Ultimo aggiornamento  20 settembre 2021 18:26

Quei designer nella stanza dei bottoni.

Edoardo Nastri ·

Thierry Bolloré, ceo di Jaguar Land Rover, ha deciso di nominare Gerry McGovern - da ottobre 2020 capo del design del gruppo inglese e dal 2004 ai vertici dello stile di Land Rover - membro del consiglio direttivo. “Per continuare a far crescere i nostri due grandi brand, Gerry supervisionerà stile e funzioni di Jaguar e Land Rover a livello globale, garantendo il rispetto delle loro origini e mantenendo i loro tratti distintivi”, dice Bolloré.

Le parole del ceo francese alla guida del gruppo Jaguar Land Rover dal 1 settembre 2020, ricordano quanto successo a fine marzo 2019 al di là della Manica. Allora Bolloré era amministratore delegato del gruppo Renault e decise di aggiungere un posto a tavola nel “board of management” per Laurens van den Acker, responsabile del design del gruppo dal 2009, “per rispondere alle esigenze e ai grandi progressi dell’industria automobilistica”.

Poche piattaforme, tanti modelli 

Le scelte di Bolloré indicano quanto sia sempre più rilevante il ruolo del design e dei suoi protagonisti all’interno dell’industria automobilistica, ancor di più in epoca moderna tra crisi di ogni genere, tagli e più di qualche difficoltà. Ogni linea, ogni aggiornamento estetico, ogni materiale utilizzato ha un forte impatto sui budget aziendali e sono fondamentali nuove figure che, posate le matite, siano pronte a diventare manager a tutti gli effetti per una profittevole gestione di centri stile e reparti di ricerca e sviluppo. 

E il ruolo dei designer è ancora più importante in una fase in cui tutti i costruttori cercano di massimizzare i profitti riducendo al massimo il numero di piattaforme per offrire tanti modelli di diversi marchi, ognuno di essi con una differente identità.

L’era dell’elettrico non fa che aumentare questa esigenza: qui le architetture si moltiplicano a fronte di poche e modulabili piattaforme che hanno bisogno di essere vestite. Ne è un esempio la Meb del gruppo Volkswagen, a disposizione di tutti i marchi del colosso tedesco, di Ford e di chissà quali altri clienti ancora. Secondo i piani del costruttore tedesco saranno oltre 15 milioni i veicoli basati su questa piattaforma che entro il 2028 circoleranno nel mondo. 

Pratica rara, ma non nuova 

La nomina di designer nei consigli direttivi è una pratica rara, ma non completamente nuova. Oltre ai casi illustri - come quello di Bruno Sacco eletto nel board di Mercedes-Benz nel 1993 o di Patrick le Quément entrato nel consiglio direttivo di Renault nel 1995 - dal 2017 il designer Thomas Ingenlath è il ceo di Polestar, brand elettrico di Volvo, marchio per il quale ricopre ancora la carica di capo dello stile globale pur non essendo più all'interno del board. Una nomina coerente con la politica del brand, basata su ricerca e sostenibilità di forme e materiali. Un laboratorio utile anche a Volvo e al gruppo cinese Geely, di cui entrambi i marchi fanno parte.

Il ruolo dei designer potrebbe ulteriormente crescere con l’arrivo della guida autonoma, che aprirà scenari nuovi e per i più imprevedibili, ma che loro sono chiamati a disegnare già oggi in centri stile con competenze nuove e sempre più differenziate. Quella che non cambia è la regola generale, secondo cui i conti devono sempre quadrare. Chi sarà il prossimo?

Ti potrebbe interessare

· di Edoardo Nastri

Fortemente radicata nel nostro paese, la cultura dello stile ha prodotto istituti formativi tra i migliori al mondo e figure d'eccellenza. Ecco chi sono e dove lavorano

· di Edoardo Nastri

Dopo Mesonero da Seat, tocca al designer francese che ha passato 25 anni in Psa, gli ultimi dieci a capo del centro stile Peugeot. Entrambi risponderanno a van den Acker

· di Edoardo Nastri

Il designer avrebbe deciso di passare dalla direzione del design del marchio spagnolo al brand francese a partire da ottobre. Riporterà a Laurens van den Acker