Ultimo aggiornamento  15 maggio 2021 00:08

Speciale India: la grande promessa (1ª puntata).

Edoardo Nastri ·

Tra i grandi mercati emergenti c’è l’India, un Paese che negli ultimi anni registra un profondo svecchiamento del parco auto circolante promettendo un boom che ancora non c'è stato. La pandemia ha fortemente colpito anche il colosso dell’Asia meridionale (1,4 miliardi di abitanti, seconda solo alla Cina), pesando sulla crescita dell’economia e, quindi, anche sulle nuove immatricolazioni di veicoli.

Nel 2020 sono state 2,79 milioni le vetture vendute in tutto il paese, registrando un calo del 20% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (dati di Jato Dynamics). Come altrove, il rosso è stato più forte all’inizio dell’anno: -50% nei primi 5 mesi.

Una situazione che ha smentito tutte le previsioni, visto che, secondo un report governativo del 2018 (anno del record di vendite di veicoli in India con 4,4 milioni di unità), il 2020 sarebbe stato l’anno del superamento dei 5 milioni di esemplari immatricolati. Questi numeri avrebbero portato l’India al quarto posto a livello globale dopo Cina, Stati Uniti ed Europa superando il Giappone.

I marchi al vertice

Il costruttore che l’anno scorso ha venduto più auto in India è Maruti Suzuki (società indiana produttrice di autoveicoli la cui maggioranza azionaria è di proprietà della casa giapponese Suzuki), primo posto in classifica con 1.237.167 nuove auto (-18%).

Il resto del podio è occupato a grande distanza da Hyundai (423.643 unità, -17%) e Tata (290.979, -15%), seguite da Mahindra (290.016, -33%), Kia (140.055, +210%), Renault (80.510, -9%), Toyota (76.111, -40%), Honda (70.593, -48%), Ford (45.799, -38%) e Ashok Leyland – costruttore locale che produce anche veicoli commerciali leggeri e pesanti (36.690, -24%).

Guardando la classifica dei modelli più venduti, le prime sei posizioni sono tutte occupate da modelli Maruti Suzuki. L’auto preferita dai consumatori indiani è stata nel 2020 la Maruti Swift (cugina della Suzuki Swift) che in dodici mesi ha venduto 165.765 unità, seguita dalle Suzuki Alto (154.076) e Baleno (153.986).

Tra i segmenti di maggior interesse e successo c’è quello dei piccolissimi suv (circa 4 metri di lunghezza), particolarmente presenti in India e che è valso nel 2020 quasi 400mila nuove unità vendute,-10% rispetto all’anno precedente.

Gli investimenti di Fca prima di Stellantis 

Tra gli elementi che attraggono investimenti in India da aziende straniere ci sono ricerca in nuove tecnologie, basso costo del lavoro e la presenza di una popolazione particolarmente giovane. Alla fine dell'anno scorso, Fca, non ancora Stellantis con Psa, ha annunciato che avrebbe investito 150 milioni di dollari per creare un nuovo “Global Digital Hub” a Hyderabad, in Telangana.

La nuova struttura diventerà il terzo più grande hub digitale dell'azienda dopo quelli in Stati Uniti ed Europa. Il centro creerà circa mille nuovi posti di lavoro e sarà operativo entro la fine di quest’anno. Il costruttore ha intenzione di accrescere la sua presenza sul mercato indiano dove attualmente è presente solo con i marchi Jeep e Maserati. 

C'è anche del premium, e arriva Tesla

Il mercato indiano è ancora fatto essenzialmente fatto da veicoli a basso costo. Ma pur trattandosi di piccoli volumi, anche il premium cresce: nel 2008 il segmento contava circa 7mila unità mentre nel 2019 sono state più di 35mila. E così gli investimenti arrivano. Jeep ha in programma di portare 250milioni di euro per produrre entro il 2023 nello stabilimento di Ranjangaon Compass, Wrangler, Grand Cherokee e un altro suv di lusso a sette posti. Il primo costruttore premium in India è Mercedes-Benz (13.786 auto nel 2019), seguito da Bmw (9.641) e Audi (4.594). 

In questo contesto il 2021 dovrebbe essere anche l’anno del debutto di Tesla. La notizia è stata anticipata dal ministro dei trasporti del Paese, Nitin Gadkari, e successivamente confermata dal ceo Elon Musk con un tweet. I piani prevedono l’apertura di nuovi concessionari e una rete di assistenza capillare. Il passo  di Musk si spiega anche per gli incentivi che l’India dedica alla mobilità elettrica. L’obiettivo del governo è ambizioso: avere una quota di mercato di auto a batteria del 30% entro il 2030.

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