due marchi. La nostra sfida è di farli crescere e prosperare”, diceva il magnate Ratan Tata, ex presidente del gruppo (oggi 83enne) andato in pensione nel 2012.

Nel 2019 - viste le difficoltà registrate dai brand soprattutto sul mercato cinese (-50%), Tata Motors ha dichiarato che avrebbe preso in considerazione una proposta di partnership (finora non arrivata) a condizione di mantenere il controllo della società. Nel frattempo Jaguar Land Rover ha cambiato amministratore delegato: è andato via Ralph Speth ed è arrivato da Renault Thierry Bolloré. I conti però ancora non tornano.  

Mahindra, il design in testa

La storia di Mahindra è simile. Il costruttore è parte di Mahindra Group, multinazionale indiana con sede a Mumbai, operativa in oltre 100 paesi in tutto il mondo, fatturato da 120 miliardi di dollari e una capitalizzazione di 14,7 miliardi. Fondato nel 1947, il Mahindra Group opera nei settori aerospaziale, agroindustriale, post-vendita, automobilistico, difesa, energia, veicoli agricoli, finanza e assicurazioni, informazione, alberghiero, logistico, immobiliare e di vendita al dettaglio.

Oggi presiede la Mahindra Group Anand Mahindra, rappresentante della terza generazione della famiglia che porta il nome dell’azienda. Le vendite di automobili del gruppo hanno superato le 608.596 unità nel 2019, ma parte fondante del business societario sono i trattori, di cui Mahindra è il primo produttore indiano.

Da qualche anno il gruppo ha allargato i suoi interessi al mondo del lusso, del design, dello stile e lo ha fatto sbarcando in Italia. Nel 2015, attraverso Tech Mahindra, ha speso 150 milioni di euro per comprare il 76,6% della carrozzeria torinese Pininfarina.

Il piano è rilanciare Pininfarina grazie alla solidità finanziaria del gruppo indiano, che ha deciso di creare un brand indipendente “Automobili Pininfarina” dedicato esclusivamente alla produzione di auto di lusso elettriche. La prima si chiama Battista ed è un’hypercar da 1.900 cavalli di potenza e 2 milioni di euro di prezzo: sarà costruita a Torino e le prime consegne sono previste entro la fine dell’anno. 

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